LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA

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LA NUOVA EUROPA  6/2012

:: PRESENTAZIONE

L’esperienza della ripresa


:: ATTI DEL CONVEGNO
Est~Ovest: la crisi come prova e provocazione. Al bivio tra negazione e riscoperta  dell’io


Dimensioni filosofiche e antropologiche

della crisi
di Carmine Di Martino
Se vogliamo che la crisi abbia un senso propulsivo e non solo negativo bisogna capirne la provenienza e i fattori essenziali; lo scotimento dei fondamenti della nostra cultura greco-cristiana viene dall’interno dell’Occidente stesso. È un relativismo radicale che toglie valore universale a ogni evidenza e certezza, mentre crede fideisticamente alla scienza. L’autocritica dell’Occidente parte dal suo pilastro che è l’io; dal tentativo di ridurlo ai processi chimico-fisici del cervello. L’esperienza mostra invece che nell’io c’è un infinito desiderio e un’autocoscienza libera. La condizione perché l’io sviluppi autocoscienza e libertà è l’incontro con l’altro: l’essere generati implica che l’io non sia autonomo, e questo resta vero ad ogni livello di sviluppo. La presenza di testimoni di un ideale proporzionato alla struttura esigenziale del soggetto genera io liberi e creativi..


Nichilismo e io nella coscienza moderna

dell’uomo occidentale
di Sergio Givone
Il problema del nichilismo, al cuore della modernità, ha un rapporto costitutivo col problema dell’io. È Fichte a compiere un vero rovesciamento della realtà postulando l’io come suo unico fondamento, ma già nel 1799 il suo allievo Jacobi rileva che, se è così, tutta la realtà è un fantasma e l’io un «principio spirituale di terrorismo»; per la prima volta si parla di «nichilismo» come esito di questa impostazione. Jacobi, dunque, intuisce che questa filosofia solipsistica dell’io, della realtà intera, ha una natura nichilistica che conduce al terrorismo. Tuttavia, solo la storia successiva mostrerà nei fatti l’effettivo legame tra nichilismo e terrorismo, e lo farà tramite un anello di congiunzione rappresentato dall’estetismo. L’io che non è vincolato da nulla che lo preceda usa del mondo come proiezione di sé vuota, pura forma. E lo può distruggere a suo piacimento. I terroristi di Dostoevskij, i terroristi delle Torri gemelle hanno compiuto un gesto di puro nichilismo estetizzante.


L’eredità del pensiero sovietico e del dissenso

di Arsenij Roginskij
Ora che il movimento di protesta in Russia ha mostrato di essere un fatto reale, è giusto chiedersi che legame abbia col dissenso sovietico. Esaminando origini e motivazioni della protesta allora e oggi, emergono numerose differenze. Il dissenso sovietico partì da una motivazione culturale; oggi le proteste nascono dal senso della dignità calpestata e presuppongono il diritto come un dato di fatto. Simile è invece il rapporto fra elemento civile ed elemento politico: anche oggi infatti interessa di più il nuovo modello di società civile che la presa del potere; però la protesta civile oggi ha una prospettiva concreta. Come in passato, tra i protestatari convivono le posizioni più disparate. Sono importanti anche aspetti quali il contesto tecnologico (dal samizdat a internet) e l’apertura del paese come fattore di radicale novità. Si può concludere che abbiamo un legame di continuità: la protesta oggi comincia dal punto in cui si erano fermati i dissidenti.


Il «Carnevale» e l’anima.

