> EDITORIALE

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E' l'ora del secolarismo militante

Durante il regime comunista sovietico la Chiesa ha dovuto subire non solo la persecuzione violenta dell'ateismo militante, ma anche l'asservimento umiliante a progetti esclusivamente politici, estranei, quando non contraddittori alla natura stessa della Chiesa. Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Il tentativo folle di eliminare assieme a Dio anche la Chiesa, per assumerne le prerogative, è fallito. Ciò nonostante la situazione religiosa è tutt'altro che tranquilla. Come giustamente annotava il giovane vescovo ortodosso russo Ilarion Alfeev (vescovo di Vienna e di Budapest), un altro spettro aleggia sull'Europa, quello del secolarismo, che incombe sinistro tanto sulla Russia che sull'Occidente. Se, come diceva Sergej Averincev, l'ateismo comunista sovietico d'un tempo nascondeva l'idea che Dio esiste ma bisogna "farlo fuori" per poterglisi sostituire, il "secolarismo militante" (come lo definisce il vescovo Ilarion) di oggi intende emarginare Dio escludendolo sempre più dalla vita come valore insignificante. Non esiste più nessun valore assoluto, se non l'imperativo di negare ogni verità che pretenda di essere assoluta. Sotto tutti i cieli la persecuzione continua in forme per il momento più soft (ma non sempre), all'insegna della democrazia e del pluralismo. Di fronte al nuovo idolo che, emarginando Dio sfigura nello stesso tempo l'uomo, il compito dei cristiani non è quello di marciare all'attacco contro il nuovo nemico. La storia del samizdat ci ricorda che la resistenza del dissenso russo non ha mai considerato come compito primario la lotta contro il comunismo, ma l'impegno per la restaurazione dell'uomo in nome di Dio. "Il nostro è un nuovo umanesimo - scriveva un autore del samizdat-. L'umanesimo rinascimentale andava da Dio all'uomo e ha finito per dimenticare Dio e danneggiare l'uomo; il nostro è un umanesimo che parte dall'uomo per riscoprire Dio, fondamento e garanzia dell'umano". Di fronte all'invadenza mondiale del "secolarismo militante", problemi come il "proselitismo" e l'"uniatismo" vanno drasticamente ridimensionati, mentre si pone in evidenza la necessità di un rapporto più stretto e cordiale tra cristiani. Oggi più che mai ritorna attuale il motto di san Basilio: "Ridona forza alla Chiesa con la concordia". Questa è la nostra battaglia, sollecitata anche dalla disgregazione della persona e della società che accompagna la marcia del secolarismo sempre più militante. Durante la persecuzione comunista in Russia erano nati quasi spontaneamente comitati di solidarietà fra i cristiani delle diverse confessioni (ricordiamo come esempio il gruppo ecumenico di Sandr Riga e le piccole comunità ortodosse fondate da padre Aleksandr Men'). In nome della propria identità religiosa, senza scendere a compromessi con altre tradizioni e men che meno con il potere dominante, queste comunità trovavano la forza di rinvigorire la propria fede e condividere con tutti la passione per Cristo e per l'uomo. E' su questa linea che può rinascere un nuovo ecumenismo: meno legato a questioni territoriali e più realista, meno complessato e più sincero. Un ecumenismo più missionario e meno determinato dall'economia, più libero e meno compromesso, più mosso dalla passione che attento alle statistiche, più umano che diplomatico, più cordiale in nome di Cristo. Le altre strade per difendersi dal "secolarismo militante" possono sembrare più efficaci ma non offrono speranze durature. Non serve chiudersi nel proprio confessionalismo e neppure cercare un appoggio nel braccio secolare. Oggi il potere in Russia sembra voler imboccare, con il consenso di buona parte della popolazione, la strada del nazionalismo autoritario. Non ci affrettiamo a condannare l'autoritarismo putiniano, per ora moderato, in nome della democrazia occidentale; l'una e l'altro possono sfociare nel totalitarismo. Ma quello a cui non possiamo consentire, per il bene di entrambi, è l'indebita intromissione dello Stato nella vita della Chiesa, e la speranza ingenua della Chiesa che i suoi problemi di fondo possano essere risolti dalla mano pesante della polizia e da un'amministrazione civile che privilegia una parte discriminando le altre. E' recente l'obbligo imposto da alcune amministrazioni locali alle comunità protestanti di presentare la lista di tutti gli aderenti e di certificare ogni attività economica e sociale, minacciando in caso contrario di togliere la registrazione alle comunità. Il fatto di approvare simili interventi è più dannoso per la Chiesa che per lo Stato, se essa crede di poter fermare "l'espansione" (in realtà poderosa) del protestantesimo con mezzi impropri, trascurando la vera forza che proviene dalla missionarietà e dalla concordia ecumenica. "Ridona forza alla Chiesa con la concordia".

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