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Cattolici e ortodossi. La Chiesa è una

In un recente testo sulla situazione religiosa in Russia (Religija i obscestvo, Mosca 2002), Sergej Filatov, ortodosso, docente di statistica, analizza anche i rapporti fra cattolici e ortodossi. "E' un fatto - afferma - che negli ultimi dieci anni lo sviluppo del cattolicesimo in Russia si scontra con un crescente umore anticattolico". Quando le cose andavano male per tutti era più facile trovare un comune accordo, almeno nei lager. Non sempre la libertà politica facilita la concordia. Questa antipatia s'innesta ora su rami che non sono soltanto religiosi. Dopo la caduta del comunismo le speranze di poter risolvere facilmente e in fretta i problemi socio-economici e restaurare una società disastrata in una convivenza "libera e ordinata" secondo il modello dell'Occidente, sono state gradualmente sostituite da una reazione negativa verso tutto ciò che sa di occidentale. E questo soprattutto negli strati della popolazione più feriti dal cambiamento di regime e in certi ambienti intellettuali che si richiamano alle correnti nazionaliste di un tempo passato e recente. Scomparso il comunismo bisognava pur trovare chi incolpare per tanti disagi economici e difficoltà religiose. Niente di più facile e alla mano che rispolverare sentimenti tradizionali. L'antipatia antioccidentale e specificatamente anticattolica ha una lunga storia in Russia, una storia più o meno gloriosa che si è sviluppata accanto a un'altra corrente, altrettanto viva e ricca di simpatia verso il cattolicesimo. Si può dire con Filatov che il cattolicesimo nelle vicende della Russia ha sempre potuto vantare il primato dell'odio e dell'amore rispetto alle altre confessioni religiose. Anche oggi nel Patriarcato di Mosca si può incontrare un vescovo (come quello di Taskent) che in una lettera pastorale definisce il Papa "anticristo" e il cattolicesimo più lontano dalla ortodossia dell'islam; ma si può trovare anche una comunità di monaci che registra l'orologio sull'ora di Roma per sintonia con il Pontefice cattolico. E' fuori dubbio che oggi in Russia i sentimenti anticattolici predominano su quelli filocattolici, ma è altrettanto vero che questi ultimi trovano un consenso sempre maggiore fra i giovani e gli intellettuali, certamente un consenso numericamente limitato anche per la devastazione prodotta dalla secolarizzazione che coinvolge cattolici, ortodossi e qualsiasi altro tipo di religiosità autentica. L'anticattolicesimo russo, nonostante la vernice religiosa, anche oggi ha un carattere soprattutto politico-culturale, che spesso si cela dietro il fatto che il nazionalismo neocumunista e il nazionalismo pseudoreligioso si influenzano e si sostengono a vicenda e usano spesso lo stesso linguaggio "religioso": "il complotto cattolico", "l'invasione cattolica", "gli intrighi dei gesuiti" e perfino il "complotto giudaico, massonico, cattolico". Anche l'accusa di proselitismo che il Patriarca Aleksij II muove ai cattolici, come la reazione esasperata alla trasformazione delle amministrazioni cattoliche in diocesi vanno rilette alla luce del neonazionalismo religioso. Risveglio di fede o rigurgito di antico filetismo (l'eresia nazionalistica condannata dalla stessa Chiesa ortodossa)? Si possono ammettere e condannare spiacevoli episodi di proselitismo cattolico (non diverso da quello che la Chiesa ortodossa svolge in Occidente senza alcuna reazione dei cattolici); si può discutere sull'opportunità in questo frangente di trasformare le amministrazioni apostoliche in diocesi, ma l'ossessionante campagna anticattolica sa più di propaganda politica che di amore ecclesiale. "Il fenomeno del cattolicesimo russo attuale non si può spiegare - conferma Filatov - con l'attività missionaria proselitistica della Chiesa cattolica. Questa attività è insignificante. Al di là di questa attività esiste una reale tensione naturale, spontanea verso il cattolicesimo di una parte della società russa. Questo è anche confermato dalla composizione sociale delle comunità cattoliche. Esse sono in gran parte fondate da giovani, soprattutto universitari e intellettuali; sono persone attive sensibili ai segni dei tempi... Nonostante l'opposizione della gerarchia, sta acquistando terreno sia fra i laici che in alcuni settori del clero ortodosso una tendenza culturale religiosa che si richiama a Vladimir Solov'ev secondo il quale non vi è differenza fra ortodossia e cattolicesimo". In questa minoranza ortodossa che si richiama a Solov'ev, a nostro parere, non possiamo semplicemente vedere una posizione filo-occidentale. Questa minoranza poggia su un saldo fondamento ecclesiologico sostenuto anche da altri insigni teologi ortodossi; secondo costoro, la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa non sono due Chiese, ma una Chiesa. In questa visione l'appartenenza a Cristo è preminente ad ogni altra appartenenza sia nazionale che culturale; in questa visione la pluriformità non è un ostacolo all'unione, ma un comune arricchimento; in questa visione ogni Chiesa è particolare e universale nello stesso tempo, come la persona umana. Solo con una più grande passione per Cristo e per la sua Chiesa, che rimane una nonostante il peccato dell'uomo, la passione comune cattolico-ortodossa può superare l'estraneità ed esprimere il mistero dell'unità oscurato dal peccato comune. Nello studio di Filatov vi è una rilevazione statistica di grande interesse: nelle diocesi ortodosse dove l'azione missionaria è debole, i vescovi sono normalmente animati da una forte antipatia verso i cattolici; al contrario dove ferve non solo l'azione liturgica, ma anche quella culturale, missionaria e caritativa l'accordo con i cattolici è più facile e concreto. Anche la nostra limitata esperienza lo può confermare.

P.S. Cfr. l'appello di monsignor Kondrusiewicz.


© 2002 Nuova Europa 5/2002 Russia Cristiana