LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA

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LA NUOVA EUROPA  5/2013

:: EDITORIALE

Storia di un lungo incontro


È sempre Dio che ci viene incontro, -- diceva padre Adel’gejm, un testimone di Cristo da poco tragicamente scomparso -- a noi non resta che raccontare le circostanze e le persone attraverso cui questo avviene.

In questo numero speciale della nostra rivista abbiamo voluto fare esattamente questo, ripercorrendo, almeno nell’essenziale, le tappe di questo straordinario, ripetuto incontro di Romano Scalfi con Dio, attraverso la vocazione sacerdotale prima, e poi ancora attraverso il fascino della liturgia orientale, l’amicizia con don Giussani, la scoperta di una «vita nuova» nell’URSS, e una serie ricchissima di altri incontri e circostanze che ritroviamo in parte nelle testimonianze di alcuni amici.

Ed ogni circostanza, ogni persona, le perdite e le delusioni non meno delle aperture inaspettate e degli incontri fruttuosi, ha contribuito a specificare sempre meglio il volto particolare di questo incontro come «vocazione alla Russia», e a dirigere i suoi passi e il cuore verso l’unità dei cristiani.

L’incontro con la bellezza della liturgia bizantina ha fondato il suo giovanile slancio missionario sull'incrollabile certezza che era lui a ricevere la verità nella forma della bellezza ancor prima di incominciare a dare, e sull'altrettanto incrollabile certezza che coloro - i cristiani russi - che voleva aiutare erano i primi ad arricchire lui.

L’incontro con don Giussani lo ha indirizzato sin dal principio verso un ecumenismo inteso come esperienza di unità, innanzitutto di sé e della propria comunità: un'unità ricevuta come dono e non creata. E questo ha generato una stima e un rispetto per l’ortodossia che converte innanzitutto noi, «converte senza rinnegare» come ha detto padre Zelinskij.

«L’ecumenismo non è allora una tolleranza generica che può lasciare ancora estraneo l’altro, ma è un amore alla verità che è presente, fosse anche per un frammento, in chiunque», ha ricordato don Julian Carron, richiamando il tratto essenziale di padre Romano, il suo amore concreto, quotidiano per Cristo presente, che fa nuova e ricca ogni cosa. Dostoevskij, in uno dei suoi ultimi scritti, sentenziava icasticamente «con Cristo, si capisce è la cultura». È con questa stessa naturalezza che padre Romano testimonia, in tutti i suoi scritti e nella sua predicazione, l'unità di ragione e fede, che genera una cultura, ma prima ancora spinge a una vita piena di gusto, dove nulla resta senza significato e dove il significato non è mai un concetto astratto ma l'esperienza di una compagnia che sempre ti conduce verso una meta o ti riapre strade inattese là dove sembra che non vi siano più sviluppi possibili. C'è in questo senso un'eterna giovinezza, la giovinezza della speranza che eternamente fiorisce, nelle imprese che padre Romano ha via via offerto ai suoi amici e figli spirituali: dalla rivista sulla quale scriviamo, ai libri che ha fatto pubblicare, al coro che anima le liturgie che ha celebrato in tutta Italia, agli iconografi che ha voluto come comunicazione visibile di quella trasfigurazione del mondo che lo aveva colpito sin dall'origine, alla Biblioteca dello Spirito che continua la sua opera in Russia. Mnogaja leta, padre Romano, ad multos annos.

:: I 90 ANNI DI PADRE ROMANO SCALFI



Un giovane di 90 anni

intervista di Maurizio Vitali

Un’opera legata alla speranza

di Paolo Pezzi (Intervista di Maurizio Vitali)



Le tappe di una vita

Inserto fotobiografico su p. Scalfi



Scritti e interviste



Le omelie

 

:: RICOSTRUIRE IL MOSAICO

Colpito dall’amore. Ricordo di padre Adel’gejm

di Marta Dell’Asta
Un comune caso di cronaca nera: un prete ucciso da uno squilibrato. Ma dietro questo crudo fatto di sangue c’è una vita spesa senza misura per Dio e per gli uomini. Padre Pavel Adel’gejm non è mai stato tranquillo, si è sempre esposto là dove la Chiesa rinasceva. Ne raccontiamo la storia..


:: PIETRE MILIARI

La stabilità e la pace interiore

di Antonij Blum
Nell’esperienza di fede del metropolita Antonij c’è una forza di verità capace di rovesciare le più consolidate concezioni della cultura post moderna. Per questo la rilettura della sua opera spirituale è un compito pieno di prospettive.


:: ARCHIVIO STORICO

Josef Zverina: un animo inquieto e un cuore spalancato
di Angelo Bonaguro
Cento anni fa nasceva Josef Zverina, un sacerdote teologo capace di riportare il cristianesimo tra la gente e nella cultura. Nato alle soglie della guerra che avrebbe sconvolto la carta d’Europa, ha vissuto tutte le tragedie del XX secolo come un vaglio della fede, tutto teso a «darne ragione» al mondo. La sua teologia si alimentava al martirio della Chiesa, alla cui luce «tutto ha dovuto essere nuovamente meditato».
 

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