COLOSSEI DEL XX SECOLO
Romano Scalfi
I morti di Butovo


A partire dagli anni '80 in Russia sono iniziate le ricerche dei luoghi dove avvenivano le fucilazioni di massa.A tutt'oggi sono più di un centinaio, sparsi in tutto il paese. Nei pressi di Mosca c'è Butovo, dove sono state fucilate e seppellite nelle fosse comuni circa 70mila vittime.

Nell'URSS, del poligono di Butovo non si fa parola sino alla fine degli anni '80. Non se ne parla neppure dopo la destalinizzazione operata da Chruscëv. Alla fine degli anni '30, quando Ezov è sostituito da Berja, vengono liberati un certo numero di detenuti politici condannati a pene minori, ma il disgelo è di breve durata e presto tutto ritorna come prima. Nel 1956 ha inizio la riabilitazione vera e propria, che si protrae fino al 1988, anche se negli anni '70 e '80 viene "riabilitato" parzialmente perfino Stalin. A partire dalla fine degli anni '80 sono iniziate in Russia le ricerche dei luoghi in cui si svolgevano le fucilazioni di massa e delle fosse comuni dove venivano sepolte le vittime della repressione comunista. A tutt'oggi sono stati scoperti più di un centinaio di questi poligoni e cimiteri. I più noti sono: nei sobborghi di Mosca, Butovo e Kommunarka; Levasovo presso San Pietroburgo; Bykovnja presso Kiev; Kuropaty presso Minsk; Katyn' presso Smolensk; Mednoe presso Tver'; Kolpasevskij Jar nella provincia di Tomsk; Sandormoch in Carelia e ancora nelle province di Magadan, Voronez, Novgorod, Novosibirsk, Rjazan', Tula, Jaroslavl', alle isole Solovki, nella repubblica di Komi, nelle regioni di Astrachan', Bijsk, Vladivostok, Vladimir, Vorkuta, Irkutsk, Kotlas, Noril'sk, Perm', Char'kov e in molte altre. Nei dintorni di Mosca sono stati scoperti cinque luoghi in cui sono sepolte le vittime delle repressioni politiche. Dal 1993 il poligono di Butovo è oggetto di particolari ricerche oltre che luogo di suffragio (1). Nel 1994 è nata l'"Associazione dei parenti dei fucilati a Butovo" che, tra l'altro, si è assunta l'incarico di costruire sul luogo una chiesa ortodossa a ricordo delle vittime. La chiesa è stata dedicata ai nuovi martiri e confessori della Russia. L'associazione Memorial si è impegnata a ricercare negli archivi della polizia segreta, così come attraverso le testimonianze dei sopravvissuti, tutte le notizie sui fucilati, "perché non venga meno la memoria". Sul poligono di Butovo sono usciti a Mosca quattro grossi volumi in cui sono elencate le vittime che trovarono la morte per fucilazione in quel luogo, brevi cenni biografici, le motivazioni della condanna, la data della fucilazione e della riabilitazione. I libri sono stati stampati con la partecipazione della Commissione permanente interministeriale del governo di Mosca per reintegrare i diritti delle vittime delle repressioni politiche. Tra i membri del consiglio di redazione c'è V. Dunaeva, co-presidente dell'associazione "Memorial". Da questi "libri della memoria" attingiamo le notizie qui riportate. Dai documenti risulta che durante la punta massima della repressione (1937-1938) furono fucilate 688.000 persone delle 826.645 uccise dal 1918 al 1953; di queste, a Mosca e nella provincia di Mosca dal 1935 al 1953 furono condannate alla pena capitale 27.508. Bisogna, però, tener conto che un gran numero di persone condannate in altre repubbliche, province e regioni venivano giustiziate nella capitale e che quindi il numero dei fucilati a Mosca e provincia può essere in realtà molto più alto. Il calcolo approssimativo delle vittime sepolte nel poligono di Butovo, sulla base degli scavi effettuati è di circa 70.000 persone. Una lista parziale dei fucilati tra l'agosto 1937 e l'ottobre 1938, ritrovata negli archivi del KGB, elenca 20.675 persone uccise. La repressione di massa inizia con l'ordine operativo n. 00447 del 30 luglio 1937 "Per la repressione dei kulaki, dei delinquenti e di altri elementi antisovietici", firmato da Ezov. Per elementi antisovietici si intendono "membri dei partiti antisovietici, ex bianchi, gendarmi e impiegati della Russia zarista". Gli elementi antisovietici sono divisi in due categorie. Alla prima appartengono gli avversari più pericolosi, che venivano immediatamente arrestati, consegnati al tribunale speciale (la Trojka) e fucilati, alla seconda i meno pericolosi che venivano arrestati e condannati a 8 o 10 anni di lager. Gli arresti venivano pianificati preventivamente dai vertici, in base a considerazioni di opportunità politica. Nella provincia di Mosca, per esempio, il piano prevedeva 5.000 arresti della prima categoria e 30.000 della seconda. L'ordine operativo n. 00439 del 25 luglio 1937 prevedeva l'arresto di cittadini di origine tedesca, quello n. 00485 l'arresto di polacchi e lettoni. L'attuazione del piano fu affidata a L. Zakovskij (a sua volta fucilato il 29 agosto 1938) e a G. Jakubovic, presidente della Trojka di Mosca, fucilato il 26 febbraio 1938. Il responsabile generale delle purghe contro le nazionalità era M. Frinovskij (fucilato l'8 febbraio 1940). Gli incaricati alla fucilazione erano di norma ufficiali della polizia segreta, convinti come Eichmann, responsabile della "soluzione finale" della questione ebraica, di svolgere un lavoro utile alla società e necessario per la causa del comunismo. Per questo motivo, prima di fucilare le vittime, si sentivano in dovere di insultarle come "nemici del popolo". La fucilazione al poligono di Butovo era la conclusione, spesso desiderata dalla vittima stessa, di una serie di maltrattamenti volti a distruggere la persona prima dell'esecuzione capitale. L'imputato doveva riconoscersi colpevole. Il mezzo normale per ottenere la confessione era la tortura. Documenta una testimone, la finlandese Ajno Kuusinen, "Voglio parlare di una giovane lettone che era con me, nella stessa cella, nella prigione di Butyrki. Un giorno i carcerieri la prelevarono dalla cella e vi fece ritorno dopo una settimana. Il suo volto era completamente cambiato, deturpato da profonde borse nere sotto gli occhi. In cella di rigore la costringevano a stare accovacciata su un tavolino rotondo e sulla testa, giorno e notte, le facevano gocciolare dell'acqua. Al mattino le davano un pezzo di pane e un bicchiere d'acqua. Alla sera del secondo giorno la febbre le era salita altissima e aveva perso conoscenza. Quando rinvenne, la legarono nuda su una panca e cominciarono a picchiarla con dei tubi di gomma finché non perse di nuovo conoscenza. Le versavano addosso dell'amido bollente e la torturavano nuda giorno e notte".

