LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA

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LA NUOVA EUROPA  6/2015

:: PRESENTAZIONE

Lo stesso cuore in un mondo che cambia


:: ATTI DEL CONVEGNO

l’io, la sua libertà e il potere.

la persona e i totalitarismi


«Difficile essere Europa»
di Georges Nivat


La teoria storiografica di E. Nolte ha suscitato forti
reazioni perché parla delle due guerre mondiali come di una lunga «guerra civile europea».  V. Grossman, H. Arendt, M. Buber Neumann avevano già intuito questa realtà, ma Musič ha aggiunto che questa tragedia si ripeterà. L’Europa da sempre è preda di due opposte forze: quella che tende all’unità, impressa per sempre dall’esperienza dell’impero romano, e quella che tende alla frammentazione. Anche i momenti di unità sono stati equivoci, se si pensa a figure come Napoleone, Hitler, Stalin. Secondo il polacco Pomian la prima unità europea fu cristiana, la seconda scientifica e letteraria, ora c’è quella della UE, che è già in crisi per l’incapacità di condividere il concetto di bene e di male. Aver tradito l’universalismo intrinseco all’Europa, rende incapaci di unità nel giudizio. Occorrerà superare lo stereotipo di pensiero binario; l’Europa deve ispirarsi a un’idea unitaria più grande dei suoi interessi egoistici.


La società religiosa e la religiosità personale nella Russia di oggi
di Andrej Desnickij

L’autore, come gran parte dei convertiti all’ortodossia prima o poco dopo la caduta dell’URSS, non nasconde la propria delusione per una Chiesa che in questi ultimi anni sembra più preoccupata di tornare alle forme esteriori della Russia imperiale, che non di rispondere ai bisogni dell’uomo e alle sfide dei tempi. Molti in Russia pensano che oggi l’ortodossia abbia raggiunto lo zenit, e l’unico compito dei cristiani sia quello di proteggerla dalle aggressioni esterne. Di respiro assai più ampio è l’affermazione di padre Men’ nel ‘90: «Il cristianesimo è solo agli inizi». Desnickij perciò non si ferma all’analisi di quello che non va, ma offre alla Chiesa russa alcuni spunti di riflessione come contributo a un’autentica rinascita, non dipendente dalle circostanze esteriori bensì da un soggetto educato che, mettendo a frutto l’esperienza del passato, viva le nuove sfide come occasioni per dilatare gli orizzonti della comunità cristiana.


Persona, libertà, potere nell’opera di Iosif Brodskij

di Svetlana Mart’janova
La critica ama presentare Brodskij come agnostico, ma lui si definiva «cristiano per corrispondenza», proprio perché non era «un barbaro». «Barbarie» per il poeta è ridurre, come si è fatto nel XX secolo ma anche oggi, il soggetto a ingranaggio dell’ideologia. Brodskij vi si oppone difendendo la realtà di ogni singola persona e affermando la necessità di «ripristinare la continuità della cultura» nelle forme che esprimono la «dignità umana». Fu l’arte ad aiutare Brodskij e molti suoi contemporanei a non «imbarbarirsi». Il regime sovietico non è mai riuscito a eliminare del tutto i concetti di «io» e di persona  perché, come hanno mostrato gli scrittori russi indipendenti, la persona è indissolubilmente legata all’infinito. «L’amore è l’atteggiamento dell’infinito verso il finito. L’inverso si traduce in fede o in poesia», afferma Brodskij. Se questo aspetto non è stato ancora valorizzato, è perché una lettura autentica della letteratura russa manca o resta appannaggio di pochi.
 

Quel «nodo sottile» che ci rende umani

di Nikolaj Epple


Il cristianesimo professa l’unità fra spirito e corpo, ma l’umanità continua a vivere la loro frattura. L’anello di congiunzione tra privato e politico è l’impegno civile. Nella società totalitaria la persona si ritira dallo spazio pubblico, ma paradossalmente l’imbarbarimento della società può contribuire a rafforzare il principio personale. Nasce così una nuova «nobiltà» che fa perno sulla qualità e sul valore, e che cambia la realtà col sacrificio. Così è nato il dissenso. Oggi che lo Stato pensa solo a difendere i propri interessi, delle libertà civili sopravvive solo ciò che la gente è disposta ad assumersi personalmente. L’esperienza della qualità funziona se è attiva la memoria del passato come giudizio che produce nuove istituzioni; la politica dei diritti dell’uomo rappresenta l’incontro fra la dimensione personale e quella socio-politica. Ma è necessario un continuo sforzo di autodeterminazione della persona, e questo compito che compete in particolare ai cristiani.


