NUOVA EUROPA nr. 4/1999 (luglio/agosto)

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EDITORIALE

Romania: speranze ecumeniche


RICOSTRUIRE IL MOSAICO

La visita del Papa in Romania

La riconciliazione tra la Chiesa cattolica e il patriarcato ortodosso di Romania, iniziata con la storica visita del Papa a Bucarest nel maggio scorso, presenta numerosi aspetti importanti per la fioritura di nuove speranze ecumeniche.


IL MONDO DELL'ARTE

Dal Diario d'infanzia dello scrittore Jurij Trifonov: nelle pagine scritte a dodici anni tra il giugno '37 e l'aprile '38 Ë concentrata la cronaca del terrore staliniano.

Bicentenario pushkiniano: la religiositý del massimo poeta della letteratura russa.


OPINIONI A CONFRONTO

Intervista a Vladimir Bukovskij

L'autore del saggio sugli Archivi segreti del PCUS, uno dei maggiori dissidenti sovietici, esprime il suo giudizio controcorrente a dieci anni dalla caduta del Muro: la dissoluzione del dissenso, la crisi delle democrazie europee, l'omologazione imperante.

Russia connection
. Genealogia della mafia russa.
Priva di legami storici con "cosa nostra", la mafia russa affonda le radici nella struttura di potere del comunismo. Spietata, ricchissima, minaccia di pervadere completamente le nuove strutture statali.


L'ALTRO NOVECENTO

I sistemi totalitari del nostro secolo hanno creduto possibile realizzare il mondo perfetto. Oggi invece trionfa il perfettismo debole, in cui l'ideologia cede il posto alla tecnica, e la residua tensione religiosa sfocia nella perdita del sacro.


COLOSSEI DEL XX SECOLO

La solitudine luminosa del patriarca Tichon. Nella furia antireligiosa degli anni '20, il patriarca ortodosso russo Tichon scoprÏ che il problema non era pił rinnovare, ma conservare ciÚ che restava del popolo di Dio. Morto in solitudine in un ospedale, portÚ su di sË la sofferenza della Chiesa ortodossa e della Russia.


EDITORIALE

 

Non Ë la prima volta che il Papa sfida il buon senso. Vi era pił di un motivo per guardare con preoccupazione alla visita di Giovanni Paolo II in Romania. Dopo le decisioni prese all'assemblea panortodossa di Salonicco e all'assemblea generale di Harare il clima dei rapporti fra cattolici ed ortodossi si era assai raffreddato. Un'accoglienza invernale avrebbe peggiorato la giý tesa situazione. Inoltre la questione per la restituzione delle chiese ai greco-cattolici non era per nulla risolta, e questi ultimi temevano di essere svenduti sul banco delle trattative ecumeniche pontificie. In pił, le antiche ferite dei tempi bui della persecuzione e della compromissione non si erano ancor rimarginate. Questo ed altro potevano far pensare che i tempi non fossero maturi. Giovanni Paolo II li ha fatti maturare. Non solo lui. La Chiesa ortodossa rumena ha fatto la sua parte. Il popolo rumeno, e il suo presidente in modo mirabile, hanno contribuito a "varcare la soglia della speranza". Non si Ë trattato semplicemente dell'entusiasmo popolare che presto s'infiamma e presto puÚ spegnersi, ma di un avvenimento nuovo che ha bruciato perplessitý e sospetti ed ha inaugurato il superamento dell'estraneitý che Ë l'ostacolo principale sul cammino verso l'unitý completa.
Tentiamo ora di elencare alcuni aspetti di questo avvenimento straordinario, consapevoli che ogni descrizione Ë limitativa rispetto all'evento.

