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Bruno Negri (1939-2003)

Il 16 marzo scorso è mancato il diacono Bruno Negri, che dal 1989 svolgeva il suo servizio a Russia Cristiana. Riportiamo l'omelia tenuta da padre Scalfi al funerale, il 18 marzo scorso.

Perché il Signore, che ci ama sempre, parla a noi nel dolore di aver perso un padre, un marito, un carissimo amico? Sappiamo che non possiamo avere la pretesa di capire, Lui ci ha fatto col diritto di disporre della nostra vita, ma questo non ci basta. Abbiamo bisogno di capire come mai, Lui che ci vuole tanto bene, non ci lascia giungere tranquillamente a una serena vecchiaia. Anch'io mi son detto: "Perché non prende me, che sono vecchio...?". Il Signore ci ha creati per amore, ci fa vivere nella sua misericordia e ci accoglie in Paradiso, sempre ed esclusivamente per amore. Anche se noi non possiamo giudicare il perché di questo dolore, sappiamo che per noi c'è una certezza fondamentale di ogni giorno e di ogni istante: il Signore ci vuol bene in tutte le cose che fa e che permette. Nulla sfugge alla sua provvidenza. Come dice san Paolo: "Il Padre ci ha destinati alla salvezza", la salvezza in Paradiso, come la salvezza qui, su questa terra. Quando pensa a noi non può che pensare di salvarci, cioè di farci del bene. "Ci ha destinati alla salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, il quale è morto per noi, affinché, sia che vegliamo, sia che dormiamo, viviamo insieme con Lui". Cristo è morto per noi ed è morto per amore: Lui mi ha preso per mano e, come dice il Salmo, "mi guiderà con il suo consiglio e mi accoglierà nella Sua gloria". Quindi i pensieri di Dio su di noi sono tutti buoni, sono tutta sapienza: Lui domanda soltanto la fede, per poter riversare su di noi la sua bontà, perché possiamo sperimentare che la confidenza in Lui, la fede nel suo amore ci rendono capaci di sopportare ogni dolore e di trasfigurarlo, di renderlo fecondo per ciascuno di noi e per la Chiesa.
Il diacono Bruno ci è maestro esemplare nella fede: viveva di fede. Le ultime parole che ho sentito da lui, sabato scorso, sono state: "Come faccio, Padre Romano, non posso leggere il breviario [era impossibilitato dal casco che doveva tenere per respirare] e desidererei molto leggerlo un po' di più". So che lo leggeva con passione, con amore, scrupolosamente, non semplicemente per assecondare una legge; ma non si accontentava del breviario: cercava di passare la sua vita nella preghiera. La giaculatoria che in ogni momento lo accompagnava era quella del pellegrino russo: "Signore Gesù, abbi pietà di me peccatore" e spiegava: "Così mi sento in pace, nelle mani della misericordia di Dio". Bruno desiderava passare la giornata all'ombra della misericordia di Dio. Andando alla radice del significato della parola misericordia, svanisce la paura di essere condannati. Perciò effondi, o Signore, la Tua misericordia su di lui.
Un uomo di preghiera, e quindi di fede. Uomo anche concreto: la sua fede non lo portava all'intimismo, lo portava all'azione: era l'amministratore di Russia Cristiana. Preghiera e amministrazione per lui non erano in contrasto, ma la testimonianza di una fede autentica, che cerca prima di tutto e soprattutto Dio e poi lo vuole incarnato nel proprio lavoro, nel proprio servizio. Diacono vuol dire servitore: lui era veramente un servitore, in Russia Cristiana, nella parrocchia. Gratuitamente; non solo non domandava niente, ma ci aiutava. E' stato un esempio, un uomo di fede, capace di servire, perché l'amore a Dio che non si concretizza in un amore al prossimo non è neppure autentico amore cristiano. Anche se lo pensiamo in Paradiso, continuiamo a pregare per lui, perché, come dice la Liturgia, "nessun vivente è senza peccato". Lo affidiamo alla misericordia di Dio e lo affidiamo alla memoria di ciascuno di noi, per continuare ad essere fedeli alla consegna che Dio ci ha affidato e concreti nel servizio, una consegna che si esprime in amicizia vera. Credo che nulla sia più efficace della fede che diventa comunione fra di noi. In questo momento non possiamo dimenticare l'aria di guerra che respiriamo. Lui è nella comunione con la Trinità e con i santi ed è in comunione con noi. Noi dobbiamo rendere questa comunione più evidente, più espressiva, un'amicizia forte, non solo perché soltanto così anche la nostra natura raggiunge la sua espressione più bella, ma per questo mondo, soprattutto oggi che ha bisogno di pace. Non crediamo in una pace che non sia fondata - come ci testimoniava Bruno - nel rapporto con Dio e nell'amicizia fra di noi.


© 2003 Nuova Europa 3/2003 Russia Cristiana