LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA

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LA NUOVA EUROPA  6/2013

:: PRESENTAZIONE

L’esperienza della ripresa


:: ATTI DEL CONVEGNO (1)

Identità, alterità, universalità


L’architettura sacra nella Russia di oggi
di Sergej Capnin (Intervista a cura di K. Lucenko)
L’intervista sintetizza i problemi nodali che oggi si pongono agli artisti come pure all’intera comunità cristiana in Russia, dopo che la politica antireligiosa sovietica non solo ha distrutto gli edifici religiosi, ma ha anche cancellato la tradizione dell’edilizia sacra. Oggi la costruzione di una nuova chiesa non può essere dettata da semplici criteri estetici o tecnologici, poiché è la finalità liturgica che deve suggerire l’organizzazione dello spazio. La rinnovata attenzione alla centralità della liturgia si rispecchia oggi, oltre che nell’architettura, anche nel dibattito sulla lingua liturgica e sulla prassi eucaristica. Negli ultimi vent’anni si sono evidenziate tre linee architettoniche: l’imitazione di stili del passato, lo stile eclettico pesantemente ornamentale, la ricerca creativa che tenta rischiose innovazioni. La discussione si è aperta attorno a un punto fermo: che la forma è indissolubilmente legata al contenuto.


L’icona in Russia oggi: problemi, miti e speranze
di Irina Jazykova
Nell’ambito dell’arte liturgica, l’icona occupa un posto di particolare rilievo; in particolare, da poco più di vent’anni, in seguito alla necessità di ripristinare i luoghi di culto distrutti in epoca sovietica, la pittura di icone ha conosciuto un notevole sviluppo. Si tratta di un processo positivo, anche se non scevro da rischi, quali la commercializzazione o il ritenere che una buona tecnica e dei modelli siano sufficienti per realizzare icone dignitose. La progressiva caduta di miti e stereotipi, la presenza di autorevoli maestri che fungono da punto di riferimento, l’affacciarsi di nuove generazioni di iconografi, desiderosi di misurarsi con la tradizione ma anche di scoprire un linguaggio aderente alle esigenze degli uomini di oggi, inducono a sperare che l’icona diventi sempre di più una testimonianza di vera arte cristiana.


La mia esperienza d’artista

di Marie Michèle Poncet
Ora che il movimento di protesta in Russia ha mostrato di essere un fatto reale, è giusto chiedersi che legame abbia col dissenso sovietico. Esaminando origini e motivazioni della protesta allora e oggi, emergono numerose differenze. Il dissenso sovietico partì da una motivazione culturale; oggi le proteste nascono dal senso della dignità calpestata e presuppongono il diritto come un dato di fatto. Simile è invece il rapporto fra elemento civile ed elemento politico: anche oggi infatti interessa di più il nuovo modello di società civile che la presa del potere; però la protesta civile oggi ha una prospettiva concreta. Come in passato, tra i protestatari convivono le posizioni più disparate. Sono importanti anche aspetti quali il contesto tecnologico (dal samizdat a internet) e l’apertura del paese come fattore di radicale novità. Si può concludere che abbiamo un legame di continuità: la protesta oggi comincia dal punto in cui si erano fermati i dissidenti.


