INDICE "LA NUOVA EUROPA" nr. 1/2007

:: EDITORIALE


:: ATTI DEL CONVEGNO "CRISTIANESIMO, EBRAISMO E ISLAM: esperienze di incontro (28-29.10.2006)

Le tre religioni monoteiste: tra unicità e universalismo
Di Gilfredo Marengo
Universalità di Cristo e storicità del Suo avvenimento vengono articolate per mostrare l'attualità della comprensione di Cristo come Verità che libera: un evento storico non contingente, un assoluto non astratto in cui la Verità che si rivela libera la libertà umana ed è inconcepibile come verità senza la libertà stessa. L'arte è uno dei luoghi privilegiati di questa esperienza di articolazione di verità e libertà. Questa conclusione implica una concezione del sapere che tenga presenti tutte le dimensioni dell'uomo e ne superi la chiusura solipsistica. In questa prospettiva il confronto dottrinale che caratterizza il dialogo interreligioso è completato e superato dalla dimensione della testimonianza interpersonale, dimensione che, a sua volta, ha un nesso intrinseco con la creatività artistica, che testimonia un altro irriducibile eppure presente.


Cristianesimo, ebraismo e islam in Russia: Solov'ëv e l'integrazione possibile
Di Adriano Dell'Asta
L'integrazione tra cristianesimo, islam ed ebraismo è possibile secondo Solov'ëv nella misura in cui Cristo viene incontrato nella sua verità di Persona, irriducibile a un concetto astratto. Non si tratta di arrivare ad una sorta di religione universale che eliminerebbe le specificità delle diverse religioni e porterebbe così a un nulla di religiosità autentica, ma di ritrovare ciò in cui tutto viene ricompreso e portato alla propria verità. Il cristianesimo ha questa pretesa e questa possibilità nella sua sorprendente capacità di accogliere le ricerche e le aspirazioni religiose dell'umanità e di compierle in maniera inimmaginabile anche per la più assoluta genialità creativa dell'uomo. L'integrazione è quindi possibile come conversione di ciascuno alla propria verità, che in Cristo trova un compimento e una rivelazione inattesa e non omologante.
La Spagna medievale, tra Reconquista, espulsione e America: la scoperta del diritto delle genti
Di José Andrés-Gallego
Il problema del rapporto tra le tre religioni pone questioni come quella del senso del battesimo e della sua obbligatorietà o meno per chi ha avuto a che fare con il Vangelo o per chi non lo ha mai conosciuto, quella del rapporto tra potere laico e religioso e quella della liceità dell'uso della forza. Le questioni divennero più acute per la scoperta di persone (nell'Africa nera e nel Nuovo Mondo) che non avevano mai conosciuto Cristo; la conclusione dei teologi cattolici, fra i quali va ricordato Francisco de Vitoria, (non seguiti però da molti regnanti) fu per una assoluta difesa della libertà e portò alla nascita di una teoria politica a carattere rappresentativo e partecipativo: se il potere religioso non poteva decidere di cose temporali, questo potere doveva appartenere a colui cui veniva affidato (mai in maniera assoluta) dalla comunità.
Ortodossia, giudaismo e islam nell'Impero russo prima e dopo il Decreto del 1905
Di Georgij Orechanov
Dopo l'ampliamento geografico dei secoli XVIII e XIX, con la trasformazione della Russia in un impero multiconfessionale, i rapporti dell'ortodossia con le altre religioni furono caratterizzati dalla concessione della libertà di coscienza e di culto per tutti ma dalla contemporanea proibizione di qualsiasi forma di proselitismo e di conversione per le confessioni eterodosse. Apposite misure e strumenti legislativi erano tesi a garantire il controllo dello Stato su ogni istituzione religiosa del paese e a favorire il predominio dell'ortodossia su tutte le altre confessioni. Particolari restrizioni erano imposte agli ebrei, con la zona di residenza, il numero chiuso per l'accesso agli istituti di istruzione superiore (cui va aggiunto il fenomeno dei pogrom). La situazione iniziò a cambiare con le riforme del 1905 e poi con le misure del febbraio del 1917.
Il Motivi islamici nella letteratura russa
Di Aleksej Zuravskij
L'islam fu conosciuto dalle tribù slave orientali ancor prima della loro conversione al cristianesimo. In seguito, nei suoi confronti, la Russia ebbe gli atteggiamenti più diversi: rifiuto, accettazione pragmatica e utilitaristica, romantizzazione, sino all'assimilazione di qualcosa che non è più esterno, ma germoglia dall'interno come parte di una cultura più vasta. Dalla storia della letteratura russa sono proposti quattro esempi: Nikitin (Viaggio al di là dei tre mari), A. Puskin (Il profeta e le Imitazioni del Corano), P. Caadaev (Lettere filosofiche), V. Solov'ev (La storia e il futuro della teocrazia e Maometto. Vita e dottrina religiosa). In quest'ultimo saggio, in particolare, sorta di apologia cristiana dell'islam, il problema del rapporto tra le tre religioni monoteiste viene originalmente spostato dal piano metafisico a quello morale.

