RECENSIONI

Vittorio Strada 
Lenin, Stalin, Putin. Studi su comunismo e postcomunismo
Rubbettino, 2011 • pp. 412 • Euro 20,00

Lenin, Stalin, Putin, rappresenta l’ultima fatica di Vittorio Strada: un corpo di testi molto poderoso, per lo più nuovi, ma anche con qualche contributo già pubblicato parecchi anni fa; da questo punto di vista basti ricordare per tutti lo studio sul Che fare? di Lenin, uscito nell’ormai lontanissimo 1971, ma opportunamente riproposto perché rivelatosi nel frattempo uno degli studi più illuminanti sulla formazione del partito leninista e in generale sulla mentalità totalitaria. I temi trattati ripercorrono le principali problematiche connesse alla storia del comunismo, nella sua nascita e nei suoi sviluppi, con la formazione dello Stato sovietico, la complessa rete di legami tra i fondatori e gli eredi, l’affermazione del totalitarismo e la sua caduta, sino alle vicende della nuova statualità russa.
Con la consueta lucidità viene innanzitutto sgombrato il campo da molti fraintendimenti, miti e veri e propri strabismi che hanno a lungo impedito (e spesso ancora ostacolano) una corretta comprensione del sistema sovietico. Si può indicare a questo proposito il superamento della scusa che spesso viene addotta a giustificare i finanziamenti sovietici al PCI sulla base del fatto che questi finanziamenti sarebbero stati l’equivalente di quelli offerti dagli americani ai partiti non comunisti; a questo proposito, afferma Strada, viene «completamente trascurato il fatto che, nel caso comunista, i finanziamenti erano erogati non soltanto da un paese non alleato e nemico dell’Italia, ma, cosa forse ancor più grave, da un paese la cui non democraticità è ora riconosciuta, sotto la formula dello “stalinismo”, dagli stessi eredi del comunismo». O ancora si può ricordare la precisione con cui viene ricordata la particolare natura religiosa del comunismo, una natura che lo rendeva strutturalmente nemico del cristianesimo; come diceva Gramsci, citato a questo proposito da Strada, «il socialismo è precisamente la religione che deve ammazzare il cristianesimo. Religione nel senso che è anch’esso una fede, che ha i suoi mistici e i suoi pratici; religione perché ha sostituito nelle coscienze al Dio trascendentale dei cattolici la fiducia nell’uomo e nelle sue energie migliori come unica realtà spirituale». E si può aggiungere da ultimo l’acutezza con la quale vengono contestati miti diffusi: innanzitutto quello della continuità tra imperialismo e autoritarismo zarista e i simili fenomeni sovietici, là dove in realtà il sistema sovietico «falsificò e pervertì profondamente […] la complessa tradizione culturale e politica russa, […] cancellando tutta la componente liberale e religiosa; dall’altra parte, individuando nella stessa tradizione zarista i momenti più autoritari e assolutistici (come Ivan il Terribile) e denigrando la linea riformatrice (Alessandro II, ad esempio)». Poi c’è il mito di uno stalinismo come fenomeno tipicamente russo e orientale se non puramente paranoico, mito che è una specie di «cerchio quadrato» e fa a pugni con la realtà dei partiti comunisti occidentali che mitizzarono lo stesso Stalin e ne osannarono le manifestazioni più deteriori, producendo «una paranoia storica» che, lungi dall’essere solo russa o relativa alla sola persona di Stalin, «investì grandi masse dentro e fuori l’URSS». E da ultimo, collegato con il precedente, c’è il mito di uno stalinismo che rappresenterebbe invece una rottura con il comunismo autentico e con l’autentica tradizione rivoluzionaria leninista: mito che lascia ancora totalmente inspiegato perché tra tutte le possibili alternative la Russia postrivoluzionaria avrebbe realizzato proprio lo stalinismo e perché, se davvero Stalin era stato, come disse Trockij, un «traditore» e una «mediocrità», proprio questa mediocrità coincise «col periodo più importante del comunismo reale, sia come movimento internazionale sia come Unione Sovietica».
Il superamento di questi miti e la soluzione dei problemi che essi ponevano non significa però per Strada la creazione di nuovi miti o la pretesa di avere detto l’ultima parola sull’argomento; secondo un principio che caratterizza il suo modo di lavorare, un problema non è ben risolto se non ne apre altri, in una ricerca continua della verità. Così, se viene affermato il nesso tra marxismo, leninismo e stalinismo, questo non significa che si possa parlare di un nesso meccanico; e, d’altro canto, se viene negata la continuità strutturale tra l’autoritarismo zarista e il totalitarismo sovietico (fenomeni qualitativamente diversi), questo non significa ignorare il problema del rapporto dello Stato sovietico con le caratteristiche della storia russa nel suo insieme. Allo stesso modo, se è evidente la superiorità del modello occidentale rispetto a quello sovietico, resta pur sempre il problema di spiegare come mai il movimento operaio europeo, invece di assumere un atteggiamento critico nei confronti degli sviluppi della rivoluzione, abbia «in gran parte accettato una cieca, passiva e crescente dipendenza rispetto alle organizzazioni statali create da quella stessa rivoluzione».
La penetrante ricerca di Strada si apre qui a tutta la problematica contemporanea, di una Russia che non deve interrompere il suo cammino democratico e di un’Europa che deve uscire dalle sue crisi; e, là dove in passato storici, filosofi e uomini di cultura avevano rinunciato a fare i conti con la realtà e con i dettami delle loro discipline in nome di un presunto impegno a favore delle masse (ricordiamo per tutti il Sartre che si rifiutava di dire la verità sull’URSS «per non togliere la speranza agli operai della Renault di Billancourt»), qui invece, la fedeltà alla ricerca del vero riapre lo spazio a un autentico impegno nei confronti di un’Europa che cerca il suo volto e cerca di ritrovare «la sua capacità, storicamente mancata, di porsi come forza autonoma di autentica emancipazione».
(M. Dell'Asta)


www.russiacristiana.org