LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA

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LA NUOVA EUROPA  3/2015

:: EDITORIALE

Lo sforzo della Resurrezione


:: RICOSTRUIRE IL MOSAICO

La Russia dopo la rinascita ecclesiale

di Sergej Capnin
La «rinascita ecclesiale» è certamente un concetto chiave per capire la vita della Chiesa in Russia tra il XX e il XXI secolo. Se ne è parlato per oltre 20 anni, da tutte le tribune, religiose e laiche. Ma certamente le si attribuiscono significati diversi. Del resto, anche il suo contenuto reale col tempo è profondamente cambiato. Poiché oggi molti elementi ci dicono che il periodo della «rinascita ecclesiale» è concluso, occorre tirare le somme.


Dove sta la nostra vittoria?

di Ljubomir Husar
Anche l’Ucraina, per reazione all’aggressione russa, è presa da una certa enfasi patriottica attorno alla memoria delle vittime, dal Majdan al Donbass. «Gloria all’Ucraina! Gloria agli eroi!» è diventato il motto che ci si scambia tra amici. L’esortazione del cardinale greco-cattolico Husar scardina qualsiasi tentazione retorica, riponendo con forza la questione della patria nel suo fondamento vero. Non basta ripetere: Vinceremo! Bisogna dire: Possiamo vincere, e chiederci in cosa consiste la nostra vittoria.


L’azione pastorale del metropolita Szeptyckyj
di Augustyn Babiak

Nel 2014 è caduto il 70° anniversario della morte del Servo di Dio, metropolita Andrej Szeptyckyj, pastore dall’azione lungimirante e profetica nei rapporti con l’Occidente e l’Oriente, con il mondo cattolico latino e con il mondo slavo ortodosso. A buon diritto può dirsi uno dei precursori dell’integrazione del popolo ucraino nell’Unione europea. Ebbe grande ascendente fra gli ucraini, non soltanto cattolici, ma anche ortodossi, ed ebrei così da esser considerato «padre e guida spirituale del popolo Ucraino». Il parlamento di Kiev ne ha ufficializzata la memoria come figura di statura nazionale con una serie di eventi che proseguiranno per tutto il 2015.


:: OPINIONI A CONFRONTO

Perché l’Ucraina distrugge i monumenti sovietici

di Andrej Zubov
Il 9 aprile scorso il parlamento ucraino ha votato una nuova legge che equipara comunismo e nazismo, mettendo fuori legge l’apologia di entrambi. Nella notte dell’11 aprile, a Char’kov, ignoti hanno abbattuto le statue di tre personalità bolsceviche. C’è chi dice che distruggere i segni del passato sia una violenza ideologica speculare a quella sovietica. Il professor Zubov, viceversa, è convinto che sia una scelta di grande portata, perché implica un giudizio storico dovuto, capace di liberare le coscienze dalla sudditanza psicologica e culturale.
 

Patriottismo? Parliamone…
Sergej Kovalëv, Oleg Orlov

Il dibattito sul patriottismo, incendiatosi attorno al 70° anniversario della vittoria sovietica nella guerra mondiale, dà sfogo a sentimenti complessi. Nel dibattito sono entrati anche Kovalëv e Orlov, rappresentanti di due diverse generazioni del dissenso. Esprimono posizioni diverse, dando un esempio di come anche oggi sia possibile non essere d’accordo senza vedere nell’interlocutore un nemico. Il loro scambio di idee è un reciproco arricchimento.


Un Giobbe dei nostri giorni
di Giovanna Parravicini
Da pochi giorni è arrivato anche nelle sale cinematografiche italiane il film Leviathan, che qualche mese fa ha sollevato numerose discussioni in Russia. Il regista è il siberiano Andrej Zvjagincev, nel 2003 vincitore del Leone d’Oro a Venezia con Il ritorno. A tema, l’uomo di fronte a un potere mostruoso, ma anche in cammino verso la catarsi che lo restituisce a se stesso.


Patria e moralità per la Russia
Angelo Bonaguro, Sergej Capnin
È in atto il divorzio tra Chiesa ortodossa e cultura, in un contesto di generale esaltazione patriottica. Al moralismo sospetto dei poteri costituiti l’intelligencija laica risponde con provocazione e disprezzo. L’ingerenza della Chiesa e del governo nelle questioni artistiche e d’opinione è una prassi sovietica che ritorna. In assenza della libertà politica, lo scontro si sposta sulla libertà d’espressione.


Il Rubicone della Crimea e migliaia di vite
Lev Šlosberg
Perché il diritto internazionale non diventi una pura convenzione da libri polverosi, è utile riconsiderare, a distanza di un anno, i fatti che hanno portato all’annessione della Crimea alla Russia. Ormai accettata come l’esito di un plebiscito popolare, è stata in realtà un’«operazione» politica che ha dato inizio alla guerra. Chi ripercorre i fatti è un uomo politico russo che ha rischiato di persona per denunciare la presenza militare russa in Ucraina.

 

Crimea: com’è andata veramente

a cura di Caterina Dell’Asta
Zajara e Ivan sono i nomi fittizi di due ragazzi, una tatara e un russo, provenienti dalla Crimea e rimasti a Kiev dopo l’annessione. Nelle loro parole si coglie la falsità delle schematizzazioni sulla «Crimea terra russa» che «doveva» tornare alle sue radici. C’è una complessità che non si piega alle ragioni politiche. Con la loro testimonianza estremamente schietta mettono in luce il clima di sospetto e di minaccia che si è instaurato nella nuova Crimea.


:: PIETRE MILIARI

Insegnamenti di grazia di san Sergio

Sergij Bulgakov
Nel 1925 gli emigrati russi fondarono a Parigi un istituto teologico, intitolato a san Sergio di Radonež, in cui insegnarono e si formarono i nomi più illustri della teologia russa del XX secolo. Il 7 giugno 1926, al termine del primo anno accademico, in una lezione magistrale tenuta all’intero corpo docente e studentesco, padre Sergij Bul­gakov, docente di teologia dogmatica, espose i motivi della scelta del patrono e indicò l’essenza del carisma – così attuale per i difficili giorni che i suoi ascoltatori stavano attraversando – del santo monaco.


:: RUSSIA CRISTIANA NOTIZIE

«Come se ci aspettassero da tutta la vita»

Giovanna Parravicini
Che cosa può colpire dei ragazzi russi sui vent’anni, che si trovano per la prima volta in Italia? Le lettere che abbiamo ricevuto dal gruppo di studenti dell’Università Statale di Vladimir, che nello scorso aprile, in seguito a un accordo tra la Fondazione Russia Cristiana e la loro università, hanno trascorso uno stage settimanale presso la nostra sede di Seriate, aprono interrogativi su tanti luoghi comuni esistenti a proposito dei giovani d’oggi, e anche sull’inattesa vitalità della proposta cristiana.
 

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