La liberazione di 123 detenuti bielorussi – tra cui figure emblematiche come Kolesnikova e il Nobel Bjaljacki – rappresenta una vittoria, ma solleva questioni complesse sul rapporto tra diplomazia umanitaria e compromessi con regimi autoritari. Restano in carcere oltre mille persone, potenziali pedine di futuri scambi diplomatici.
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