LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA

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LA NUOVA EUROPA  6/2011

:: EDITORIALE

Le ragioni della speranza


:: ATTI DEL CONVEGNO
Crisi dell’umano e desiderio di felicità.

Che cos’ha da dire la Chiesa oggi?


La Chiesa in Russia: bilancio di vent’anni di rinascita
di Sergej Capnin
La convinzione di parte dell’opinione pubblica russa che la religione sia fonte di debolezza e di emarginazione culturale è una salutare provocazione per la Chiesa ortodossa. La resistenza spirituale del passato, che portò al dono del martirio, si accompagnò al compromesso col regime ateo. Dopo decenni di collaborazione, la Chiesa finalmente liberata non riesce a dar corpo alla propria presenza nella società. Nascono tendenze anticlericali proprio perché clero ed educatori non sanno dare risposte convincenti a chi cerca l’autentica profondità della Chiesa. Prevale la dimensione politica in una Chiesa che, spogliata dei propri significati e valori, fa da sostegno ideale allo Stato. Il patriottismo ortodosso è parte integrante della nuova religione civile di una Russia senza Cristo, che non ha valori né simboli cristiani. La vera Tradizione come compito creativo del presente è la ricerca della santità, perché se i cristiani non cercheranno la santità la loro predicazione sarà vuota.


Esiste uno spazio comune per la cultura cristiana e quella laica oggi?
di Ol’ga Sedakova
Cultura secolare e Chiesa si sono incontrate poche volte nella storia russa. Grazie ad artisti come Dostoevskij l’eterno del cristianesimo si è misurato per la prima volta con la storia. Nel cosiddetto Secolo d’Argento, i filosofi religiosi russi hanno saputo parlare a un pubblico laico in tutto il mondo, ma in Russia si è incominciato a conoscerli solo alla fine degli anni ’80. Così sono entrati nel pensiero ecclesiale temi come la persona, la libertà, la creatività. Un secondo incontro tra Chiesa e cultura laica è avvenuto negli anni ’60-80 grazie a intellettuali e artisti. In questa rinascita religiosa ha avuto un ruolo chiave Sergej Averincev, che ha creato un nuovo modo di annuncio cristiano tramite la filologia aperta alla ricerca del senso. Era una nuova razionalità radicata nella sapienza biblica, il cristianesimo come un luogo di comunione capace di valorizzare tutto. Oggi gli unici che percorrono la via di un approfondito interesse per la cultura e le sfide della modernità, sono le fraternità di padre Kocetkov.


Il nuovo umanesimo cristiano
di John Waters
Come diceva Václav Havel negli anni ’80, l’Est presenta deformati gli stessi tratti dell’Ovest. Qui e lì un’ideologia più o meno sottile o brutale sottrae l’uomo a se stesso. La libertà che ancora fa problema a Est, è persa all’Ovest perché data per scontata. La cultura occidentale ci impone delle false risposte ai nostri interrogativi umani, ci offre un tipo di libertà che ci opprime e ci uccide (vedi il caso della pop star Amy Winehouse), ma noi siamo così condizionati da non accorgercene nemmeno. Tutte le non verità che la cultura secolare dice sull’uomo ci chiudono come in un bunker di pseudo verità, pseudo mete che ci impediscono di vedere il mondo creato da Dio. Le false spiegazioni del nostro disagio umano mirano a trovare per tutto soluzioni meccaniche ma il subentrare della crisi manda in briciole le nostre false sicurezze. Invece di cercare eternamente il colpevole, Giussani suggerisce di tornare al cuore della nostra umanità, unico punto di partenza da cui poter sempre ricominciare.


Sintomi di risveglio nella Chiesa in Russia e nuovi passi verso una coscienza cristiana
di Aleksej Uminskij
Dopo duemila anni di civiltà cristiana, oggi la fede ha smesso di plasmare la coscienza collettiva. Senza Dio l’uomo perde valore e significato, il vuoto ci invade e noi portiamo questo vuoto dentro la Chiesa. Così la Chiesa oggi viene concepita come un sistema fatto di regole, protettivo dove l’io è anestetizzato e non riscosso. Il convertito si accontenta delle forme e non cerca il rapporto personale con Cristo, pensa addirittura che il suo percorso umano sia concluso perché ormai è salvo. Tutto questo è aggravato dal rifiuto della cultura, dall’ignoranza del clero. La Chiesa dibatte problemi secondari, dimentica l’essenziale che è ripristinare l’amore e la libertà. Questo spirito autenticamente cristiano richiede un’autoeducazione costante, in primo luogo dei sacerdoti. Di buono oggi c’è che la società spinge la Chiesa a rispondere chiaramente alle domande scomode; vuole che la Chiesa sia se stessa. Anche i credenti cercano un organismo vivo divino-umano e non un’organizzazione.