  1. Preminenza dello Spirito
    "L'unitý dei cristiani - ha detto il Papa - Ë soprattutto opera dello Spirito Santo da invocare incessantemente". La fede nell'opera primaria dello Spirito non ci permette di programmare l'unitý attraverso metodi estranei allo Spirito, ma neppure di rimandare ai tempi ultimi della storia un'unitý oggi umanamente imprevedibile. Si tratta piuttosto di assecondare l'imprevedibile fantasia dello Spirito che nel miracolo si trova a suo agio. In Romania lo si Ë visto. "Quello che molti di noi non credevamo possibile Ë diventato realtý, come dicono le parole sante : quando e dove Dio vuole, nulla Ë impossibile" (Teoctist).
  2. Se l'unitý Ë soprattutto opera dello Spirito, l'incontro fra i cristiani non puÚ non essere principalmente determinato dal desiderio di scoprire nell'altro l'opera dello Spirito che rende presente Cristo nella storia dell'uomo. "Sono venuto a contemplare il volto di Cristo scolpito nella vostra Chiesa". In realtý l'impostazione del problema ecumenico si coglie nella domanda cui risponde: "Che cosa cerchi? ". Se cerchi un potere ecclesiastico, allora il probema di fondo Ë definire i confini del "territorio canonico"; se cerchi il compromesso, allora valgono le cortesie ecumeniche; se sei inchiodato al passato, allora Ë la forma che predomina; se Ë il rinnovamento che ti assilla, allora Ë l'ossequio alla moda che ti obnubila. Se cerchi il volto di Cristo, ogni altro valore trova la sua giusta collocazione nell'unico fondamento che tutto purifica e consolida. "La Chiesa Ë chiamata anzitutto a testimoniare al mondo Cristo risorto, perchÈ il mondo abbia la vita vera" (Teoctist).
  3. L'unitý della fede illumina tutti gli aspetti della vita, personale e sociale, Ë onnicomprensiva, come ama dire la tradizione orientale, ma esalta l'identitý di ogni persona e di ogni popolo.
  4. L'unitý Ë per la missione. L'unitý, oltre ad essere come la missione, costitutiva della vita cristiana, oggi Ë particolarmente urgente di fronte ad un mondo che consapevolmente o inconsapevolmente cerca Cristo. "La testimonianza comune - ha ribadito il Papa - Ë un potente strumento di evangelizzazione. La divisione segna al contrario la vittoria delle tenebre sulla luce… L'unico Vangelo attende di essere annunziato da tutti insieme nell'amore e nella stima reciproca".
  5. La testimonianza dei martiri delle due confessioni, che hanno offerto la propria vita per lo stesso Cristo e per l'unica Chiesa, Ë l'espressione pił convincente e pił concreta della inscindibilitý fra ecumenismo e missione. Inoltre, il loro sacrificio Ë il contributo pił concreto alla causa della fede e dell'unitý. "Lo Spirito di Dio ha reso fruttuosi i sacrifici dei nostri fratelli che hanno sofferto per Cristo" (Teoctist). "La fedeltý dei martiri costituisce un segno di speranza per tutti i discepoli del Signore. Infatti la comunione fra i cristiani di diverse confessioni, reale anche se imperfetta, si conferma nel martirio per Cristo e si perfeziona nella comunione dei santi" (Giovanni Paolo II).
  6. Due confessioni, ma una sola Chiesa. Superando l'estraneitý, le confessioni cristiane scoprono che ciÚ che le unisce ha molto pił consistenza di ciÚ che ancora le divide. A unirle Ë l'unica e unificante azione redentrice del Figlio, l'unica e unificante comunione dello Spirito, l'unica e unificante paternitý di Dio. La successione apostolica garantisce la validitý dell'unica grazia salvifica dei sacramenti. Il Papa di Roma e il Patriarca di Romania si sono incontrati non solo come rappresentanti di due confessioni, ma anche come ministri di un'unica Chiesa. Spetterý poi ai teologi riprendere una tradizione che nei pensatori cristiani russi ha avuto esponenti significativi e si esprimeva nel motto: "Siamo divisi perchÈ non sappiamo di essere uniti". Il miracolo dell'unitý Ë stato gustato, e pregustato nella sua pienezza, oltre che da un popolo - ortodosso e cattolico - in festa per la stessa fede, anche per la consonanza di espressione fra il Papa e il Patriarca.
  7. L'Unitý nella veritý. Un amore autentico all'unitý consente di essere schietti ed esclude i compromessi. Il Papa ha parlato chiaro: ha difeso senza mezzi termini i diritti dei greco-cattolici, non li ha invitati a passare all'ortodossia, come vorrebbe qualche ecumenista cattolico pieno di complessi, ma ha raccomandato loro di essere ponte di unitý fra le due tradizioni, di saper perdonare e superare le difficoltý che tendono a ridurre l'esercizio della libertý con un incremento di libertý interiore.

Non crediamo che con la visita del Papa in Romania tutto sia risolto e neppure che non persistano tendenze contrarie ad un rapporto fraterno. Il recente incontro fra la commissione greco-cattolica e quella ortodossa a Teius Ë stato segnato dalla chiusura e dalla inflessibilitý. Ma una via Ë stata autorevolmente indicata: "Sul cammino verso una piena comunione vi sono delle tracce del passato che non sono guarite definitivamente, ma la nostra decisione di salvaguardare gli elementi di unitý fra le due Chiese e di testimoniare insieme la stesa fede Ë ferma e costante" (Teoctist).


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