In varietate concordia

Il 27-28 aprile scorsi si è svolto a Villa Ambiveri (Seriate) il Convegno internazionale su "L'esperienza delle chiese unite ed il suo significato per il futuro del cattolicesimo e del dialogo ecumenico in Russia". Il Convegno ha visto riuniti cattolici e ortodossi, latini e bizantini in uno spirito di amicizia schietta e costruttiva. Contrariamente ad una certa mentalità che trova generosa accoglienza anche in ambito cattolico, gli studiosi che sono intervenuti sono stati concordi nel sostenere che non solo le Chiese unite hanno il diritto di esistere e non possono essere ostacolate o ignorate per motivi "ecumenici", ma sono chiamate a svolgere un compito di "mediatrici" fra latini e bizantini, e nello stesso tempo a impedire in ambito europeo che la globalizzazione si trasformi in massificazione. Gli atti del Convegno saranno pubblicati sul n. 5 (2001) de "La Nuova Europa". Di seguito riportiamo la conclusione della lezione del professor Cesare Alzati "Unione delle Chiese e Chiese dell'Unione" che esprime in sintesi l'anima del Convegno. "Nell'attuale processo di globalizzazione , l'antitesi alla omologazione culturale non può che essere una integrazione come "concordia di diversità" : è questa la condizione che, pur tra contraddizioni e difficoltà, ha caratterizzato l'esperienza storica delle Chiese unite, esperienza di ortodossi che hanno voluto essere partecipi della comunione cattolica e uniti alla Chiesa di Roma, e di uniti alla Chiesa di Roma che hanno voluto continuare ad essere orientali. E tanto più la loro testimonianza potrà essere feconda nel contesto europeo, quanto più essi saranno in grado di ricuperare la loro originaria idea di unione, intesa non come antitesi e rottura rispetto alla comunione ortodossa, ma come allargamento dei propri orizzonti orientali per integrare in essi anche Roma e la comunione delle Chiese latine. In una sifatta prospettiva le Chiese unite, anziché motivo di inciampo, potranno nei loro paesi e in Europa costituire un fattore decisivo d'integrazione. Del resto il loro stesso esistere comporta che sia superata ogni forma di integrismo nazionalista, che si accetti compiutamente la diversità, e che pienamente si riconosca che l'Europa, realtà a due polmoni, solo nel pieno riconoscimento di essi e nella loro ricomposizione potrà trovare pacifica concordia. Queste parole, nella congiuntura storica che stiamo vivendo, e tenendo conto del clima ecclesiastico che vediamo attorno a noi, possono apparire decisamente inattuali, ma è da chiedersi se non siano in realtà inattuali le manifestazioni di Atene contro l'Unione Europea e le contese fra ortodossi e uniti nell'Europa centro-orientale. La civiltà europea si trova ad una svolta epocale. Non è più in gioco semplicemente l'interpretazione teologica di una formula dogmatica comunemente professata. E' a tutti evidente il tentativo in atto di cancellare nella vita sociale e nella formazione culturale delle nuove generazioni ogni effettivo riconoscimento della signoria di Dio sul mondo e della salvezza dell'uomo in Cristo: non mi pare che l'Occidente cristiano da solo e l'Oriente ortodosso da solo siano in grado di formulare adeguate risposte a questa aggressione nei confronti della tradizione cristiana, aggressione anzitutto culturale. Soltanto dal loro incontro potrà nascere una nuova percezione teologica del cosmo e della storia, in grado di proiettare costruttivamente l'Europa nel futuro, quale realtà armonica nella sua varietà, portatrice di una civiltà autenticamente umana perché illuminata dalla luce del Logos divino. Su questa via tutte le Chiese devono sentirsi chiamate allo scambio dei propri doni, e su questa via le Chiese unite, anzitutto nelle rispettive realtà antropologiche e culturali, ma altresì nel contesto europeo, vedono aprirsi innanzi a loro dei compiti di elaborazione intellettuale estremamente importanti. Il popolo cristiano lo attende, il sangue dei martiri delle due Chiese è garanzia di fecondità, il futuro d'Europa ne ha bisogno. Possa ancora una volta lo Spirito spezzare i cuori di pietra e suscitare cuori di carne, possa dare vita alle sparse ossa del corpo ecclesiale e farle capaci di riflettere la trasfigurante bellezza di quel Logos divino, cui tutta la creazione anela e da cui attende, più o meno consapevolmente, il proprio riscatto".

© 2001 Russia Cristiana