La pittura del Novecento tra libertà creativa e ricerca di un canone

di Rodolfo Balzarotti
La dialettica novecentesca tra libertà creativa e canone artistico trova due espressioni mature in Florenskij e Maritain; il primo afferma che il canone della Chiesa codifica il rapporto con l’umanità, nella consapevolezza che anch’essa contiene un seme di verità, esiste infatti un canone artistico universalmente umano, preesistente al cristianesimo. Poi in Occidente è subentrato il divorzio fra tradizione artistica e religiosa, in cui l’artista resta solo col proprio sentimento. Partendo di qui, Maritain identifica il seme positivo di questo stato di cose nell’atto creativo, intimamente legato alla persona e punto di contatto con l’Essere. Anche nella frammentazione dunque, l’arte resta una via d’accesso al senso dell’Essere; questa la dinamica vissuta da due artisti agnostici come Matisse e Rothko, che si sono misurati con lo spazio liturgico della Chiesa, a partire dalle proprie esigenze espressive, ma con esiti molto diversi. Per Matisse il lavoro per un convento di suore è stato un dialogo fatto di prossimità e di distanza tra la luce dell’arte e la luce della fede. Per Rothko invece, concentrato sul proprio «io», il tentativo di fare una cappella ha creato non uno spazio liturgico ma il luogo di un monologo soffocante.


Arte sacra oggi, alla ricerca di nuove vie di testimonianza: l’incontro fra due tradizioni

di Marco Molon
La riflessione sul ruolo dell’arte sacra prende le mosse dall’esperienza concreta della costruzione di una cripta nella cattedrale di Verona, per accogliere le sepolture di tutti i vescovi che dall’antichità hanno retto la diocesi. Oggi più che mai l’arte sacra è uno strumento privilegiato dell’evangelizzazione, perché dotata di grande capacità comunicativa grazie alle sue forme cariche di un contenuto simbolico comprensibile a tutti. Solo ponendo al centro della propria ricerca il rapporto con la bellezza e l’umanità di Cristo oggi l’arte sacra potrà risorgere. La soluzione architettonica scelta nel creare la cripta nella cattedrale doveva da un lato rispettare la continuità storica con l’antico luogo di sepoltura, dall’altro doveva inserirsi armoniosamente negli stilemi barocchi e rinascimentali; ma a tutto questo era sottesa la creazione coerente di uno «spazio sacro» centrato sulla Luce di Cristo.


Che cos’è l’identità? il santo e l’eroe

di Adriano Dell’Asta
La cultura contemporanea normalmente contrappone identità e alterità, nazionalismo e universalità come concetti inconciliabili. Secondo Solov’ëv e S. Bulgakov invece l’irrimediabile contrapposizione nasce quando si intendono come categorie astratte, mentre bisogna salvare il principio di realtà che esse contengono. Una società che non sappia superare questa dialettica astratta va verso il suicidio, preda dell’egoismo e della divisione. La tendenza all’astrazione, secondo Bulgakov, è incarnata dall’intelligencija, nella quale il principio delle contrapposizioni astratte si lega strettamente alla distruzione del reale. Così il principio personale, mutilato delle sue radici cristiane, genera la figura dell’eroe, che prescinde da qualsiasi legame e finisce per distruggere se stesso e la realtà che vorrebbe salvare. La nostra società attuale ha ereditato da quella totalitaria il metodo e la struttura spirituale dell’eroe, improduttiva, piena di disprezzo per i padri, distruttiva. Viceversa il principio personale nella sua interezza genera il santo, che manifesta concretamente il cuore immutabile dell’uomo ferito dalla nostalgia del divino. Il santo, nella duplice veste del martire o del testimone, confidando nella Provvidenza è capace di affrontare la vita reale in un lavoro umile e costante che trasforma la sua persona e con essa il mondo circostante.


La nazione russa fra identità e universalità.

Introduzione

di Andrea Caspani
Come premessa di un discorso storico sull’identità russa, Caspani ricorda che di fronte all’io che cerca di porsi solipsisticamente si pone il valore originario della relazione con l’altro, che si allarga a comprendere il terzo. Questa alterità si manifesta assumendo un volto particolare, che è strada verso il significato infinito. Dunque l’identità si costruisce a partire dalla relazione con l’altro e nella ricerca del significato ultimo delle cose. Secondo il modello della secondarietà, il cristianesimo delle origini si è imposto perché non ha costretto i popoli a dimentica la propria etnicità, bensì l’ha spalancata ad una dimensione universale, in una costante tensione di rapporto con l’origine del senso della vita. Dal cristianesimo nasce la possibilità della laicità, cioè della distinzione tra autorità statale e sacrale inizio e fondamento della libertà occidentale, dove esistono due comunità di cui nessuna ha carattere di totalità. Si tratta di un equilibrio dinamico che permette le relazioni tra identità che non hanno bisogno di contrapporsi per affermarsi.
 