L’autocoscienza del cristiano nella testimonianza dei Padri della Chiesa
di Francesco Braschi
Lo sviluppo dell’autocoscienza dei cristiani nei Padri dei primi quattro secoli risponde all’idea di «tradizione» non solo come trasmissione di un testo scritto o di concetti, ma di una viva esperienza di vita che fa riaccadere Colui che è la Parola incarnata. San Clemente romano esprime la coscienza di un’assoluta alterità (appartenenza prima di tutto a Dio e dimora provvisoria in un luogo), che implica tuttavia la necessità di essere in rapporto col mondo circostante. Sant’Ignazio di Antiochia risponde invece a chi rifiuta la realtà dell’incarnazione, sottolineando che se la fede in Cristo non è fede in una concretezza di vita, non si può vivere da cristiani nel reale. Giustino martire apre il dialogo col pensiero pagano affermando l’esistenza di una via cristiana alla conoscenza, che riconosce il Logos greco ma accoglie la rivelazione di Dio, che coinvolge nel processo della conoscenza anche il cuore. Ambrogio di Milano esorta a farsi teofori, a generare il Verbo di Dio nel mondo.
 

Autocoscienza cristiana nella tradizione russa, esperienza del martirio e memoria
di Georgij Mitrofanov

Dopo 70 anni di immobilismo, nel 1988 la Chiesa ortodossa russa è tornata liberamente a canonizzare nuovi santi, e dal 1992 ha preso a canonizzare i nuovi martiri e confessori del XX secolo, che oggi sono 1.500. È stata creata un’apposita Commissione sinodale e sono state elaborate delle regole precise: la necessità di studiare i verbali d’inchiesta, la condizione che la vittima non abbia coinvolto altri innocenti. Sono stati esclusi dalle canonizzazioni i membri di gruppi ecclesiali che hanno collaborato col regime, mentre altri ortodossi pur critici verso l’autorità ecclesiastica sono stati riconosciuti martiri. Il primo frutto di grazia dei martiri è stata la riunificazione con la Chiesa ortodossa all’estero separatasi da 80 anni. L’esperienza dei martiri ci insegna che la Chiesa si preserva se resta il Corpo di Cristo, governato dalla libertà e dall’amore, e non se cerca di conservare la propria struttura esteriore. I nuovi martiri sono per noi un richiamo, per questo li vogliamo tenere sugli altari, lontani dalla nostra vita.


Modelli di santità nella Chiesa cattolica del XX secolo
di Pigi Colognesi
Sgombrando il terreno dalle false tradizioni, il «santo» per la Chiesa cattolica non è un superuomo ma un uomo vero, perché aderisce a Dio che è l’ideale per cui è stato fatto. La santità è dunque il compimento in Cristo delle nostre aspirazioni, senza reprimere niente della nostra umanità. Nella nostra epoca scristianizzata che ci ha tolto l’esigenza stessa di vedere realizzato il nostro «io», la santità ha un compito «antropologico»: dimostrare che l’umanità è possibile e che abbiamo una destinazione infinita; insomma è chiamata a dimostrare la grandezza dell’io. Il Concilio Vaticano II ha ribadito con chiarezza che la santità è la stoffa stessa della vita cristiana, che va proposta a tutti gli uomini come umanità rinnovata da Cristo. L’uomo menomato di oggi potrà rinascere solo incontrando un’umanità viva. I modelli che più acutamente riflettono questa umanità sono il martire e il vergine. Il martirio può essere vissuto anche accettando la malattia come imitazione di Cristo.


