CI SCRIVONO


La chiesetta di padre Nicola

Camerino, 11 giugno 2000


Spettabile Russia Cristiana, in questa lettera vorrei raccontare un fatto che mi ha molto colpito. Lo scorso settembre sono stato all'università di Cluj in Transilvania, per un periodo di insegnamento. Una domenica pomeriggio nella città di Blaj ho conosciuto padre Nicola Lupea, un anziano sacerdote greco-cattolico di ottantadue anni, di cui sedici trascorsi parte in carcere e parte ai lavori forzati. Negli anni del dopoguerra la dittatura comunista aveva soppresso la Chiesa greco-cattolica, ma neppure dopo il crollo dei muri del 1989 questo anziano sacerdote è riuscito a ottenere la chiesetta del paese di cui era parroco. Oggi padre Nicola è direttore spirituale del seminario di Blaj e parroco di Tjur, un piccolo villaggio nei pressi di Blaj, dove però non dispone di una chiesa e la domenica celebra la liturgia in un'aula dell'asilo. Infatti la chiesa di Tjur è stata confiscata dal governo comunista nel 1948 e non è stata più restituita ai legittimi proprietari.

Il grande desiderio di padre Nicola è oggi quello di ridare al villaggio una chiesetta nella quale poter celebrare dignitosamente la liturgia e le altre funzioni religiose. Ha chiesto a me e a un gruppo di persone che mi accompagnavano un contributo per costruirne una nuova: a questo scopo la diocesi di Camerino, tramite la Caritas diocesana, ha già versato al sacerdote una somma che permetterà l'inizio dei lavori, ma servirebbe ancora un aiuto. Sono tornato in Romania nel maggio scorso, mi sono incontrato di nuovo con padre Nicola e anche questa volta sono rimasto molto emozionato. Appena rientrato, ho deciso di scrivere un appello, che sto inviando ad amici e conoscenti. Ho pensato di mandarlo anche a Russia Cristiana con la preghiera di pubblicarlo: non tanto per raccogliere fondi, quanto per far conoscere ai lettori questo fatto, che, pur essendo uno fra i tanti, mi ha coinvolto personalmente. Quella di padre Nicola è una storia molto dolorosa, che nel dopoguerra ha accomunato tutti i sacerdoti e i vescovi greco-cattolici della Romania e merita di essere brevemente raccontata. Nell'ottobre del 1948 il governo comunista della Romania soppresse la Chiesa greco-cattolica perché, contrariamente a quella ortodossa, era unita alla Chiesa universale di Roma, cioè al papa. Il Vaticano era considerato allora come una potenza straniera e reazionaria, che avrebbe esercitato un'"influenza nefasta" sulla Romania. Tutte le chiese (circa 1500), i monasteri e i seminari vennero confiscati e chiusi, i vescovi e molti sacerdoti furono imprigionati senza processo e senza condanna, il clero disperso. In quell'anno in Romania c'erano dodici vescovi greco-cattolici: sette morirono in carcere di stenti e di malattie, gli altri sopravvissero alla grande persecuzione e dopo sedici anni furono rimessi in libertà, ma senza poter più esercitare la loro funzione pastorale. Nel 1969 Paolo VI aveva nominato cardinale l'arcivescovo Iuliu Hossu, uno dei pastori sopravvissuti alla grande persecuzione, ma questi non ebbe neppure la possibilità di venire a Roma per la cerimonia di investitura e così la sua nomina rimase segreta, come "cardinale in pectore". Monsignor Hossu morì a Bucarest nel 1970 a ottantacinque anni, di cui ventidue passati a testimoniare la propria fede nella sofferenza. Ora è da tutti riconosciuto come il cardinale martire della Chiesa greco-cattolica romena. Dopo il 1989 la Chiesa greco-cattolica ha riacquistato il diritto di esistere e la libertà, ma gli edifici di culto non vengono più restituiti, salvo qualche rara eccezione. Quindi, per parecchio tempo i sacerdoti superstiti e quelli consacrati in clandestinità nel periodo delle catacombe hanno celebrato la liturgia domenicale all'aperto: sulle piazze e nei cortili, esposti alle intemperie, al gelo e alla pioggia d'inverno, alla canicola d'estate. Nonostante le molte e persistenti difficoltà, la Chiesa greco-cattolica a poco a poco è rinata: nelle città e nei paesi si sono ricostituite le comunità parrocchiali, sono stati riaperti i seminari, consacrati nuovi sacerdoti e vescovi, tra cui monsignor Virgil Bercea, vescovo di Oradea, che nello scorso mese di ottobre è stato a Camerino. Padre Nicola, quando è stato rimesso in libertà, si è ritirato nel suo villaggio natale, dove ha vissuto assistendo la madre anziana e malata, senza poter esercitare il proprio ministero. Quando le circostanze lo permettevano, celebrava la liturgia di nascosto in qualche casa privata. Dopo il 1989 è tornato a Blaj, una città di antica tradizione greco-cattolica che il poeta nazionale romeno Mihai Eminescu aveva definito la "piccola Roma" per le sue affinità storiche e culturali con la capitale del cristianesimo. Pur tra mille difficoltà la cattedrale di Blaj, che possiede una delle più belle iconostasi della Romania, è tornata ai greco-cattolici. Durante la liturgia inaugurale, anche padre Nicola ha avuto la gioia di celebrare: per la Chiesa greco-cattolica in Romania i martiri non sono un'astrazione, un semplice nome: hanno un volto, sono conosciuti da tutti, con loro si può parlare e conversare e lui è uno di questi. Tjur è un villaggio abitato quasi esclusivamente da contadini. Tutte le case sono a un solo piano, circondate da orti e frutteti, più in là prati e campi si stendono a perdita d'occhio: un villaggio romeno come tanti altri, dove la povertà è vissuta con grande dignità e speranza nel futuro. Quando padre Nicola celebra la liturgia in un'aula dell'asilo, le donne arrivano con il caratteristico fazzoletto nero in testa e con un mazzolino di fiori in mano, gli uomini con il vestito della festa. L'aula è ben presto gremita e padre Nicola, con l'aiuto di alcuni studenti di teologia di Blaj, comincia a celebrare. La difficile situazione economica e sociale della Romania non permette a padre Nicola di vedere realizzato il suo sogno di costruire una nuova chiesa, e il sacerdote chiede un aiuto materiale a chi lo può dare. Non si può rimanere indifferenti all'appello di un anziano prete, che ha passato sedici anni di persecuzioni, di carcere e di lavori forzati, e che non chiede nulla per sé, ma soltanto una chiesetta per i suoi fedeli. Rispondere positivamente a padre Nicola vuol dire anche soddisfare un'insopprimibile tensione alla libertà e un elementare diritto dell'uomo. Ringraziando per l'attenzione, porgo i più distinti saluti,

prof. Franco Pedrotti
P.S. Chi volesse contribuire, può utilizzare il c.c.b. n. 6076, intestato a Caritas Diocesana di Camerino, presso la Banca delle Marche, sede di Camerino, cod. ABI 6055, CAB 68830, specificando la causale per la chiesa di Tjur.


©2001 La Nuova Europa nr. 1/2001