LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA
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"La Nuova Europa" - 1/2009

:: EDITORIALE
Dalla crisi, un'occasione

:: Atti del convegno
STATO, SOCIETÀ E PERSONA. La Russia e l'Europa di fronte alle svolte epocali del XX e XXI secolo

promosso da Fondazione Russia Cristiana e Fondazione per la Sussidiarietà
Seriate 25-26 ottobre 2008
a cura di Adriano Dell'Asta


Una memoria sequestrata. La censura della persona e della società civile
Adriano Dell'Asta
Il concetto di sussidiarietà resta ancora oggi largamente incompreso sia in Oriente come in Occidente, dove, nonostante una lunga tradizione, spesso viene ancora ridotto alla semplice surrogazione. Le incomprensioni dipendono da una più radicale censura dei soggetti della sussidiarietà: la persona e il popolo. In Russia, ad esempio, non sono mancate in passato formulazioni del concetto di sussidiarietà (sia nel Novecento con S. Frank, sia nell'Ottocento con L. Tichomirov), quello che è venuto meno ed è stato cancellato dal colpo di Stato bolscevico è stato esattamente il fondamento della sussidiarietà: la persona, definita dalla sua esigenza di una libertà autentica, che è diversa sia dalla coercizione comunista sia dall'assenza di legami capitalista, e va intesa piuttosto come l'esigenza di un compimento infinito, che si attua nel rapporto con Dio e con gli altri uomini, e che genera poi una nuova possibilità di lavoro, inteso a sua volta come donazione.

Tra statalismo e atomismo borghese, modelli alternativi: la sussidiarietà
Luca Antonini
La globalità della crisi attuale ha reso ancora più evidente il vecchio detto di Tocqueville secondo cui «non basta votare per essere liberi». Alla crisi della democrazia formale, con la sua astrattezza e con il rinnovato scontro tra Stato e individuo, pare poter rispondere il principio di sussidiarietà, che si fonda su una concezione e sui bisogni reali della persona concreta (che non è mai l'individuo isolato), ed è nato non da un'astratta teoria ma dall'esperienza del privato sociale e della sua capacità di rispondere alle esigenze del singolo e della società ben prima e ben più a fondo dello Stato. In effetti le democrazie contemporanee hanno in parte risposto a queste esigenze di concretezza con i sistemi di welfare, e tuttavia questi sistemi, fondati sull'idea della libertà mediante lo Stato, sono entrati in crisi là dove è andata in crisi la sovranità statale stessa. È appunto a questa nuova crisi che può rispondere la sussidiarietà con l'idea di una libertà mediante la società.

Società civile, sussidiarietà e persona
Francesco Botturi
L'idea di sussidiarietà è insieme l'esercizio di una certa concezione della cosa pubblica e l'espressione di una certa idea della soggettività umana in azione. Essa si afferma in un momento di crisi radicale della modernità politica (individualismo liberista e Stato etico), riscoprendo la natura relazionale dell'uomo (nel quale libertà e relazione si coniugano in un rapporto propriamente religioso) e ponendo come principio di costruzione politica la stessa società civile. Le relazioni umane sono qui fonte di valore per una sorta di «economia civile»: non una nuova forma organizzativa ma la permeabilità dell'economico da parte della cultura e dei valori della società, in alternativa al controllo statalista dell'economico e all'idea liberista dell'economico come svolgimento naturale di forze indipendenti. Il bene comune diventa qui bene dello stesso essere in comune, e la società non è più l'oggetto della politica ma il suo fine, che lo Stato deve aiutare.

La sussidiarietà nella Russia odierna: difficoltà di una traduzione
Aleksandr Kyrlezev )
Idea quasi assente nel panorama russo contemporaneo, la sussidiarietà permette però di mettere in luce il problema fondamentale di questa società, in particolare in rapporto alla questione del federalismo e della difesa dei poteri locali nei confronti del centro. Sulla presenza o meno di questo concetto nella tradizione russa vi sono opinioni contrastanti, ma quello che viene chiamato più spesso in campo è il concetto di sobornost', il cui significato, per la Russia contemporanea, non è però meno fumoso di quello del concetto di sussidiarietà. Va poi ricordato che secondo molti studiosi le due tradizioni hanno diverse ontologie,

sussidiaria (aristotelico-tomista) quella occidentale, emanatista (platonica) quella orientale, dalle quali deriverebbe poi una diversa concezione della legittimità e dell'origine del potere: pluralista in Occidente, centralista e statalista in Russia. Per la sua origine cristiana la sussidiarietà può però superare queste contrapposizioni.

