Raccolta fondi 2025-2026

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Seriate, novembre 2025

RIACCENDERE LA SPERANZA

Carissimi amici,

un anno fa ci rivolgevamo l’invito a “non avere paura” facendo nostre le parole di Aleksej Naval’nyj, e non immaginavamo certo in che forma e con che intensità la paura, lo sconcerto, la confusione si sarebbero palesati nella nostra vita, mettendoci davanti a una prova misteriosa e dolorosissima.

Sono passati solo pochi mesi da quel mese terribile iniziato con l’addio a Paolo Fumagalli e culminato nel mistero del Sabato Santo in cui don Paolo ci ha lasciato. Sembra trascorsa un’eternità, mentre forse è un tempo troppo breve per prendere piena coscienza di un avvenimento così misterioso.

La domanda che ognuno di noi ha dentro di sé, e che ha accompagnato i quasi settant’anni di vita della nostra comunità, la domanda sul significato di questo amore per la Russia che il Signore ha fatto misteriosamente nascere in ognuno di noi, e su come questo amore per la Russia possa contribuire alla vita della nostra Chiesa qui e alla Chiesa universale, ha acquisito oggi uno spessore nuovo, una radicalità forse inattesa, e sta facendo nascere in noi una consapevolezza nuova e più profonda della missione a cui siamo chiamati.

È arrivato Papa Leone XIV, che sin dal primo giorno ci ha richiamato l’importanza della comunione con le Chiese orientali “così preziose e provate”, e ci chiede di far conoscere alle nostre comunità in occidente la ricchezza spirituale e artistica, la profondità del rito, un patrimonio di liturgia, arte, filosofia davvero immenso. È una indicazione chiara di una prospettiva che si apre e ci fa desiderare di vivere pienamente la responsabilità (immensa, l’ha definita don Pino nella Fraternità del 4 maggio scorso) che Russia Cristiana ha nei confronti della Chiesa tutta.

Se è vero che per la prima volta nella nostra storia, iniziata da padre Romano Scalfi nel lontano 1957, ci siamo trovati senza una guida sacerdotale – tanto più preziosa e necessaria in un momento in cui ogni parola sulla Russia e sulla realtà dell’Oriente cristiano ha un peso e un’importanza fuori dell’ordinario – anche in questi mesi non sono mancati i segni della benevolenza del Signore, che non ci ha abbandonato facendoci incontrare persone che ci hanno sostenuto e aiutato.

Raccolta fondi 2025-2026
Don Paolo Polesana e Padre Romano Scalfi. (© Fondazione Russia Cristiana E.T.S.)

Siamo stati chiamati a lavorare insieme ad altre realtà amiche, in particolare nell’esperienza delle due mostre presentate al Meeting di Rimini, su Vasilij Grossman e sull’Ucraina: particolarmente apprezzata si è rivelata la proposta di alcuni testi inediti di Padre Scalfi su Grossman, e particolarmente prezioso il rapporto con gli amici ucraini.

Siamo stati e siamo chiamati a ripensare la testimonianza missionaria del coro, che non è venuta meno: si sono intensificati i rapporti con alcuni sacerdoti amici e alcune comunità ortodosse e greco-cattoliche per offrire il contributo alle celebrazioni liturgiche e per una condivisione di esperienze nella prospettiva della solidarietà e della ricostruzione comune di un mondo sempre più “in frantumi”.

Siamo stati e siamo chiamati a ripensare l’ospitalità in Villa Ambiveri, sempre più necessaria per accogliere persone lontane dalla loro patria che cercano un luogo dove sentirsi a casa e lo trovano nella nostra comunità e nella nostra sede.

Siamo stati e siamo chiamati a rendere il nostro portale sempre più propositivo e portatore di uno sguardo e di un giudizio costruttivo e lontano dagli schieramenti ideologici, in un tempo in cui questa sfida sembra spesso impossibile.

Siamo stati e siamo chiamati a portare a chi ci incontra segni di bellezza – dal calendario alle mostre di icone, ai corsi iconografici – che costruiscano rapporti di fratellanza e di pace.

Siamo stati e siamo chiamati ad allargare, attraverso i viaggi, l’orizzonte di conoscenza di persone, culture e luoghi diversi per fare della diversità una ricchezza condivisa.

È proprio una responsabilità infinita quella che abbiamo di fronte a noi, per la quale vale la pena dare la vita. E vale la pena invitare tutti quelli che conosciamo a condividere con noi questo cammino, anche attraverso il sostegno economico alle nostre attività, che come ogni anno torniamo a chiedere a tutti voi. Quello che vi chiediamo è di condividere la nostra speranza, che anche in un anno segnato da tanto dolore vediamo rinascere a ogni passo.

Fra i compiti che sentiamo più stringenti oggi ve n’è uno in particolare, che di fatto influisce su tutta la vita della nostra comunità e sulle nostre attività, ed è Villa Ambiveri. Per noi è da sempre “il” luogo, la casa – come ci ha ricordato il 4 maggio Francesca – dove ognuno desidera tornare, “la nostra casa russa fuori dalla Russia” – come ci dicevano già due anni fa tanti amici russi. Ma non solo per noi o i nostri amici storici è questa casa; lo è per le tante persone che sono passate e passano di qui, soprattutto per quanti non hanno più una casa in patria, lo è stato all’inizio della guerra, quando abbiamo ospitato corsi per i profughi dall’Ucraina, e lo sarà ancora di più e sempre più profondamente via via che si riapriranno spazi di ripensamento, di giudizio e di riconciliazione. Ciò che ci spinge a prenderci cura della Villa non è un desiderio di comodità privata o di conservare muri e strutture, è il mantenere uno spazio aperto e disponibile a quanti cercano questo luogo e questa amicizia, qualunque sia la loro provenienza, uno spazio che ci consenta di essere fedeli all’invito di papa Leone, quando ci dice che dobbiamo lavorare perché “la luce di sapienza e di salvezza [che ci viene dalle Chiese orientali] sia più conosciuta nella Chiesa cattolica” e invita la Chiesa tutta “a organizzare corsi di base sulle Chiese Orientali nei Seminari, nelle Facoltà teologiche e nei centri universitari cattolici”, perché – continua il papa – bisogna custodire queste Chiese e “si può custodire solo se si ama; e si ama solo se si conosce”: è la missione di Russia Cristiana, che autorevolmente ci viene ricordata e per la quale dobbiamo essere concretamente pronti.

villa ambiveri
Villa Ambiveri. (© Fondazione Russia Cristiana E.T.S.)

La Villa è un edificio “anziano”, che necessita di cure sempre più frequenti, importanti e onerose. I temporali in particolare, sempre più frequenti e violenti, mettono a dura prova i tetti e di conseguenza le camere per gli ospiti; le riparazioni isolate si rivelano sempre meno efficaci, urgono interventi più risolutivi.

Affidiamo questa richiesta particolare a tutti voi, consapevoli che ogni passo in questa direzione renderà sempre più feconda la nostra compagnia, la nostra presenza e la nostra opera.

 

Alessandro Chierici (presidente Fondazione Russia Cristiana E.T.S.)
Adriano Dell’Asta (presidente Associazione Russia Cristiana)

 

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