Oltre lo scontro e la fuga: liberi

di Adriano Dell’Asta
L’inimicizia per il diverso è un’esperienza nota da sempre al genere umano, oggi però si insinua all’interno di uno stesso schieramento. La fine delle ideologie ci ha lasciato l’ossessione dell’odio del nemico e la perdita del senso della realtà, che generano paura, e la paura genera violenza. Per distruggere il male che predomina siamo pronti a distruggere l’uomo. Scompaiono solidarietà e responsabilità perché il fanatico pensa che ci voglia la violenza per difendere Dio o la verità, ma in realtà soffre di una profonda mancanza di fede. La risposta a questo circolo vizioso è riconoscere Cristo come il punto di riferimento, che ci offre la salvezza a prescindere dalla nostra virtù e ci rende liberi. Mentre la paura immobilizza e l’odio si esaurisce nella difesa dal nemico, la solidarietà apre infiniti spazi di creatività. È impossibile costruire la vita su un sentimento negativo, la vita esige per crescere elementi positivi. Il nostro amore deve sempre avere la meglio sul nostro odio poiché la nostra epoca esige innanzitutto fede e uso della ragione.


La questione della dignità e di un nuovo ethos dell'Europa

di Konstantin Sigov
Nel 1993, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Acca-demia Mohiliana di Kiev, il filosofo Ricoeur lanciò la questione di quale potesse essere il nuovo ethos dell’Europa. Ricoeur presentò il problema dei diversi livelli di rapporto tra l’«io» e l’«altro» proponendo tre modelli: la traduzione, lo scambio delle memorie e il perdono. Oggi la propaganda neosovietica mira a bloccare tutti e tre i modelli di ethos europeo. Ma c’è anche la generazione nata sul Majdan, che ha sperimentato concretamente la libertà e la solidarietà per poter realizzare nella propria vita questa proposta, che già avevano iniziato ad attuare i maestri della generazione precedente. «Uomini a noi noti o sconosciuti possono stupirci con la loro personale testimonianza del fatto che il nuovo ethos dell’Europa non è un’utopia ma lo scambio reale delle nostre memorie, raccontate e ascoltate». Fra questi maestri, il relatore cita in particolare il filosofo S. Krymskij e il compositore V. Sil’vestrov.
 

L’io, la sua libertà e il potere. La persona e i totalitarismi

di Salvatore Abbruzzese
L’emergenza profughi svela  la debolezza dei modelli culturali europei, inadeguati a gestire il problema. Chi non sente riconosciuta la propria identità sul piano storico-sociale difficilmente sarà accogliente, ma anche i profughi spesso sono costretti a celare la propria identità. Questo generale scadere dal piano storico-sociale a quello biologico è conseguenza del primato concesso alla razionalità strumentale nella cultura occidentale del ‘900. Da qui nasce l’intolleranza come pretesa di imporre la propria verità. Tuttavia, chi crede inutile l’eredità culturale si trova appiattito sul presente, sulla difesa dei propri beni, incapace di investire nelle opere. Le eredità culturali sono essenziali per definire il proprio io; nel corso dei secoli hanno garantito processi di civilizzazione altrimenti impensabili. Il riduzionismo culturale, figlio del relativismo, priva le politiche di accoglienza delle opportunità che solo un recupero delle identità culturali può fornire.


:: IL MONDO DELL’ARTE

Vasilij Grossman e la verità della guerra

di Maurizia Calusio

:: OPINIONI A CONFRONTO

La verità della Liturgia

di Andrij Dudčenko

La riforma liturgica della Chiesa ortodossa, preparata all’inizio del XX secolo, bloccata dalla rivoluzione ed oggi osteggiata dai circoli conservatori, ha delle ragioni che riguardano l’autenticità della fede e il suo rapporto con la vita. Possiamo accontentarci che la nostra preghiera ricchissima resti incomprensibile nella sua elevatezza? La Chiesa ucraina oggi si interroga vivacemente su questo tema.


Grande mostra al Maneggio. La storia di un’umanità senza volto

di Giovanna Parravicini

Da ormai qualche anno, in occasione della festa dell’Unità popolare (inventata con poca convinzione il 4 novembre, per sostituire la festa della Rivoluzione del 7 novembre), l’immenso spazio espositivo del Maneggio, nel centro di Mosca, ospita grandiose mostre storiche di taglio «imperiale», dedicate di volta in volta al casato dei Rjurikidi, dei Romanov... Quest’anno è giunto alla ribalta l’impero sovietico, con al centro il colosso Stalin.


:: ARCHIVIO STORICO

Nella debolezza sta la loro forza. I campeggi clandestini dei salesiani

di Angelo Bonaguro

I campi estivi organizzati dai salesiani in Cecoslovacchia sono una delle forme assunte dalla resistenza cattolica in un paese dove la politica antireligiosa del governo era particolarmente accanita. Sino alla vigilia della caduta del Muro centinaia di ragazzi hanno avuto un’educazione intensa e rigorosa, innestata nello spirito di comunione.

 

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