Il personalismo russo: panorama attuale
Aleksej Judin
Il personalismo ha in Russia delle caratteristiche particolari, legate alla specificità della tradizione culturale russa: segnato per lo più (ma non esclusivamente) da un'impronta religiosa non sostanzialista e caratterizzato da correnti diverse (Dostoevskij o Solov'ëv) tende a guardare tutto il creato in una dimensione personalista che sottolinea l'irriducibilità del reale a qualsiasi schema. Irriducibile a sua volta a un puro discorso filosofico, il personalismo ha un'evidente ripercussione politica (antitotalitaria e antiindividualistica); fondamentale è qui il contributo che viene dalla letteratura russa del XX secolo, vuoi con delle indicazioni positive di che cosa sia la persona capace di resistere alla disumanizzazione totalitaria (in particolare vengono qui ricordati B. Pasternak, V. Grossman, Ju. Dombrovskij e A. Solzenicyn), vuoi con la critica tremendamente pessimista ma realistica della situazione attuale (si ricordano L. Petrusevskaja, V. Pelevin, D. Bykov e B. Dubin).

La Russia di oggi vista dall'Occidente
Vittorio Emanuele Parsi
Come sistema culturale, la Russia è da sempre parte della cultura europea od occidentale; è il suo ruolo politico che fa problema, presentandosi essa, ora come attore delle coalizioni antiegemoniche (contro Napoleone, Guglielmo II e Hitler), ora come protagonista di un progetto egemonico. Questo progetto ha assunto un'aria particolarmente minacciosa e universalizzante con il comunismo e poi con la guerra fredda. La sua fine, reale, non ha implicato però una radicale revisione politica; ciò pone indubbiamente il problema di un possibile revanscismo, come lo pone il nazionalismo, che per noi occidentali è stato una dannazione, ma per la Russia è stata la forza che ha permesso di vincere Hitler. Accanto a questi punti di diversità fanno problema: un diverso modo di intendere il capitalismo (non integrato nella pratica internazionale), come una scarsa attenzione alle istituzioni internazionali e al loro ruolo (diverso ma non meno utile di quello degli Stati).

La Russia di oggi vista dalla Russia
Aleksandr Archangel'skij
La Russia contemporanea viene dal comunismo e dal suo crollo, da uno Stato ipertrofico totalitario che per non rovinare definitivamente il paese ha dovuto lasciare spazio a una privatizzazione diventata spesso eccessiva. Lo Stato che ne è nato non ha saputo far fronte ai suoi impegni, né hanno saputo aiutarlo la Chiesa come istituzione o l'Occidente. Autoritario a zone, oggi lo Stato russo esercita il suo controllo solo su alcuni settori (la politica, il grosso business e i media) ma, anche qui, se è leale, il cittadino resta libero; è una situazione pericolosa in cui il paese è tenuto insieme solo dalla verticale del potere e dalla capacità di far fronte ad alcune esigenze sociali, non sostenuta da un asse orizzontale di valori comuni condivisi; la situazione potrebbe diventare insostenibile nel momento in cui la crisi economica privasse la verticale del sostegno economico. Una vera speranza è data però da alcuni segni di rinascita autonoma della società civile.

La condizione spirituale della Russia postcomunista vista attraverso i filosofi religiosi del primo '900
Georgij Mitrofanov
La rivoluzione comunista ha significato la distruzione della persona e delle sue capacità di organizzazione e di vita sociale, e ha portato al trionfo dei lati peggiori dell'uomo e della società civile. Ne è nato un vero governo dei peggiori che, ai difetti del mondo borghese, ha aggiunto l'invidia e la violenza dell'uomo nuovo socialista, aggravando il tutto con la scomparsa del senso del limite e del peccato e con la parallela apparizione di una vera e propria presunzione di onnipotenza.