Gli antifascisti italiani fucilati a Butovo
Negli elenchi, appena pubblicati, delle migliaia di persone fucilate al poligono di Butovo e a Kommunarka tra il 1937 e il 1938, troviamo anche nomi di italiani. Alcuni sembrano essere russi di origine italiana, molti altri erano invece membri del partito comunista o semplicemente antifascisti, rifugiatisi in Unione Sovietica per sfuggire alla persecuzione del regime di Mussolini, o per dare il proprio contributo a uno Stato di cui condividevano i valori ideali. Vennero arrestati e fucilati per lo più con l'accusa di spionaggio a favore dell'Italia fascista. Tra la metà degli anni '50 e gli anni '60 furono quasi tutti riabilitati post mortem. Per alcuni di loro, invece, la riabilitazione è stata possibile solo dalla fine degli anni '80.L'elenco degli italiani è riportato sul numero 2-2001 de "La Nuova Europa".

Le categorie dei fucilati

1. Statisticamente figurano al primo posto i lettoni. La comunità lettone viveva a Mosca da 150 anni e contava 14.650 persone. Tra loro c'erano operai, impiegati negli uffici e nelle aziende statali, insegnanti e alcuni scienziati… Gli arresti in massa dei lettoni incominciarono nel novembre del 1936 e si protrassero per due anni. I "libri della memoria" riportano i nomi di 1.142 lettoni fucilati a Butovo. Nel calendario delle fucilazioni sono rimaste tristemente famose due date: il 3 febbraio 1938 furono fucilati 229 lettoni, il 28 febbraio dello stesso anno, 74. A questi si devono aggiungere ancora 308 lettoni fucilati in altri luoghi di Mosca e della provincia.Furono fucilati tutti i dirigenti del circolo culturale lettone "Prometej", gli attori del teatro nazionale lettone "Skatuve" e i migliori rappresentanti della cultura nazionale lettone. Nella deposizione dell'accusato Radzivilovskij, che sarebbe stato fucilato a sua volta a Butovo, leggiamo: "…Chiesi a Ezov come mettere in atto concretamente le sue direttive sulla scoperta di una [presunta] congiura dei lettoni ed egli mi rispose che non bisognava preoccuparsi della mancanza di prove concrete; bastava individuare alcuni lettoni iscritti al PC e strappare loro le dovute confessioni. Con questa gente non c'era bisogno di fare tante cerimonie; i loro casi dovevano essere esaminati in modo generico. Occorreva dimostrare che erano spie e sabotatori".

