CI SCRIVONO


Non hai la chiesa? Sei un settario!

Vologda (Russia), agosto 2000

Cari amici, ho deciso di scrivervi per raccontarvi quello che facciamo qui a Vologda. Così molti di voi potranno conoscere la nostra attività pastorale in un paese che ha sofferto a lungo per la mancanza di libertà religiosa. Anche per i cattolici di Vologda sono stati tempi duri: per quasi settant'anni hanno atteso che venisse restituita loro la chiesa, confiscata dalle autorità sovietiche nel 1929. A tutt'oggi, però, la situazione è rimasta tale e quale. L'edificio della chiesa cattolica si è conservato, ma viene usato per altri scopi dai nuovi atei. La comunità cattolica, che si è ricostituita, ha fatto più volte richiesta alle autorità, ma finora è rimasta inascoltata. Con i tempi che corrono, però, c'è da ringraziare il cielo che a Vologda ci sia una comunità cattolica e che tutti i credenti possano professare la propria fede senza ostacoli. La nostra comunità, dedicata all'Assunzione, è composta da circa cinquanta persone, ma il numero dei cattolici, a Vologda e in provincia, è molto maggiore. Il nostro problema principale, che emerge conversando con la gente, è che non abbiamo una chiesa. Molti, probabilmente, temono l'invasione delle sette, comparse in gran numero da quando il presidente ha approvato il decreto «Sulla libertà delle professioni religiose». La gente oggi fa fatica a raccapezzarsi e pensa che l'ortodossia della nostra fede dipenda in qualche modo dal fatto che possediamo o meno una chiesa. Secondo loro, chi non ha una chiesa fa senz'altro parte di qualche setta. La parrocchia di Vologda si è ricostituita all'inizio del 1991 per iniziativa di un gruppo di cattolici del posto. Questi hanno cominciato a radunarsi quando ancora non esisteva un parroco. Per circa due anni si sono incontrati clandestinamente. Solo nell'aprile del 1993 hanno ottenuto la registrazione dalle autorità regionali. Il nostro vescovo, monsignor Kondrusiewicz, ha quindi nominato il primo parroco, padre Jan Bocjan, verbita: per due anni è venuto una volta al mese da Mosca a celebrare la messa per i cattolici di Vologda. Dopo la sua partenza per la Polonia, nell'aprile del 1996, è diventato parroco di Vologda padre Jerzy Jagodinski, pure verbita. Nello stesso anno siamo riusciti a comperare un appartamento, dove abbiamo allestito una cappella che dal 1997 è aperta al culto. Da quel momento non abbiamo avuto più bisogno di cercare ogni volta un posto per celebrare la liturgia. In quello stesso anno sono venute a Vologda dalla Slovacchia e dalla Polonia tre suore della congregazione delle Serve dello Spirito Santo. Il primo parroco ad abitare stabilmente a Vologda è stato padre Konrad Potyka, verbita. Da allora sono cominciate regolarmente le lezioni di catechismo per bambini, giovani e adulti. Nel dicembre del 1997 padre Konrad ha dovuto lasciare Vologda per continuare l'attività pastorale in Bielorussia. Anche se la presenza stabile di un parroco è venuta a mancare, i cattolici di Vologda hanno continuato a esistere e a lavorare. Prima del mio arrivo, nell'agosto del 1998, la parrocchia era stata affidata di nuovo a padre Jerzy. Oggi, se guardiamo a tutto quello che è accaduto, non possiamo non ringraziare Dio. Problemi ce ne sono molti, ma siamo contenti di quello che siamo già riusciti a fare. Ci aspettano nuovi compiti, di cui spesso non ci sentiamo all'altezza, ma sono convinto che con l'aiuto di Dio riusciremo a superare tanti ostacoli.In questa lettera non posso neppure dimenticare tutti gli amici e i benefattori che ci hanno sostenuto con le loro preghiere e offerte. Grazie a loro, a Natale abbiamo potuto distribuire duecento regali ai bambini di un orfanotrofio, oltre ad altri aiuti, come vestiti e attrezzatura sportiva. Anche quest'anno vorremmo ripetere l'esperienza: stiamo cercando degli sponsor che ci aiutino a farlo. Inoltre, teniamo stabilmente dei rapporti di corrispondenza con i carcerati. La parrocchia svolge anche un programma di aiuto alle famiglie numerose e bisognose. Il problema più grave, però, resta quello dei bambini, spesso abbandonati a se stessi. Praticamente vivono sulla strada. Molto spesso sogno di poter costruire, assieme alla chiesa, anche una casa dove poterli accogliere. Provo una stretta al cuore, quando vedo la tristezza e la sofferenza scritte sui loro volti. Molti di loro hanno già compiuto atti di teppismo. Con tanti ho fatto amicizia, spesso ci incontriamo in vari punti della città e soprattutto d'inverno, quando fa più freddo, vengono a casa mia. Qui si ripresenta il vecchio problema: non c'è abbastanza posto per tutti! Come vedete, ci aspetta un grosso lavoro. Affido alle vostre preghiere tutto quello di cui ho parlato in questa lettera. Anche noi promettiamo di pregare per voi. Con stima, padre Tomasz Kljavon', parroco della chiesa dell'Assunzione


©2000 La Nuova Europa nr. 5/2000