La nazione russa fra identità e universalità

di Giulia Lami
La Russia attuale ha una dimensione federale, multietnica e multireligiosa, quindi policentrica, che solo un governo centrale molto saldo può pensare di uniformare, senza tener conto di tradizioni storiche, culturali e religiose molto diverse. La componente russa in quanto tale, sebbene predominante, è solo una delle tante, ed è difficile definirne l’identità, specialmente dopo il crollo dell’URSS. Per definire la peculiarità della Russia bisogna per forza guardare al suo confronto/scontro con l’Occidente in particolare a partire da Pietro il Grande e la successiva espansione territoriale: in precedenza, infatti, la nazione russa si concepiva come un’entità a sé stante ed autosufficiente, mentre con Pietro inizia un confronto aperto con l’Europa e la modernità, grazie al quale la nazione russa acquista sempre maggiore consapevolezza della propria specificità. Grande importanza nel processo identitario russo rivestono anche i contatti con i popoli dell’estremo Oriente; non a caso, nella seconda metà del XIX secolo, si formarono diverse correnti eurasiste, vive anche durante il periodo sovietico. In definitiva, per definire l’identità russa il metodo più fruttuoso è partire non da un’astratta «idea russa» ma dalla dimensione universale della singola persona e dei suoi diritti. Chiesa, «luoghi» in cui sia possibile un libero scambio di opinioni.


Il popolo russo e la sua storia, tra originalità e universalità
di Andrej Zubov
Ogni popolo, e ogni uomo, è costituito di originalità e universalità. Nella loro natura più profonda partecipano dello Spirito divino che si manifesta nella libertà. E solo dalla libertà nasce la storia. La catena ininterrotta di avvenimenti che aiutava a comprendere il popolo russo oggi non esiste più, perché i decenni sovietici hanno scavato un solco profondo, e per certi versi irreversibile, nei confronti della continuità storica precedente. Il periodo sovietico ha cancellato dalla coscienza del popolo russo la storia e la tradizione, e di conseguenza ne ha distrutto l’identità: il concetto di «russo» è stato identificato e sovrapposto a quello di «sovietico». Questo processo è proseguito successivamente al crollo dell’Unione, quando non si è posto il problema di ristabilire l’identità russa, bensì di restaurare la «grande potenza», ovvero l’impero sovietico. D’altro canto, il sovietismo non è un’identità, ma esattamente l’assenza totale di identità. La via d’uscita da questo vuoto identitario sta nella riscoperta della dimensione umana universale: le persone, infatti, non hanno cessato di essere tali e di porsi le domande fondamentali sull’esistenza. L’apertura all’altro, la scoperta del mondo e degli altri popoli, il dialogo con le esigenze umane ultime e con l’alterità aiuteranno ad attuare una «nuova russicità».


