CI SCRIVONO


Un'"Arca" per i bambini kazaki

Padre Guido Trezzani è un frate francescano vecchio amico di Russia Cristiana, da anni missionario nell'ex URSS. Ottimo conoscitore della lingua, appassionato della cultura di questi paesi, ma soprattutto desideroso di condividere le necessità e il senso della vita con la gente, ha lavorato dapprima a Novosibirsk, soprattutto con le madri in difficoltà, creando un'opera che continua a tutt'oggi, dopo il suo trasferimento in Kazachstan. Attualmente vive in Asia Centrale, dove collabora con altri sacerdoti amici di Russia Cristiana. A Talgar ha aperto da poco una casa di accoglienza per bambini orfani e handicappati, chiamata Villaggio dell'Arca. Proponiamo alcuni brani del bollettino che invia periodicamente agli amici: vi si coglie una carità «fresca», molto lontana dal cosiddetto buonismo.

Carissimi, innanzitutto volevo ringraziare tutti coloro che ho potuto incontrare durante la mia visita in Italia. Perché solo la riconoscenza per qualcosa che è accaduto a ciascuno di noi può essere la ragione adeguata e l'origine di un coinvolgimento serio in un'opera che è e diventerà sempre più esigente per tutti. In caso contrario restano solo un senso di compassione (per gli orfani, per gli anziani o per chiunque altro), un senso di colpa verso chi ha meno di me (come diciamo ai nostri figli: «pensa che ci sono tanti bambini che non hanno nemmeno un pezzo di pane!»), ma realisticamente sono sentimenti che durano nel migliore dei casi il breve spazio di un'emozione. Questa è la missione, sia che uno si trovi nelle lontane terre kazache, sia che viva nelle frenetiche città lombarde o venete, o nella verde Umbria: provare gioia per aver incontrato il Significato della vita, desiderare che tutti lo incontrino e usare il tempo, le energie, il cuore e perché no, anche i soldi, affinché questo possa avvenire. L'esperienza della casa dei bambini è giunta a una svolta. I bambini crescono e ormai bambini non sono più: la storia vuole che ci domandiamo se dobbiamo fermarci qui oppure se la nostra famiglia può crescere. Dopo aver riflettuto, parlato con gli amici con cui si condivide questo tratto di cammino e con i responsabili della Chiesa locale, siamo giunti alla conclusione di rischiare il passo successivo, cioè che la casa inizi a diventare un piccolo villaggio, accogliendo altri bambini e iniziando a cambiare lentamente il proprio volto. Il centro di Talgar è ormai una realtà e non solamente un sogno. Nell'arco di un mese l'ho visitato più volte insieme ad amici, al nunzio apostolico di Almaty e al nostro Amministratore Apostolico, perché vedendolo con i propri occhi potessero darmi un giudizio e aiutarmi a prendere la decisione finale. Tutti sono rimasti entusiasti del posto e ciascuno ha intravisto delle possibilità di sviluppo per il futuro. Il primo edificio che ristruttureremo servirà per accogliere i bambini di un orfanotrofio per handicappati di Almaty, che saranno nostri ospiti nell'arco di tre mesi, dal 1° giugno fino alla fine di agosto. Si prevede che, a gruppi di 10-15, in tutto accoglieremo circa 100-120 bambini. L'ultimo fine settimana l'abbiamo passato con i ragazzi a Talgar, iniziando a pulire e a riordinare il terreno intorno al primo degli edifici. Erano eccitatissimi, e l'immagine complessiva era quella di un film su un gruppo di pionieri o reduci che trovando una casa abbandonata da lungo tempo, iniziano a ripararla per viverci. La cosa bella è che, a quanto pare, la notizia si sta già diffondendo tra i vicini, i quali, interessati, sono venuti a sbirciare per capire chi fossero questi strani tipi che sembravano piovuti dal cielo. Mai come ora vi chiedo di ricordarci, perché