LA NUOVA EUROPA - RIVISTA INTERNAZIONALE DI CULTURA

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LA NUOVA EUROPA  2/2015

:: PRESENTAZIONE

Tolstoj è ancora tra noi


:: ATTI DEL CONVEGNO

Tolstoj e il suo tempo


Emblematicità della domanda umana e religiosa di Tolstoj
di Adriano Dell’Asta
Per poter vivere, secondo Tolstoj, la vita deve avere una ragione più potente della morte, qui ed ora. Questo interrogativo radicale è ciò che apparenta il grande scrittore a un altro scrittore, Dostoevskij, pur così differente da lui. Il razionalista e il fideista, così come venivano definiti dai contemporanei, sono entrambi emblematici ed eterni proprio per questa domanda sulla vita, perché nessuno, se non vi risponde, può vivere. Emarginare l’irrequietezza e il disagio di una ricerca ininterrotta come quella di Tolstoj, significa togliersi la possibilità di una risposta. Il filosofo Solov’ëv aveva intuito nelle contraddizioni del pensiero tolstoiano, che pure criticava, il punto fermo di un mistero presente, «più reale» di ogni conoscenza. Questo misurarsi con un mistero più grande in Tolstoj è la possibilità di uscire da ogni sistema di pensiero rigido, in una continua rinascita, un continuo superamento.


Padre Aleksandr Šmeman come lettore di Lev Tolstoj
di Natal’ja Likvinceva
Se cerchiamo la figura del cristiano autentico, presso il quale cercare sostegno e nutrimento, troviamo una accanto all’altra due figure molto diverse come quella dello scomunicato Tolstoj e del vescovo Antonij di Surozˇ. Li unisce l’esigenza centrale che il senso della vita sia sperimentabile, che la fede non sia mostrata a parole ma nel modo di essere. Questo bisogno di unità si fonda sull’entusiasmo per la vita e l’ammirazione del creato. Proprio questa forza vitale porta Tolstoj a intuire che dietro alla realtà c’è la presenza del Mistero. La vita è radicalmente contraddetta dalla morte, che può manifestarsi anche come una vita non vissuta; tuttavia aprirsi alla vita vera è un processo doloroso, un sacrificio che richiede di essere «permeabili»; significa abbandonarsi all’azione dell’amore, che richiede disponibilità al cambiamento continuo. In questa luce anche il «razionalismo» di Tolstoj si rivela più che altro una parte di un irresistibile desiderio di integralità e pienezza umana.


Discorso su Lev Tolstoj

di Ol’ga Sedakova
Dall’ampio respiro delle sue opere, Tolstoj ci mostra come tutto gli «andasse stretto». Nella ribellione di Tolstoj contro ogni schema non si rispecchia il nichilismo distruttivo del suo tempo, ma un movimento verso l’alto, nella vita dell’anima governata dalle leggi dell’amore e della poesia. Tra i doni che riceviamo da Tolstoj c’è la vastità dell’anima umana a cui solo l’infinito e la partecipazione al tutto può bastare. Da qui il valore del sentimento, non come istintività ma come umanità nella sua interezza, contrapposto all’insensibilità spesso imposta dalla società; l’aspirazione alla verità senza compromessi; il senso dell’uomo interiore in noi, aperto alla bellezza e alla felicità; l’empatia, cioè la percezione dell’altro all’interno della propria vita; il senso di profonda uguaglianza con tutti, il rifiuto della violenza e l’identificazione dell’origine stessa della vita con una carità spontanea, senza finzioni. Tratti, questi, che descrivono inevitabilmente un’umanità veramente cristiana.
 

Tolstoj come tipo religioso

di Georgij Orechanov
L’aspirazione di Tolstoj a fondare una religione libera da «stratificazioni storiche» è erede del pensiero di Rousseau, da cui lo scrittore mutuò la contrapposizione «natura-società». Ma anche l’anelito religioso della Russia del tempo portò Tolstoj a cercare una fede adeguata «al grado di sviluppo intellettuale» dell’uomo del XIX secolo, mentre la Chiesa si isolava volutamente dal mondo. La negazione di Tolstoj dei sacramenti e dei dogmi incontrò l’opposizione dei ortodossi e cattolici. I filosofi religiosi russi in genere mostrarono un interesse maggiore per le opere di Tolstoj successive alla crisi religiosa, senza ignorarne i limiti. Il pensiero religioso di Tolstoj ebbe invece fortuna fra i teologi protestanti che ne apprezzarono lo slancio sociale e il precetto dell’amore in termini comprensibili ai contemporanei. Oggi il riemergere di un cristianesimo «extraecclesiale» rende ancora una volta attuali alcune tesi dello scrittore e costituisce una rinnovata sfida per la Chiesa istituzionale.