Il "vaglio delle fedi" come preludio della sintesi culturale: Akim Volynskij tra ebraismo e cristianesimo
Di Vladimir Kotel'nikov
Si presenta la figura di A. Volynskij (1861-1926), scrittore, critico letterario e storico dell'arte, per nascita "ebreo, cioè non battezzato, ma per convinzioni cristiano", che raccolse in sé la trazione talmudica e quella chassidica, affiancandole alla tradizione cristiana e alle ricerche religiose della Russia tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. Anzi, alla luce di un processo di riconciliazione tra ebraismo e cristianesimo che avrebbe dovuto essere il "momento supremo della storia dell'umanità", fu proprio in Cristo che Volynskij colse il centro cui doveva tornare chi volesse riscoprire la pienezza dell'umano e la via di una creazione celeste, la possibilità di trasformare anche un "piccolo uomo" nel portatore di una "grandezza impensabile", e di cogliere il senso e la tenerezza della vita anche nel cuore delle più dure tragedie.
Incontro al crocevia tra le tradizioni ebraica e cristiana (Il romanzo "L'interprete")
Di Ljudmila Ulickaja
Viene narrata la storia di un ebreo battezzato, Oswald Ruffeisen, che poi divenne frate carmelitano pur conservando un amore incrollabile per l'ebraismo e il popolo ebraico. Uomo libero e onesto come un profeta, umile di fronte al mistero ma mai disposto a venire meno di fronte alla propria coscienza, viveva dell'osservanza dei comandamenti e di un affetto vivo per la persona di Gesù. Ma a ciò era arrivato dopo una vita avventurosa che lo aveva visto, già sionista, indossare persino la divisa di SS (di qui poi il nome religioso di Daniel, come Daniele nella fossa dei leoni), prima di vederlo partigiano e poi sacerdote, ma comunque sempre pronto a stare dalla parte di chi soffre e di chi si lascia uccidere per chi soffre: proprio questa era l'immagine che lo aveva colpito come possibilità di un'unità tra gli uomini altrimenti impensabile.
Alfonso X il Saggio: un re persuaso dalla realtà
Di Paulino Carrascosa
Si presenta Alfonso X il Saggio (1221-1284), con la nascita dell'idea di Spagna come nazione, l'impulso decisivo alla riconquista e alla difesa della fede e la continua attenzione (come re di tutti) a garantire la convivenza e condizioni ottimali di vita per tutti. Appassionato a tutta la realtà per la fede in Colui che, unico e solo, sosteneva questa molteplice attività, Alfonso realizzò anche un'enorme opera culturale nella quale spiccano le Cantigas a Santa María, vera Bibbia estetica del XIII secolo, in cui tutto il creato, fin nella sua quotidianità più intima, viene mostrato nel suo rapporto con Dio. Come questa esperienza è di tutti gli esseri umani, così tutti concorrono alla creazione delle Cantigas: gli arabi con gli strumenti, gli ebrei con l'esecuzione, i cristiani con i testi, tutti uniti dall'unica gioia donataci da Colei che viene cantata.
Annuncio evangelico e letteratura ebraica delle origini
Di Leonid Griliches
Il nesso linguistico tra il Nuovo e l'Antico Testamento, i paralleli tra le immagini e le metafore presenti nella predicazione evangelica e nell'antica sapienza ebraica mostrano per un verso la continuità tra i due mondi e per un altro verso la novità del cristianesimo, pienamente comprensibile proprio nella misura in cui è colta sino in fondo quella continuità stessa. E' infatti alla luce delle somiglianze che questa novità si rivela come l'irruzione nel mondo di una sapienza che trascende radicalmente le misure umane e sostituisce, ad esempio, la vecchia etica legalista con una sapienza amorosa che si prende cura di ogni singola persona, o sostituisce ancora i classici rapporti utilitaristici con un rapporto d'amore che implica donazione e sacrificio (la parabola della pecorella smarrita, con il pastore che si affanna alla ricerca dell'anima da salvare).
Immagini del potere nell'islam medievale
Di Martino Diez