fin dai primi passi questo luogo possa essere quello che il buon Dio vuole che sia. Con l'aiuto di alcuni amici in Italia e qui ad Almaty, siamo riusciti a «varare» anche la versione informatica della nostra Arca. Il nostro sito potrà diventare un comodo strumento di consultazione e di comunicazione reciproca per tutti coloro che ci vorranno visitare a distanza. Non ultima per importanza, la possibilità di sfogliare il nostro album di fotografie, nel quale potrete vedere alcuni momenti della nostra storia e i passi di questa nuova avventura. Nel frattempo si procede anche per altre vie, quelle burocratiche, per firmare tutti i nuovi contratti per l'allacciamento del telefono, dell'acqua, della luce e della fognatura. E sotto qualunque cielo ci si trovi, la burocrazia è sempre uguale. Preferiremmo zappare l'orto tutto il giorno, o ramazza in mano spazzare tutto il territorio del villaggio, piuttosto che passare ore e ore nei corridoi e negli uffici dove raramente si trova uno che ti sappia dire cosa bisogna fare o a chi è necessario rivolgersi. Ma portiamo pazienza. Dice la Bibbia che tutto concorre al bene, anche sopportare la burocrazia. In questo mese sono stati a visitarci diversi amici e persone che vogliono contribuire a realizzare il nostro sogno. Ci sono proposte concrete per sviluppare soprattutto l'aspetto della preparazione professionale, che potrebbero diventare utili per l'autofinanziamento del villaggio e, in futuro, per creare posti di lavoro per i nostri ragazzi. Alla fine del mese attendiamo la visita di due sposi novelli di Monza, Monica e Davide, che hanno deciso di vivere la loro luna di miele al servizio del villaggio dell'Arca. Ci auguriamo che sia un inizio promettente per il loro matrimonio, ma è sicuramente un inizio bellissimo per la nostra opera. Il 1° giugno, assieme al primo gruppo di bambini handicappati, ci saranno anche i nostri ragazzi, alcuni dei quali hanno già dato la disponibilità per mettere le loro capacità ed energie al servizio degli altri. Kolja senior, dopo alcuni mesi di apprendistato in un ristorante della città, proverà a fare il cuoco a tempo pieno nelle prime settimane di giugno. Natas˙a si occuperà dell'orto e del giardino. Dima senior degli animali (conigli, galline, oche, ecc). Lilja farà da aiuto educatrice per i più piccoli. Ma già in questi giorni alcuni di loro sono immersi nel lavoro di preparazione. Dopo il corso di cucito che alcuni hanno seguito nei mesi scorsi, abbiamo deciso insieme, invece di comprare la biancheria necessaria, di confezionarla da soli. Siamo andati al bazar e abbiamo acquistato la stoffa con la quale ora stanno preparando lenzuola, federe, asciugamani. Insomma, già da ora il lavoro non manca a nessuno. E adesso due parole sulla cerimonia di inaugurazione. Sarà un momento molto semplice anche se solenne e vissuto con passione. È stato infatti deciso in famiglia che non c'era modo migliore per inaugurare il villaggio se non con una bella partita di calcio. Quindi, salvo imprevisti, il 4 giugno alle 17.00 ora di Almaty (12.00 ora italiana) scontro di calcio l'Arca contro il Resto del mondo. Della squadra del Resto del mondo faranno parte don Eugenio Nembrini, l'ambasciatore spagnolo ad Almaty, alcuni italiani di varie società presenti qui per lavoro, e altre personalità che per ora non hanno ancora dato conferma. Arbitro, speriamo imparziale, il primo segretario dell'ambasciata italiana. Tutti i dettagli sull'incontro calcistico con relative fotografie dell'agenzia stampa, vi verranno fornite nel prossimo numero del bollettino. Per ora è tutto. Vi abbraccio e vi ricordo con affetto e riconoscenza,

padre Guido


©2000 La Nuova Europa nr. 4/2000