BOBITA NIKOLAJ IVANOVIČ (1911-1967)

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sacerdote greco-cattolico

Padre Nikolaj nasce il 9 agosto 1911 in una famiglia contadina del villaggio di Loza. Frequenta il ginnasio a Beregovo e nel 1929 entra nel seminario diocesano di Užgorod. Il 12 agosto 1934 viene ordinato sacerdote dal vescovo greco-cattolico Aleksandr Stojka e designato ad essere prefetto nell’internato greco-cattolico recentemente aperto nella città di Chust. Negli anni 1939-1945 è parroco nel villaggio Gorinčovo. In questo periodo il giovane sacerdote incomincia a scrivere articoli su argomenti religiosi, che pubblica sulla rivista «Nedilja». In seguito saranno numerosi i suoi articoli che appariranno sulla rivista «Missionerskij Kalendar’». Dal 1945 al 1949 padre Nikolaj è parroco a Zaluž’e.
Nel 1949 inizia la campagna contro la Chiesa greco-cattolica e i rappresentanti del governo sovietico vogliono indurre i sacerdoti a passare alla Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca. Padre Nikolaj rifiuta e per questo gli viene impedito di celebrare nella sua chiesa e di esercitare il ministero sacerdotale.
Viene arrestato l’11 agosto 1949 e il 20 ottobre dello stesso anno è condannato a 25 anni di lager e alla confisca di tutti i suoi beni. Dal libro del prigioniero dei lager sovietici padre Stefan Bendas Cinque anni oltre il filo spinato sappiamo che il 25 agosto 1949 padre Nikolaj Bobita e padre Jurij Matejča vengono rinchiusi prima nella prigione di Užgorod e in seguito, passando per le prigioni di Leopoli e di Kiev, finiscono nei lager della regione di Karaganda (Kazachstan).
Padre Nikolaj viene liberato l’8 giugno 1956 e, tornato in patria, si stabilisce nella città di Mukačevo. Il suo stato di salute, gravemente segnata dalle pesanti condizioni della vita del lager e dal lavoro insopportabile, non gli consente di godere a lungo della libertà. Padre Nikolaj Bobita muore il 27 maggio 1967 a 57 anni di età. Viene riabilitato l’11 settembre 1992.
La moglie di padre Nikolaj, Marija Gleba, insegnante, dopo l’arresto del marito viene licenziata e rimane senza i mezzi di sostentamento per mantenere i figli piccoli. Riesce a provvedere loro accettando lavori pesanti e sottopagati.