Così, a dispetto della parvenza scientifica, il sistema comunista è in tutto definito dal suo carattere pseudoreligioso (demoniaco) e dalla sua pretesa di sostituirsi al cristianesimo. Al trionfo di questa pretesa non è estranea la debolezza di una coscienza religiosa che all'idea universale della Chiesa, con la sua umiltà e disponibilità al sacrificio, aveva da tempo sostituto l'idolo della potenza statale dell'impero, con il suo paganesimo isolazionista premoderno o utopico.

Informazione, istruzione ed educazione: il problema educativo nell'Occidente contemporaneo
Andrea Caspani
La contrapposizione tra fatti e interpretazione dei fatti è frutto di un'identica impostazione ideologica che riduce gli avvenimenti al mero sviluppo logico di un'idea e non lascia più spazio perché nella storia si possa cogliere il sorprendente giocarsi della libertà dell'uomo: la storia assume qui un carattere provvidenziale, nella negazione di qualsiasi divinità. La vera ideologicità non consiste nell'avanzare un'interpretazione dei fatti, quanto piuttosto nel sostituire a questi la loro interpretazione, nel credere di essere paadroni dell'interpretazione e dei fatti. Per arrivare quindi a una interpretazione non ideologica dei fatti viene suggerita l'utilizzazione delle categorie di «esperienza» e di «aspettativa»: tutto ciò che succede si colloca dentro una tensione tra una precedente esperienza (non tutto ciò che è accaduto, ma almeno il suo movimento reale) di cui gli uomini hanno memoria e l'attesa (potremmo anche dire la speranza) di un futuro accadimento.

Il problema educativo nella Russia odierna: il compito missionario della Chiesa
Pëtr Mescerinov
Il problema educativo nella Russia contemporanea si inserisce in una situazione del tutto eccezionale caratterizzata dalla distruzione pressoché totale delle tradizioni culturali cristiane; ad esse si è sostituita la mentalità sovietica, con la sua mancanza d'amore e di rispetto per la persona, con la sua distruzione di ogni forma di solidarietà e unità sociale, così che non è neppure possibile pensare alla rinascita di un popolo autentico. Su tutto regnano l'egoismo (personale e nazionale) e lo spirito gregario. In queste condizioni è impossibile qualsiasi opera educativa, che avrebbe bisogno di responsabilità personale e di un contesto sociale e familiare libero. Neppure la Chiesa è in grado oggi di far fronte a questa crisi, perché ne è preda a sua volta e si è ripiegata in un conservatorismo quasi etnografico, incapace di recepire e vagliare gli apporti del mondo moderno. L'unica speranza è data dalla possibile rinascita della persona, ma sarà un percorso lungo e difficile.

Il problema educativo nella Russia odierna: il tema della memoria storica e le falsificazioni della storia*
Nikita Sokolov
L'idea di una storia dall'approccio moralizzatore e imperiale non è nuova in Russia; già Karamzin l'aveva codificata nell'idea di una storia russa come storia della creazione e del consolidamento di uno Stato potente, centralizzato, non tenuto a rispettare i diritti umani e l'indipendenza dei propri cittadini e in competizione con il resto del mondo. Questa schema era stato ripreso ed esteso in epoca sovietica per poi essere radicalmente rovesciato con l'inizio della perestrojka e con un nuovo spazio dato alla libertà dell'uomo e al ruolo del popolo indipendente dallo Stato (il cambiamento fu così radicale che per qualche anno si rimase praticamente senza libri di storia). Oggi torna a imporsi il vecchio schema con semplificazioni che, come nel passato sovietico, non hanno alcun rapporto con la realtà, arrivando ad esempio a presentare Stalin come un manager di successo. Invece di insegnare a pensare si torna a un vecchio catechismo ideologico.
*L'intervento del professor Sokolov è stato anticipato sul n. 4/2008 (pp. 86-98) de «La Nuova Europa» con il titolo Un circolo vizioso. Breve excursus sui manuali di storia in Russia.