Il vento del cambiamento nella Russia di oggi

di Ol’ga Sedakova
Nell’inverno-primavera 2011-2012 a Mosca migliaia di persone sono scese in piazza: radicale mutamento dell’atmosfera dopo un decennio di apatia. Fattore di novità: le rivendicazioni non politiche bensì etiche, l’ironia. All’opposto del carnevale classico, che infrange le regole sotto l’anonimato della maschera, la gente scendeva in piazza a viso scoperto, dichiarando di essere lei il «paese». Il potere ha reagito accusando gli oppositori di essere «agenti stranieri». Il movimento di protesta è legato alle iniziative umanitarie, iniziate nell’estate 2010, durante gli incendi di Mosca. Nel fare beneficenza la gente ha percepito le proprie potenzialità. Con l’azione delle Pussy Riot il movimento si è incrinato all’interno: ritornano le maschere, le provocazioni scandalistiche, e si allontana la novità reale del movimento, cioè la rivendicazione dell’«umanità» come fondamento della convivenza umana. Le azioni di protesta si stanno radicalizzando e la maggioranza non può più identificarvisi. La Chiesa finisce per trovarsi dall’altra parte delle barricate.


Le ragioni dell’unità europea aperta ad Est

di Giulia Lami
All’inizio degli anni ‘90, il crollo dell’Unione Sovietica ha notevolmente modificato il vecchio equilibrio geopolitico. Il processo d’integrazione europea si è molto accelerato e appare ormai irreversibile. Benché l’integrazione non sia immediatamente conveniente in termini economici, rinunciarvi sarebbe un’ipotesi suicida, anche se l'Unione si è trovata di fronte a grosse sfide istituzionali e politiche. Nel 2007 le prime due fasi dell’allargamento si sono concluse, aprendo migliori rapporti anche con la Russia. Invece nell’ultimo quinquennio la crisi economica ha portato a vedere nell’allargamento un elemento di debolezza. In realtà un’Europa non allargata sarebbe molto più inadeguata a sostenere le sfide del XXI secolo. Importante è stato anche l’allargamento della NATO. Grazie alla crisi abbiamo capito che l’Europa è ben di più dell’Unione europea, con i suoi problemi economici e identitari; di qui bisogna ripartire.


Possibili sinergie tra Occidente e Russia

di Mario Mauro
L’onorevole Mario Mauro non ha potuto essere presente alla giornata d’apertura del Convegno ed ha inviato un breve sunto dell’intervento che voleva svolgere.


Attualità del pensiero cristiano russo

del XX secolo: il concetto di persona

di Adriano Dell’Asta
L’attualità del concetto di persona nel pensiero russo del XX secolo sta nell’esperienza che l’uomo è un essere irriducibile. Chi ha subito la violenza del totalitarismo scopre in sé un nucleo intangibile, e di essere più di quello che gli può essere tolto. Questi sono degli uomini «scossi» (J. Patocka) dalla scoperta di non essere padroni della propria vita ma di avere un «fondamento» che è altro da loro; per questo capiscono di non poter essere schiavi di nessuno. Invece la vita del mondo contemporaneo è piena di angoscia perché «l’uomo si è stancato di se stesso»: credendo di potersi affermare meglio senza Dio, ha ottenuto esattamente il contrario. La prospettiva cristiana di superamento dei vicoli ciechi della crisi è una prospettiva «umanistica», nella quale cioè il riferimento a Cristo supera le vecchie contrapposizioni tra umano e divino, laico e religioso, ragione e fede. La persona è irriducibile perché è modellata sulla Persona di Cristo, unità perfetta di divino e umano..
 

La rinascita della persona nel samizdat

di Romano Scalfi
Il samizdat (editoria clandestina in URSS) non è soprattutto un movimento politico ma un tentativo di «vivere nella verità». Nato tra poeti e scrittori, in seguito si è aperto a molti interessi, diventando un rilevante fenomeno sociale. Le caratteristiche principali del movimento sono: l’accento posto su libertà e responsabilità personale, che si allarga all’azione sociale e politica; la condanna di ogni forma di violenza in nome di una «rivoluzione morale» che chiede il sacrificio, il dialogo costruttivo; la «vita nella verità» là dove l’ideologia crea una pseudorealtà, liberandosi interiormente dalla connivenza con la menzogna. Un’altra caratteristica è la nuova socialità, l’apertura all’«altro», l’amicizia che univa i dissidenti più che la comune battaglia. Infine, l’aspetto «ecumenico», come unità «degli uomini con Dio per mezzo di Cristo e l’unità degli uomini fra loro in Cristo».