Identità e alterità: la costituzione del soggetto
di Carmine Di Martino 
L’integrazione tra diverse identità e l’apertura all’altro hanno come premessa essenziale l’esistenza di un soggetto consapevole di sé. Il filosofo ceco Patocka vede l’esistenza umana come un movimento in tre fasi, di cui la prima è l’originario rapporto con l’altro, che ci svela a noi stessi e ci radica nel mondo, mentre per Heidegger la legge dell’uomo è l’isolamento e l’angoscia. Secondo Patocka l’alterità è una necessità originaria mai statica ma che si sviluppa come cammino. Quanto è detto per l’identità personale vale anche per le entità sociali e culturali; tuttavia sul piano storico-politico predomina la visione hobbesiana che considera naturale lo stato di guerra di tutti contro tutti. Patocka dice invece che la condizione originaria dell’essere-con determina alla fine nell’uomo un’apertura come donazione di sé e ricerca della verità. Così la vita smette di essere fine a se stessa per cercare un senso che la superi, e che diventi assunzione di responsabilità, dedizione all’altro fino al sacrificio gratuito. Questa liberazione diventa un fattore politico quando tutti coloro che l’hanno sperimentata si uniscono in una solidarietà gratuita che non formula programmi politici ma tiene desta la ricerca del senso e pone dei confini al mondo in guerra. In questo modo Patocka scopre la forza propulsiva del pre-politico; la vita di soggetti fedeli all’esperienza originaria di uomini ha provato di poter cambiare la storia, non in modo definitivo ma come un movimento incessante che continuamente contesta la lotta.


Sobornost’: dimensione personale o struttura sociale?

di Aleksej Kozyrev
L’idea della sobornost’ è profondamente legata alla cultura russa, ma da concetto ecclesiologico qual è si è snaturato in un generico concetto sociologico e persino politico. Bisogna dunque risalire al suo ambito autentico, che attiene all’essenza della Chiesa, anche se un certo confessionalismo l’ha attribuita unicamente alla Chiesa d’Oriente. Il merito di aver spalancato questa concezione alla Chiesa universale appartiene al filosofo S. Trubeckoj, continuatore del pensiero di V. Solov’ëv. Alcune delle possibili prospettive in cui oggi si può pensare la comunione sobornica ci sono indicate dal teologo cattolico von Balthasar e di quello ortodosso S. Trubeckoj. Il primo esprime il concetto di sobornost’ come sinfonicità della Chiesa (la liturgia cosmica), ossia come natura relazionale della verità, che è una e plurale. Trubeckoj, dal canto suo, afferma che la sobornost’ è una dimensione costitutiva della coscienza umana, poiché è la persona il punto di contatto tra il particolare e il tutto. Questo coinvolge sia la coscienza che la memoria, personale e collettiva; è dunque uno strumento prezioso per affrontare il problema della storia.


Libertà religiosa e libertà dalla religione: le basi

giuridiche della convivenza civile
di Andrea Simoncini
L’Editto di Milano presenta due elementi essenziali spesso ignorati: gli imperatori lo promulgano per il bene della comunità civile, in quanto il cives religiosus apporta un beneficio allo Stato. Secondariamente sancisce la separazione tra autorità pubblica e comunità cristiana, intesa come singolo e come forma associata. Questi principi restano l’incontestabile punto di riferimento per chi consideri il problema della libertà religiosa. Lo scontro tra Ambrogio e Teodosio chiarisce che la libertà religiosa è utile allo Stato non perché gli impone norme morali, ma in quanto richiama l’ordine secolare a rispettare l’intangibilità della persona umana. Nell’epoca moderna la libertà religiosa è rimessa in discussione quando allo «Stato confessionale» si oppone per reazione la laicité, che estromette la religione dallo spazio pubblico. Con l’enciclica Dignitatis Humanae, la Chiesa cattolica risponde al pregiudizio positivista che ogni verità è violenta, ribadendo che la verità è Cristo e che la verità esige la libertà, e trova conferma nell’esperienza. La libertà religiosa diventa così il fondamento di tutte le altre libertà, poiché risponde all’essenza della ragione, che è continua ricerca del vero superando ogni schema.