Aleksandr Solženicyn: ritorno a Tolstoj

nel contesto dell’ideocrazia

di Svetlana Mart’janova
A metà del XX secolo Aleksandr Solženicyn opera un significativo «ritorno a Tolstoj» aprendo un varco nella critica letteraria sovietica che con la sua lettura ideologica negava qualsiasi valore alla concezione della persona come mistero inesauribile. Come a Tolstoj, a Solženicyn interessa «ciò che è più importante nella vita», secondo la concezione dell’umanesimo cristiano che aveva generato la ricchezza della letteratura classica russa. I suoi personaggi scavano nel proprio io per rispondere ai problemi dell’anima (verità, felicità, libertà, amore, morte). Tolstoj rappresenta l’interlocutore ideale per loro, uomini sovietici impegnati in una ricerca religiosa, anche per la sua radicale urgenza di spontaneità e sincerità, che richiama il «vivere senza menzogna» di Solženicyn, ed è un potente antidoto alla menzogna ideologica e alla distruzione della realtà.


Chi è in realtà l’Anticristo?

di Georgij Mitrofanov
Secondo E. Trubeckoj la filosofia di Solov’ëv, che culmina nei suoi Tre dialoghi, ha sempre considerato il progresso mondiale alla luce della sua fine o senso, che avrebbe dovuto svelarsi pienamente nell’adilà. Negli interventi del principe, uno dei personaggi, Solov’ëv critica duramente la posizione di Tolstoj, perché la considera l’unica visione del mondo religiosa alternativa tanto al materialismo e all’agnosticismo, quanto all’autentica dottrina cristiana, che possa avere successo in Russia e costituisca perciò un grave pericolo. La dottrina di Tolstoj è presentata come prefigurazione dell’avvento dell’Anticristo. Secondo Trubeckoj, però, Tolstoj non può essere identificato in toto con il precursore dell’Anticristo, poiché nella sua predicazione resta comunque un nucleo positivo. Di fatto, ciò che più preme a Solov’ëv non è confutare Tolstoj, ma mettere in guardia le Chiese terrene dall’oblio della propria vocazione a essere un Regno non di questo mondo e quindi dal dimenticare Cristo o dall’identificarlo con l’Anticristo.
 

Michail Novosëlov: superamento del tolstoismo e inveramento delle sue esigenze

di Evgenij Poliščuk
Novosëlov, pensatore religioso, martire durante le persecuzioni staliniane del 1938 e canonizzato nel 2000, fu inizialmente un fedele seguace di Tolstoj. Andando a fondo degli insegnamenti dello scrittore fino alle scelte di vita più concrete, scoprì che la propria strada era un’altra: quella di aderire lucidamente e ragionevolmente a Cristo nella Chiesa ortodossa russa. I due, tuttavia, non si persero mai di vista completamente ma conservarono un rapporto di sincera stima reciproca, aiutandosi e, se necessario, correggendosi anche a distanza. Fino a pochi giorni prima di morire, Tolstoj lesse con interesse gli scritti del suo ex-discepolo. D’altro canto, la missione di Novosëlov come laico impegnato in campo culturale, educativo e politico, andò ben oltre la radicalità per cui Tolstoj lo aveva fatto entusiasmare in gioventù, presentimento del dono totale di sé fino alla testimonianza suprema.


Rilettura di Tolstoj dall’interno dell’esperienza ecclesiale: la visione di padre Aleksandr Šmeman

di Svetlana Panič
Per padre Šmeman la letteratura può meglio della teologia annunciare che Dio ha amato il mondo. E non lo fa inserendo temi religiosi, ma comunicando in modo convincente l’annuncio dell’infanzia, cioè la capacità di vivere in maniera unitaria. La disposizione del bambino a vivere intensamente il presente apre all’eterno. Nell’arte di Tolstoj ciò si esprime non quando lo scrittore riflette astrattamente sulla vita, ma quando rappresenta la «vita vivente», dove nessun particolare è secondario. La capacità di Tolstoj di vedere le persone nella loro totalità è un anticipo del Paradiso, che si comunica anche all’altro. È uno sguardo che non solo sa gioire, ma sa anche meravigliarsi del male, senza dare nulla per scontato. In Tolstoj parla l’adulto quando, invece di contemplare l’incomprensibilità della vita come presenza dell’Inesprimibile, comincia a generalizzare. Il dissidio tolstoiano fra il bambino e l’adulto attraversa tutta la cultura europea ed è prova della frammentazione dell’essere umano.



A SCUOLA CON TOLSTOJ

Per una luce che illumina le cose: la ricerca dell’uomo
di Giorgio Frangi


La dolce fine dell’inquietudine
di Sofia Walters


«Tutto il quadro si animò dell’inesprimibile complessità di quanto è vivo»
di Riccardo Sturaro

Oltre l’umano
di Francesca Verga

 

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