L’autocoscienza del cristiano alla luce dei discorsi di Benedetto XVI in Germania
di Stefano Alberto

Il Papa in Germania ha ricordato che il buio della crisi attuale rivela che senza Dio l’ordine dell’esistenza umana si disfa. La secolarizzazione è un’occasione per riproporre la novità del cristianesimo. La visione positivista, che ha prevalso per la crisi della fede, ha prodotto la crisi della ragione che spezza il legame tra conoscenza e affezione, il che non risponde alle esigenze profonde dell’uomo. Ricostituire un corretto rapporto col reale è il primo modo di riaprire il discorso su Dio. Esiste nell’uomo un fattore oggettivo che lo porta a trovare nel proprio cuore il fondamento di diritto e giustizia, intreccio di natura e ragione. Negando questo il positivismo chiude l’uomo in un mondo autocostruito che impedisce ogni contatto col reale. Il Papa suggerisce l’ecologia dell’uomo come modello di rispetto del reale nella sua innata dignità. Però non si può credere da soli, questa esigenza essenziale non si accontenta delle strutture, così come non sono le tattiche a rimetterci insieme ma la preghiera costante di Cristo che chiede la nostra unità.



La scuola e l’insegnamento religioso in Russia: che modello antropologico si persegue?
di Aleksandr Archangel’skij
A differenza della scuola sovietica, che senza rendersi conto di fare un danno a se stessa, aveva conservato lo studio della cultura russa classica, dell’arte, della storia e della letteratura, nella Russia attuale, in nome di un pragmatismo cieco e inconsapevole, si sta eliminando la sfera umanistica dai programmi della scuola pubblica. Questo impoverisce e appiattisce lo sviluppo della personalità umana, riducendo in modo preoccupante la sfera emotiva ed estetica. Il nuovo mondo è vuotamente tradizionalista, autoritario e gretto. La Chiesa cerca con tutti i mezzi di entrare nella scuola pubblica, ma i «fondamenti di cultura ortodossa» sono una specie di surrogato meschino della ricca cultura russa, che da sola permetteva di fare un percorso religioso. Se non gioca a carte scoperte, la Chiesa finirà semplicemente per essere espulsa dalla nuova Russia mentre deve capire che è necessario sostenere il principio umanistico nella scuola secondo le forme che aveva assunto nella cultura russa..


Educazione e formazioneculturale come luogo della nascita dell’io
di Alberto Peratoner
Educazione e cultura sono un’esperienza di relazione tra il soggetto e la realtà che precede il soggetto. Educazione e cultura hanno delle caratteristiche speculari: sono entrambe un fatto di esperienza, dinamico, sempre aperto, che abbraccia tutta la complessità del reale e l’intera esperienza umana; offrono un senso unitario al mondo e all’io, sono sempre esperienza di relazione e di liberazione. Educazione e cultura tendono dunque a introdurre l’uomo a tutta la realtà, per questo si compenetrano e tendono a coincidere. La prassi invalsa contraddice questa loro natura, e pretende di offrire un universale astratto, vuoto, falsamente neutrale, che nega l’ipotesi sintetica di interpretazione della realtà. Inoltre rifiuta il rapporto personale in cui si comunica la propria realtà sostanziale, per offrire solo un vuoto tecnicismo. Solo se si riferisce all’esperienza umana elementare svelata in Gesù Cristo la scuola può educare la persona nella libertà, accompagnandola all’incontro con tutto il reale, riportando all’unità l’io diviso della postmodernità.


Liturgia come sorgente della conoscenza e dell’educazione
di Michele Pirotta
La Liturgia è la celebrazione del memoriale di Cristo attraverso le forme del rito. L’atto di culto rivolto a Dio, rappresentando il culmine cui tende tutta l’azione della Chiesa nel  mondo e la fonte di ogni sua energia, ha modellato la civiltà umana. Essendo la liturgia una condizione di vita che coinvolge spazio e tempo, il
 

parteciparvi provoca nell’uomo una reale metanoia, che si esprime in una conoscenza nuova e in una nuova educazione. Se l’oggetto della conoscenza è la verità, e la verità è Cristo, nella Liturgia facciamo l’esperienza di un incontro reale con la verità non come idea ma come persona. Infatti la Liturgia è il luogo del manifestarsi di Dio. Di qui il suo grande valore pedagogico: la Liturgia influisce sul fedele facendogli compiere un cammino, secondo il significato etimologico di educare. L’educatore deve impegnare integralmente la propria umanità per testimoniare al discepolo la verità. La Chiesa delle origini fondava la sua catechesi sul culto come esperienza vissuta e non semplice conoscenza intellettuale, come un atto d’amore.