Impatto storico e sociale della santità oggi

di Aleksandr Filonenko
La testimonianza dei santi è importante nel mondo «post-ateo», in cui lo Stato non fa più guerra alla Chiesa ma la società è lacerata da profondi conflitti. Il metropolita Antonij di Surož, primate della Chiesa ortodossa russa in Gran Bretagna, negli incontri semiclandestini che teneva in Unione Sovietica parlava dell’essenziale, cioè dell’incontro con Cristo e del modo di viverlo nel presente. Presentava i santi come testimoni di una vita piena che si contrappone alle innumerevoli piccole paure che assalgono l’uomo d’oggi, privandolo della speranza e della forza di vivere, lasciandolo succube degli idoli. I santi rispondono a questo vuoto mortale prendendo sul serio l’annuncio del Vangelo. In loro si scorge lo splendore della Gloria Divina, che non è mai luce propria ma Cristo stesso che si fa incontro all’uomo. Paradosso tra la condizione di testimone e il permanere della debolezza umana in cui agisce l’energia di Dio.


Spazi di libertà e dibattito all’interno della Chie

di Sergej Capnin
Gli avvenimenti del 2011-2012 mostrano che la società è divisa, ma se il potere non vede nessun bisogno di dialogo con l’opposizione, nella coscienza civile si ridesta invece il senso di responsabilità. Questo ha risvegliato anche una presa di coscienza dei cristiani. La Chiesa non è però riuscita a rispondere in maniera convincente; ha assunto, nei recenti conflitti pubblici, posizioni dure, cercando lo scontro. Si può dire che la crisi politica ha influito sull’autocoscienza della Chiesa ortodossa sollecitandola a motivare seriamente le proprie posizioni; ma sembra anche che abbia inasprito la contrapposizione ideologica al suo interno. La prima conseguenza è un forte incremento della pubblicistica religiosa, l’apparire di nuovi autori; mancano, però, all’interno della Chiesa, «luoghi» in cui sia possibile un libero scambio di opinioni..


La nuova rete di solidarietà
di Tat’jana Krasnova
In Russia negli ultimi tempi si osserva la nascita di associazioni indipendenti di solidarietà, che rispondono alle più diverse situazioni di bisogno e di emergenza. Tra i volontari si trovano persone famose e persone comuni, aziende e privati. Il loro comun denominatore è un rinnovato senso di responsabilità, che riaffiora dopo settant’anni di comunismo; rinascono il gusto dell’iniziativa personale e la misericordia cristiana. Per evitare gli ostacoli imposti dallo Stato, queste nuove associazioni esistono solo in internet. Sono realtà piccole rispetto alle necessità del paese ma grazie al network la rete di solidarietà coinvolge sempre più persone. Troviamo credenti ma anche persone senza confessione religiosa, che si spendono gratuitamente mosse da un’esigenza umana. L’Associazione «Una busta per Dio» aiuta in particolare bambini malati di cancro, coinvolge un migliaio di persone e raccoglie ogni mese circa 10.000 euro per le cure dei bambini.


Dopo il 4 dicembre.

Persona, responsabilità e politica
di Aleksandr Archangel’skij
Le manifestazioni di massa iniziate nel dicembre 2011 non si possono assimilare a una rivoluzione politica né a una rivoluzione socio-culturale. Inizialmente i leader della protesta spingevano sulla politica ma ben presto si è visto che la riproposizione di un criterio morale era più importante degli slogan politici. Protagonista è una nuova generazione professionalmente arrivata, dotata di coscienza civile; una minoranza morale dalle più diverse tendenze, che ha esigenze intellettuali e ambizioni civili. Non è una rivoluzione ma un primo sommovimento tettonico nelle relazioni fra persona e Stato, fra individuo e collettivo. I punti fermi sono: la responsabilità civile prima dell’appartenenza politica; la morale superiore alla convenienza; l’onestà come norma del vivere sociale.È ancora tutto in potenza, molto dipenderà se la provincia seguirà le capitali. Tuttavia provare è l’unica possibilità che nel futuro questi nuovi principi possano entrare in gioco.