La secolarizzazione come sfida positiva
di Tat’jana Kasatkina 
La secolarizzazione è spesso considerata come un fenomeno negativo che distrugge il cristianesimo, e quindi i cristiani sono chiamati a combatterla. In realtà, essi devono prendere coscienza del fatto che il processo della secolarizzazione può insorgere solo all’interno della cultura cristiana, anzi è una conquista propria del cristianesimo, in quanto distingue ciò che appartiene a Cristo per una libera scelta interiore dallo spazio che non gli appartiene;
 

tutto è affidato al rischio della libertà, e questo impedisce alla Chiesa di cedere alla lusinga della coercizione, sia pure in nome di Dio. Infatti, è proprio la libera appartenenza alla Chiesa che dà all’uomo una possibilità ultima di definire se stesso, di essere persona. La persona non può più confondere la Chiesa con un’associazione che stabilisca norme e comportamenti togliendo il rischio personale dell’amore folle per Cristo. Nella logica della creatura nuova servire diventa un diritto, poiché risponde alla logica dell’amore. Secondo il pensiero russo, infine, l’Anticristo non si presenterà come il divisore ma come colui che unisce il secolo, invece di trasfigurarlo. Una Chiesa che pretenda di eliminare il secolo è stata già sconfitta da questo.


Identità della persona: Josef Zverina e la Lettera

ai cristiani d’Occidente

di Paolo Pezzi 
La Sul tema dell’identità della persona, un grande contributo è stato dato dalla Lettera ai cristiani d’Occidente, scritta oltre 40 anni fa dal teologo boemo Josef Zverina, ma che scuote ancor oggi la coscienza cristiana. I cristiani d’Occidente faticano a percepire la propria differenza sostanziale rispetto al mondo secolarizzato; la radice del male che travaglia le nostre comunità è aver smarrito la coscienza della nuova identità che si genera dall’incontro con Cristo vivo nella Chiesa, così si assume la posizione del mondo di fronte alle domande dell’uomo. Negli stessi anni un suo grande connazionale, Václav Havel, affermava che il potere mira ad omologare il singolo uomo per asservirlo a sé, per rendere prevedibile ogni suo movimento. A tale scopo, il potere deve mistificare la realtà, attraverso l’ideologia.  San Paolo invita i cristiani a «non conformarsi» a questo secolo, ma a convertire lo sguardo, a mutare il proprio modo di vivere e di pensare. Identità dunque consiste nell’aver coscienza di chi siamo e perché esistiamo, cosa che ci pone «in rapporto con» l’Altro. Il cristianesimo insegna che l’uomo non è il prodotto del mondo esterno, ma è costituito dal rapporto fondamentale con Cristo. La persona, conclude Zverina, si pone come identità se si pone come presenza consapevole nella situazione concreta della società e dell’individuo, testimoniando al prossimo la vita nuova nella Chiesa.


Giorgio di Antiochia e Teodosio di Villehardouin
di Sergej Brjun
Nell’affrontare il tema dell’identità nel contesto di diverse tradizioni cristiane, è importantissimo considerare non semplicemente i singoli rami del mondo cristiano come strutture a sé stanti, ma anche rintracciare attentamente le esperienze di contatto tra le diverse culture e tra le Chiese. Percorsi, questi, di particolare attualità per analizzare in quale misura i rapporti tra di esse possano portare ad un’integrazione,  o, viceversa, ad una chiusura reciproca e all’autoisolamento. La relazione prende spunto dalle vite di due personaggi medievali: Giorgio di Antiochia (morto nel 1152), di origine greco ortodossa, divenuto primo dignitario di corte e comandante della flotta del re normanno di Sicilia Ruggero II; Teodoro di Villehardouin (morto dopo il 1285), che abbandonò le sue origini francesi facendosi ortodosso e abbracciando in questa Chiesa la vocazione monastica. Visse a Costantinopoli, divenendo uno degli uomini di fiducia dell’imperatore bizantino, e venne infine elevato al grado di Patriarca di Antiochia. Nelle due biografie, la vocazione e il servizio dei personaggi sembrerebbero in prima istanza in aperto contrasto con la loro identità originaria e la loro fede, mentre si rivelano in realtà un’evidente testimonianza della complessità e potenziale fecondità del dialogo tra i cristiani di Oriente e Occidente.


