"L'esperienza delle Chiese unite e il suo significato per il futuro
del cattolicesimo e del dialogo ecumenico in Russia"

Introduzione

di Paolo Pezzi

L'idea dell'unità della Chiesa nell'eredità di Andrej Szeptyckyj (1900-44)

di Oksana Hajova

Il metropolita Andrej Szeptyckyj (1865-1944) è una straordinaria figura carismatica dell'unità cristiana non solo all'interno della Chiesa greco-cattolica ucraina, ma anche per la Chiesa cristiana universale. Il suo saldo radicamento nell'amore a Cristo e nella tensione a ricomporre l'unità del suo corpo lacerato dalle divisioni, il suo profondo amore alla tradizione della Chiesa orientale e insieme la ferma consapevolezza del fondamento costituito dalla cattedra di Pietro dettarono il suo vastissimo programma di azione e di riforma, che toccò i più diversi aspetti: dal ritorno alla purezza della liturgia orientale, al rinnovamento monastico, alla riorganizzazione delle strutture canoniche, fino all'attività di formazione culturale, di ricerca e di dialogo ecumenico. La sua eredità spirituale resta un luminoso paradigma per ogni tipo di lavoro volto alla ricostruzione dell'unità fra le Chiese.

La specificità dell'esperienza dei cattolici russi.

di Aleksej Judin

Pur rappresentando un fenomeno di dimensioni ridotte rispetto al paese, in Russia il cattolicesimo conta ormai una storia secolare e inscindibilmente legata alla tradizione della Chiesa orientale. Proprio sulla storia del cattolicesimo russo di rito orientale si incentra la riflessione dell'autore, che ne offre una periodizzazione lucida e puntuale (a partire dagli inizi del XIX secolo), mettendo in luce la ricchezza spirituale e i problemi aperti in ciascuna delle fasi della sua storia: dalla comparsa dei primi cattolici-convertiti e dallo svilupparsi della loro attività nell'emigrazione, al sorgere delle prime comunità di cattolici orientali in Russia, fiorite all'inizio del XX secolo sotto la paternità spirituale del metropolita Szeptyckyj, fino alla creazione dell'esarcato nel 1917 e alle persecuzioni sovietiche. Il "movimento cattolico russo" prosegue quindi nell'emigrazione, per poi riemergere anche in URSS a partire dagli anni '70 sotto forma di comunità catacombali; dall'inizio degli anni '90, infine, subentra una nuova fase, caratterizzata dalla ricerca di un proprio posto nella vita religiosa della Russia postsovietica.

Il significato della tradizione bizantina per la presenza cattolica in Russia oggi

di Evgenij Gejnrichs

Il cattolicesimo oggi in Russia si trova di fronte al non facile compito di scoprire il proprio autentico volto, all'interno della vocazione cristiana universale. La tradizione latina e quella bizantina sono parti complementari e necessarie della pienezza del Mistero cristiano, a cui bisogna necessariamente educare le giovani generazioni per sfuggire ai pericoli, sempre più incombenti (in Russia come nel resto del mondo), dell'omologazione e della disumanizzazione. Se la situazione politica ed ecumenica attuale non consente un'introduzione diretta del rito bizantino in Russia, la Chiesa latina non può ignorare il valore della riscoperta della tradizione bizantina e della stessa cultura russa ai fini del compito di evangelizzazione.

La Chiesa greco-cattolica in Ucraina oggi

di Lubomyr Husar

La "Chiesa unita" e la sua collocazione nella cattolicità

di Peter Erdo

Dal punto di vista canonico, qual è il rapporto fra le Chiese orientali sui iuris e la Chiesa latina? Non è corretto parlare di "uniatismo", bisogna invece sottolineare che si tratta di un rapporto di piena comunione con il successore di Pietro e Vicario di Cristo, che è anche centro visibile ed efficace dell'unità di tutti i cristiani. Questo significa anche affermare la pari dignità di tutte queste Chiese (una delle quali è anche la Chiesa latina), contro la tentazione di considerare i latini come i veri cattolici, mentre gli altri si aggiungerebbero alla corrente principale, e la necessità che cresca una sensibilità per le diverse possibilità giuridiche esistenti all'interno della Chiesa cattolica. Solo all'interno di questa concezione globale è possibile esaminare le diverse forme di autonomia e di contenuto giuridico della formula sui iuris, che hanno tutte uguale dignità, fondata sulla missione di annuncio e di testimonianza cristiana della Chiesa cattolica.

Unione delle Chiese e Chiese delle unioni (considerazioni tra storia e attualità)

di Cesare Alzati

Dopo aver sviluppato la storia della contrapposizione polemica tra latini e bizantini, divenuta dalla seconda metà dell'VIII secolo un aspetto costante nella vita dell'ecumene cristiana (e che, in seguito all'occupazione di Costantinopoli e della Romania ad opera dei latini nel 1204, divenne irriducibile nella sofferta esperienza dell'Oriente), l'autore prende in esame i diversi atti di unione inaugurati dal concilio di Ferrara-Firenze, che evidenziano una fenomenologia variegata e complessa, sottolineando che - mentre siamo soliti catalogare le Chiese "unite" come un fenomeno periferico e marginale di contaminazione tra realtà diverse - dal punto d'osservazione della regione dell'Europa centro-orientale, esse appaiono come il riflesso più compiuto dell'Europa stessa, in cui Oriente e Occidente convergono a determinare un comune spazio di civiltà. Nelle attuali reazioni ortodosse di opposizione di fronte alla ricomparsa delle Chiese unite, dopo il crollo del comunismo, si possono ravvisare una rigida interpretazione del principio di unità nazionale, che comporta necessariamente anche l'unità ecclesiastica, e preoccupazioni e riserve nei confronti del processo di integrazione europea, che tuttavia sono inevitabilmente destinate ad essere superate. C'è però anche un aspetto di contestazione alla politica vaticana, accusata di aggressione ai danni dell'ortodossia, che mette in luce una spesso inadeguata percezione cattolico-romana delle diverse identità ecclesiali, di cui le Chiese unite, del resto, sono le prime vittime. Bisogna quindi recuperare l'originaria idea di unione che ha caratterizzato l'esperienza storica delle Chiese unite, un'unione intesa non come antitesi e rottura rispetto alla comunione ortodossa, ma come allargamento dei propri orizzonti orientali per integrare in essi anche Roma e la comunione delle Chiese latine.