150 anni di unità italiana: sussidiarietà e capacità di costruzione dell’uomo in azione
di Andrea Simoncini
Ciò che 150 anni fa ha unito l’Italia, smembrata da secoli, non sono state le istituzioni politiche ma la società, legame naturale tra le persone. Questa evidenza storiografica si vede molto bene in due passaggi fondamentali: l’unità d’Italia del 1861 e la nascita della repubblica nel 1948. I cattolici, allontanati dalla vita politica dalla «questione romana» e dal «non expedit», risposero con una grande creatività sociale in molti campi, fino a ritornare anche alla politica con il Partito Popolare. Tutto questo nella convinzione che il cristianesimo ha oggi ragioni persuasive sul piano sociale, storico e quindi nello spazio pubblico. Anche nella Costituente schieramenti politici diversissimi hanno trovato un solido compromesso sulla precedenza della persona e della comunità rispetto allo Stato. Questo seme positivo costituisce un modello di ripresa civile anche nella crisi odierna, la possibilità di prendersi sulle spalle il proprio futuro senza aspettare dall’alto le soluzioni.
 
i santi che hanno fatto l’Italia
di Adriano Moraglio
Nel periodo attorno all’unità d’Italia l’identità del popolo italiano è stata rinsaldata da figure di santi cosiddetti «sociali» perché lontani dalla politica e volti a costruire opere per il bene comune, come il sostegno delle donne e il recupero dei giovani. L’ispirazione iniziale non era l’umanitarismo né un progetto sociale ma la stima per la dignità di ogni singolo uomo. Don Giuseppe Cottolengo, i marchesi di Barolo, don Giuseppe Cafasso, lo scienziato Francesco Faà di Bruno, don Giovanni Bosco e don Leonardo Murialdo poggiavano sul legame personale con Cristo, che li rendeva particolarmente concreti, operosi, instancabili realizzatori di iniziative, creatori di società. In loro si esprimeva una misura diversa della vita, intesa non tanto come opera di pietà ma come personale chiamata alla gioiosa invenzione di strumenti nuovi per promuovere l’umanità bisognosa. Questo ha contribuito a dare un fondamento cristiano alla nazione.


il bene di tutti. Gli affreschi del «Buongoverno» a Siena
di Mariella Carlotti 
Siena ha una grande esplosione commerciale e demografica all’inizio del XIII secolo. Consacrata a Maria alla vigilia della battaglia di Montaperti (1260), l’«Antica Siena, città della Vergine» ispira la sua vita civica a questo ideale. All’apice del suo splendore, costruisce la cattedrale e il Palazzo Pubblico, dove domina la presenza di Maria che anima la sollecitudine verso i poveri e i pellegrini; la carità diventa la virtù civica. Nel cuore del Palazzo Pubblico Simone Martini dipinge la Maestà, che richiama i governanti alla giustizia. Nella sala adiacente, dove si riuniva il Governo, Ambrogio Lorenzetti dipinge le scene del Buon e del Mal Governo. L’amore per la giustizia crea una comunità coesa nell’amore per il bene comune, che dà frutti di pace ed esalta l’operosità. Tirannide e vizi rendono invece la città luogo di guerre fratricide, dove homo homini lupus. Ciò che rende buona la vita civile e fertile il lavoro, come indica un’antica pergamena trovata in un crocifisso coevo, è la tensione all’ideale celata in ogni opera quotidiana.