La Chiesa vista con gli occhi della società laica: miti, preconcetti, punti dolenti
di Konstantin Eggert
In Russia lo Stato e la Chiesa sono in cerca di una propria identità. Il quadro sociale è caratterizzato da disgregazione, chiusura, sfiducia. Nella ricerca di un’ideologia unificante i russi guardano al presidente, alla Chiesa e all’esercito. La Chiesa, a causa della sua pesante eredità storica, non ha ancora riflettuto sul proprio rapporto con Stato e società. Molti russi cercano in lei un’identità nazionale più che cristiana, mentre lo Stato cerca un puntello ideologico al proprio autoritarismo. La teoria bizantina della sinfonia e la reale dipendenza economica dallo Stato fanno sì che oggi la Chiesa ortodossa sia parte dell’apparato. La vera battaglia ideale per il ruolo della Chiesa è sostenuta dall’intelligencija, al cui interno è in corso un vivace dibattito. Purtroppo tra i giovani intellettuali crescono gli umori anticlericali, alimentati dalle posizioni discutibili della Chiesa ufficiale. Per interrompere questa tendenza pericolosa bisogna che la Chiesa si stacchi dallo Stato e si rinnovi interiormente..


La testimonianza e la responsabilità del laico nella società
di Ksenija Lucˇenko
Tirando le somme dell’ultimo ventennio, tutti gli osservatori riconoscono la presenza di varie stratificazioni o subculture nella Chiesa ortodossa russa. A detta di molti la burocrazia ecclesiastica provoca la nascita dell’anticlericalismo. Il problema è la frantumazione della comunità ecclesiale; l’impostazione clericale fa sì che il laico medio non si senta parte della Chiesa ma solo «utente» di un’organizzazione che appartiene a vescovi e clero. La Chiesa ufficiale in realtà auspica nei suoi documenti la partecipazione dei laici alla vita civile e politica. I cristiani oggi sono attivi nei mass media e nella beneficenza, mentre in politica vince l’immagine deformata della Chiesa come paladina dei propri interessi di parte. Questo avviene per la mancanza di laici maturi socialmente impegnati. Per ora i cristiani sono attivi sul tema dell’aborto e del controllo elettronico dei dati personali. Il futuro della presenza della Chiesa in Russia è fortemente condizionato dalla divisione interna..


Il lavoro e l’ideale. Una lettura del ciclo scultoreo del Campanile di Giotto a Firenze
di Mariella Carlotti
Rispetto all’antichità classica il cristianesimo rinnova la concezione del lavoro umano, come partecipazione alla creazione divina. Firenze, città sbocciata dal lavoro dei suoi cittadini, ha voluto rappresentare alla base

del Campanile di Giotto lo sviluppo storico (il campanile scandisce il tempo) della civiltà umana tramite il lavoro a imitazione di Dio, eterno lavoratore. In una duplice teoria di formelle, esagonali in basso e romboidali in alto, si parte dalla creazione e dalle prime attività dell’uomo secondo il racconto biblico, per poi passare con la venuta di Cristo al progressivo incivilimento, con attività più raffinate come astronomia, architettura medicina sostenute dalle virtù cristiane: fede, speranza, carità. La forma più perfetta di lavoro è infine l’arte, che meglio di tutti plasma la realtà sul modello dell’ideale. Sul lato verso la cattedrale è rappresentato invece il lavoro che Dio compie nel mondo, i sette sacramenti. L’organicità di questa visione cristiana è il frutto maturo del Medioevo, che già sarà perso a metà del ‘400.


L’impegno del cristiano nel mondo: le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono felice l’uomo
di Giorgio Vittadini
In Occidente domina un’antropologia negativa: l’impegno sociale, politico ed economico dell’uomo è frutto dell’egoismo, di qui sfiducia e sospetto. Perciò solo lo Stato può essere garante dell’equità economica ed educativa. I cattolici, invece di rinnegare questa antropologia, l’hanno accettata aggiungendo un po’ di morale. Don Giussani e Giovanni Paolo II hanno ribaltato la questione: come dimostra il Medioevo, l’uomo ha un impeto creatore buono che si esprime anche nell’attività a fine di lucro. Il vero progresso nasce dal desiderio che si misura con la realtà. Quando l’impeto positivo decade, va sostenuto da un’opera di educazione e correzione per mezzo dei cosiddetti corpi intermedi: movimenti dal basso che creano nuove strutture capillari e tempestive, dove la libertà del singolo è potenziata dalla forma associativa. La politica deve sostenere e valorizzare questi tentativi. Fare appello all’impulso creativo è la riposta alla crisi attuale. Ma il desiderio non può essere programmato, va solo educato.
 

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