Il santo principe e l’identità cristiana
di Francesco Braschi 
La figura del santo re o principe, fondata sulle figure bibliche, è tradizionale nella Chiesa sia in Oriente che in Occidente, ma ha avuto particolare incidenza nei paesi slavi. La figura del principe è importante per la formazione dell'identità nazionale, tuttavia ha un valore esemplare anche sul piano personale perché nella sua esperienza di fede diventa figura di riferimento anche per l'identità del singolo. Fra gli strumenti di costruzione della figura del santo principe, i testi liturgici sono particolarmente preziosi perché hanno un grado di diffusione superiore a quello dei testi letterari. Mettendo in parallelo le figure storiche di Costantino e di Carlo Magno secondo le diverse tradizioni liturgiche (la tradizione bizantina per Costantino, quella latina per Carlo Magno) troviamo in essi una certa somiglianza nel ruolo politico fondativo e di difesa della fede. Certi testi liturgici mostrano una contaminazione laudativa e politica; ma più spesso mostrano invece il ribaltamento di concetti tipico del cristianesimo, tutti gli attributi del potere regale vengono letti in modo nuovo: la vera corona del re è Cristo, la sua vera gloria è credere in Lui. In questo senso l'importanza della figura dei santi principi si riconduce alla loro esperienza di fede.


I carismi nella Chiesa: «Una finestra attraverso cui si vede tutto lo spazio»
di Stefano Alberto 
Il cristianesimo come semplice dottrina e morale che non necessita di verifiche nel vivere quotidiano – secondo l’ortodosso Šmeman e il cattolico Ratzinger, – è all’origine dell’apostasia dell’età moderna. Il razionalismo moderno, penetrato sin nel cristianesimo, pone un irriducibile dualismo tra io e noi, e in sostanza, tra fede e vita. Ma la fede in realtà è l’incontro personale con Cristo, che a sua volta ci spinge verso la comunione ecclesiale. Il carisma è una modalità storica particolare scelta dallo Spirito per riattualizzare il rapporto con Cristo, in modo da risvegliare l’io, ricomporre la nostra umanità ferita, rispondere al desiderio di pienezza e al tempo stesso aprirci alla comunione, il che aiuta a vincere la tentazione del potere e della stanchezza. Il carisma, originato nella persona dall’incontro con Cristo presente, spalanca al tutto poiché l’appartenenza a Lui educa alla conoscenza autentica del reale, che consente di giudicare e di abbracciare cordialmente ogni brandello sparso di verità. Pertanto il carisma mostra che non vi è mai opposizione tra dimensione personale e universale, tra affermazione della propria identità e apertura alla diversità dell’altro. Di qui nasce un soggetto creativo, capace di giudizio e affezione, di testimonianza. Il carisma in sostanza educa costantemente la fede mentre ne verifica la ragionevolezza..


Incontrare l’altro in Cristo: la testimonianza del metropolita Antonij di Surož
di Aleksandr Filonenko 
L’Autore ripercorre alcune linee del pensiero cristiano del XX secolo sul tema del rapporto fra «io» e alterità. Assistiamo a un laborioso processo di superamento dell’atteggiamento di chiusura all’altro, recepito come «attentato» alla propria identità, formulato in forme diverse da protagonisti del pensiero contemporaneo come Martin Buber, Emmanuel Lévinas, Zygmunt Bauman. A questa ricerca partecipano anche grandi nomi della teologia ortodossa dei nostri tempi, dal metropolita Johannes Zizioulas, al vescovo Kallistos Ware, fino a giungere alla testimonianza del metropolita Antonij di Surož. Quest’ultimo, attraverso la propria esperienza personale – che è anche espressione di un’esperienza molto più vasta, quella dell’emigrazione russa successiva alla Rivoluzione del 1917 – indica in maniera luminosa nella comunione la possibilità di vivere l’autentica vocazione dell’uomo, l’unità della persona e la sua missione di trasfigurazione del mondo..


 

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