2. I polacchi fucilati al poligono di Butovo seguono i lettoni per numero. L'accusa mossa loro, come a tutti i gruppi nazionali non russi, era di spionaggio: venne usata contro gli estoni, i polacchi, gli ebrei, gli ungheresi, i serbi, i lituani e gli italiani. Nell'ottobre 1937 furono fucilati i quadri del PC polacco e in seguito gli appartenenti ai vari circoli culturali polacchi, comprese le associazioni studentesche. Secondo le deposizioni di Redens, capo dell'NKVD di Mosca arrestato a sua volta nel 1938, "in poche ore, seguendo il metodo dell'album, riuscivamo a condannare 500-600, a volte perfino mille persone, e la sentenza nel 95% dei casi era la fucilazione… Terminato il processo si stendeva il verbale e lo si passava per la firma a Ezov, il quale di norma dava solo un'occhiata all'ultima pagina e ridendo chiedeva al segretario quanti polacchi ci fossero". Il metodo dell'album consisteva nel giudicare le persone non singolarmente, ma per blocchi: un elenco di nomi che il giudice istruttore aveva preparato. La firma di due giudici era sufficiente per confermare la colpevolezza degli imputati.

3. I tedeschi. Erano presenti in Russia fin dal tempo di Pietro il Grande e Caterina II (XVIII secolo). Su una rivista di Mosca ("Moskovskij Zurnal" 12.4.1938 ) si poteva leggere: "Ogni tedesco che vive all'estero è un agente della Gestapo…". Con questa dichiarazione la giustizia di Stato era autorizzata a procedere contro ogni tedesco. Per l'occasione fu inventata "L'associazione spionistica fascista Hitlerjugend", che permise di liquidare un buon numero di tedeschi. Quasi tutti gli arrestati si dichiararono colpevoli e finirono a Butovo. Dall'8 agosto 1937 al 19 novembre 1938 furono fucilati circa 600 tedeschi. Sorokin, giudice istruttore sotto Ezov (a sua volta caduto in disgrazia ai tempi di Berija e fucilato) durante il processo tentò di scusarsi: "Che cosa potevo farci se, secondo le direttive firmate da Ezov, i tedeschi venivano arrestati solo per il fatto di essere tedeschi… e da loro si ottenevano confessioni semplicemente assurde?".

A cadere vittime di questa "fabbrica della morte" erano soprattutto persone appartenenti alle categorie più a rischio: i nobili, i borghesi, i trockisti e tutti i socialisti e gli anarchici che non erano passati al bolscevismo, il clero e chiunque fosse sospettato di antipatia nei confronti del regime.

Alcuni capi d'accusa sarebbero persino ridicoli, se non avessero avuto conseguenze tragiche: "Per aver raccontato barzellette antisovietiche fra i detenuti del lager, fucilato" (Janko Dmitrij Petrovic); "Perché moglie di una spia, fucilata" (Jankovic Marija); "Per aver protestato contro il basso salario degli operai del settore trasporti, fucilato" (Salaev); "Per aver disapprovato l'aumento delle ore di lavoro, fucilato" (infermiere Prokof'ev Gerasim); "Per negligenza sul lavoro e per aver espresso compassione verso i nemici del popolo fucilati, fucilato" (Poskovskij); "Per sospetta attività spionistica, fucilato" (Pronin); "Per aver imposto agli studenti un programma troppo oneroso, fucilato" (Xon-Kim-Pio, coreano); "Per non aver denunciato un nemico del popolo, fucilato" (Kobjakov); "Per un ritratto poco rispettoso di Ezov pubblicato sulla rivista "Krokodil", fucilato" (Zalit Fëdor); "Per simpatia verso i clericali, fucilato" (Aleksandrov); "Per aver predicato in favore della pace, fucilato" (Kaizer); "Per aver nascosto la sua provenienza sociale di kulak, fucilato" (Karpov); "Per aver diffuso notizie sulla dura condizione dei contadini, fucilato" (Klimov); "Clericale attivo, fucilato" (Bystrov).

 

NOTE:

1. Per notizie più dettagliate sull'argomento, si veda: Ai morti senza nome; Sergij di Solnecnogorsk, Butovo, 9 maggio 1994; Dmitrij Sachovskoj, Finalmente la croce…, "La Nuova Europa" n. 2, 1995, pp. 66-74.


© La Nuova Europa nr. 2/2001