Un'ode composta in onore di un principe musulmano medievale consente di descrivere la concezione e le caratteristiche del potere nell'islam dello stesso periodo; si ha così l'immagine di una teocrazia diarchia in cui il potere, di origine rigorosamente divina, è suddiviso (teoricamente) tra due categorie di persone distinte, i califfi e gli ulama, gli uomini di religione, che per le loro caratteristiche non esercitano però un potere reale. La legge religiosa tende allora a divenire teorica e i califfi tendono a perdere il loro potere a favore di capi locali la cui legittimazione deve essere costantemente rifondata. Tale dialettica ha limiti evidenti, con una religione immobile e una sfera laica che o perde legittimità o, lasciata a se stessa, non viene più relativizzata dal riferimento al mondo religioso e tende così a divenire indiscutibile e onnipotente.
Integrazione politica e dialogo interculturale. Tra identità e indifferenza
Di Henri Hude
Un'ode composta in onore di un principe musulmano medievale consente di descrivere la concezione e le caratteristiche del potere nell'islam dello stesso periodo; si ha così l'immagine di una teocrazia diarchia in cui il potere, di origine rigorosamente divina, è suddiviso (teoricamente) tra due categorie di persone distinte, i califfi e gli ulama, gli uomini di religione, che per le loro caratteristiche non esercitano però un potere reale. La legge religiosa tende allora a divenire teorica e i califfi tendono a perdere il loro potere a favore di capi locali la cui legittimazione deve essere costantemente rifondata. Tale dialettica ha limiti evidenti, con una religione immobile e una sfera laica che o perde legittimità o, lasciata a se stessa, non viene più relativizzata dal riferimento al mondo religioso e tende così a divenire indiscutibile e onnipotente.
Il dialogo con l'islam secondo la stampa russa
Di Dmitrij Vlasov
La situazione dell'islam nella Federazione russa è abbastanza complessa (con stime molto distanti anche sulla consistenza numerica: da 6 a 50 milioni); a parte recenti tensioni, però, l'islam (che con ortodossia, ebraismo e buddismo è considerato una delle confessioni tradizionali russe) ha buoni rapporti con la confessione maggioritaria. Tensioni evidenti esistono invece all'interno dell'islam "russo" e sono legate ai problemi nazionali, con i tatari che stanno perdendo le posizioni dominanti di un tempo a favore di rappresentanti del Caucaso e dell'Asia Centrale. Fenomeno di particolare interesse e delicatezza è quello della conversione di ortodossi all'islam (vi sono anche diversi casi di sacerdoti) e viceversa, con una missione apposita in questo senso (ma del passaggio di musulmani ad altre religioni, in genere, ovviamente non si parla).
Dialogo interreligioso. Alla ricerca di un nuovo linguaggio religioso
Di H'mida Ennaifer
Il dialogo implica che si sia disposti a ripensare le proprie identità, ma questo è difficile per l'islam nel suo attuale immobilismo, che è frutto di un teocentrismo virulento ed è caratterizzato dalla debolezza delle istituzioni religiose e dallo strapotere dei regimi politici. Un rimedio possibile è offerto dalla "nuova teologia" con la sua ricerca di un'identità religiosa islamica libera da ogni integralismo.
Il rapporto tra islam e modernità, quale possibilità per un dialogo sincero
Di Paolo Nicelli
Il problema dell'islam oggi è quello di una società teocraticamente organizzata, che è messa di fronte alla sfida di una modernità in cui l'uomo con la sua ragione occupa il posto centrale. Il dialogo sarà possibile solo sulla base di un approfondimento delle diverse identità in cui la ragione e la fede siano autenticamente e pienamente riconosciute, fuori da ogni integralismo religioso o relativismo laicista.
Un dialogo integrale, e senza sconti
Di Claudio Morpurgo
Il vero dialogo ecumenico e interreligioso è quello di una conoscenza e di un confronto di identità precise portate alla costruzione di un mondo che sia fondato sull'uomo, colto nella sua infinita diversità come forma formans della società. E' il contrario dell'integralismo e del laicismo (con lo Stato che cessa di essere strumento e diventa fine in sé), che hanno come radice comune il rifiuto delle appartenenze.