Chiesa e potere: il caso di sant’Ambrogio
di Francesco Braschi 
Ambrogio è una figura chiave nel chiarirsi dei rapporti tra Chiesa e potere imperiale. Divenuto vescovo nel pieno della controversia ariana, vive il travaglio della Chiesa postcostantiniana in cui impero e Chiesa si contendono la facoltà di imporre la propria concezione del mondo. Di fronte a un imperatore che si arroga il diritto di intervenire nelle questioni ecclesiastiche Ambrogio (nella controversia sulle basiliche) definisce l’imperatore come figlio della Chiesa, quindi non superiore ad essa, e in più uomo come tutti, e non sovraumano. Nei confronti di Teodosio, Ambrogio coniuga il meglio della tradizione romana con le nuove esigenze del Vangelo, affermando che la sequela della Croce è l’unica strada di salvezza sia per il singolo che per chi esercita il potere. Il concetto di un potere politico non escluso ma anzi capace di esprimere la redenzione, ha forgiato la storia occidentale.


Per una nuova laicità
di Stefano Alberto 
Il cardinal Scola affronta tutte le questioni più delicate dell’epoca post-moderna come un contributo al rinnovamento cristiano, in particolare a un nuovo e più complesso concetto di laicità. L’esclusione del soggetto, la negazione del valore del rapporto uomo-donna, l’allontanamento della religione dalla sfera pubblica, provocano una «desertificazione» dell’umano che deprime; ma qui si apre lo spazio per la testimonianza non appena si coglie la consonanza tra il desiderio e la libertà propugnati dal post-moderno e l’appello radicale di Cristo a queste due componenti del cuore umano. La società pluralistica ha bisogno della testimonianza della Chiesa, che smitizza l’utopia del potere e della società perfetta e afferma la dignità assoluta dell’uomo, superiore anche allo Stato. La nuova laicità chiede allo Stato che non si identifichi ma valorizzi ogni identità, e al cristiano chiede che testimoni passione autentica per la verità e per la libertà dell’altro. In un’operosità che ha valore cosmico.


Dante Alighieri, immagine della nuova laicità
di Ol’ga Sedakova 
Dante sentiva di vivere un tempo di crisi totale, esattamente come oggi; la differenza è che per lui «crisi» significa soprattutto giudizio. L’errore che impedisce di proseguire il cammino è la perdita della speranza, quando l’uomo medio si adatta al male e ritiene illusorio il bene. Dante vuole che il male sia denunciato per quello che è, e tuttavia gli interessa non il castigo ma mostrare la realtà nella sua verità. Nel regno del male e dell’ingiustizia Dante intuisce la novità che avanza. Solo nella pace e nella giustizia l’uomo può realizzare la propria umanità, e solo un potere laico rispettoso della Chiesa può assicurarle. Qui è centrale il concetto di «nuova nobiltà» che è la perfezione della natura umana (ragionevole e portata al bene), che è al tempo stesso dono e frutto di un lavoro personale. Questa formazione umanistica oggi si sta esaurendo: è la fine dell’uomo nobile. Oggi si rifiuta la nobiltà: il nuovo umanesimo propone una figura di uomo ridotta, opposta a quella cristiana che tendeva alla continua crescita, alla continua novità.


Chiesa e potere.

L’incontro tra il cardinal Federigo e l’Innominato
di Uberto Motta 
Nel famoso colloquio tra l’Innominato e il cardinal Federigo, è presente anche il tema servo-padrone visto nella prospettiva cristiana. L’Innominato, che appare dispotico signore, in realtà è schiavo della propria perversione. Eppure l’innata coscienza del proprio autentico destino apre in lui una crisi di identità: il despota accetta di essere giudicato. Ma la sua libertà deve essere scossa dal soccorso di una presenza amica, Lucia e il cardinale, che rappresentano la Chiesa. Di fronte al Potere la Chiesa fa una mossa d’amore, e facendosi incontro agli uomini rivoluziona il corso della storia. Nella Chiesa l’unica forma di autorità legittima è quella del servizio. La Chiesa testimonia che l’amore di Dio precede ogni nostro atto, e anche il male fatto può servire al bene; ciò introduce nella giustizia umana misericordia e redenzione. Di questo l’umanità ha bisogno specie nei momenti difficili, affinché la crisi non si tramuti in una notte perenne.
 

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