> ATTI DEL CONVEGNO

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La Teologia ortodossa e l'Occidente nel XX secolo. Storia di un incontro
promosso da Fondazione Russia Cristiana e
Commissione Teologica Sinodale del Patriarcato di Mosca
Seriate 30-31 ottobre 2004

a cura di Adriano Dell'Asta

Introduzione
di Paolo Pezzi
Il convegno è generato dalla tensione a partecipare allo scopo per cui Cristo è venuto: che tutti non vivano più per se stessi, che è poi l'ecumenismo nel senso stretto della parola. L'incontro dell'Occidente e dell'Oriente cristiano nella prima metà del XX secolo è stato un momento significativo di questa tensione, nel superamento della tentazione dei cristiani a conformarsi alla mentalità del mondo e nella riscoperta dell'autentica identità cristiana. In questa riscoperta fu possibile trovare una fecondità capace di rispettare le diverse tradizioni e la loro storia e nello stesso tempo capace di accogliere le provocazioni della contemporaneità. Fecondità di vita, questa esperienza è esemplare per il nostro mondo, che da un lato non sa più riscoprire i tesori propri dell'uomo e, dall'altro, riduce la stessa Chiesa a una mera istituzione umana.

Al di là della ragione secolarizzata
di Javier Martinez
La Chiesa è oggi di fronte alla sfida della religione secolare che vuole distruggerla come popolo reale e sostituirla con un autonomismo che ha già dato i suoi esiti nel nichilismo contemporaneo. All'origine di ciò v'è anche un'inadeguatezza della Chiesa che spesso ha assimilato la logica del secolo, riducendosi a una forza di conservazione o di rivoluzione in senso politico e ideologico. Tale riduzione ha avuto come strumento privilegiato il dualismo tra naturale e soprannaturale, che ha portato alla naturalizzazione del secondo e poi alla sua eliminazione; così la Chiesa scompare come Corpo di Cristo per diventare al massimo un'associazione definita da valori e progetti comuni, ma dimentica che la sua originalità è data da Cristo solo e dalla Sua esperienza reale nella vita personale e comunitaria.

La missione ecclesiale dell'emigrazione russa
di Filaret (Vachromeev)
L'esperienza dell'emigrazione russa in Occidente fu la paradossale unione di una assoluta libertà e di condizioni che sembravano renderla impossibile; questo paradosso fu reso possibile dalla riscoperta di un'identità determinata non da motivi politici o etno-religiosi ma da una incondizionata fedeltà a Cristo solo. Questa fedeltà trasformò una tragedia in un'inattesa possibilità di incontro fruttuoso con l'Occidente, incontro non di astratti punti di vista ma fra testimonianze di vita, dove gli uni e gli altri non entravano in competizione ma, pur riconoscendo le loro evidenti diversità, si guardavano come testimoni dell'unico Cristo in tutte le sfere della vita e secondo le forme più diverse e ponevano così, attraverso la cosiddetta scuola di Parigi, un esempio riproponibile oggi e ancora fecondo di sviluppi.

La "Scuola parigina" di teologia: unità o molteplicità?
di Paul Valliere
L'espressione "scuola di Parigi" non può essere interpretata nel senso di una uniformità: l'unità della Chiesa non si costruisce sulla povertà ma è espressione della ricchezza e della sovrabbondanza della vita divina, e in questo senso ricomprende e accoglie la pluralità delle esperienze teologiche. Il caso dell'emigrazione russa del XX secolo ne è una conferma; nel contributo vengono ripercorsi alcuni degli aspetti della molteplicità di metodi e posizioni teologiche che hanno caratterizzato il pensiero cristiano russo più recente: sulla questione ecumenica, a proposito della sofiologia e del rapporto con i Padri della Chiesa, in relazione alla questione sociale e politica, all'evoluzione del dogma, allo stesso rapporto con l'Occidente, nonché alla comprensione della teologia del laicato e della stessa concezione di unità e sobornicità.

Ortodossia in Occidente.l'esperienza inglese
di Aleksandr Filonenko
Il caso inglese testimonia la trasformazione della tragedia dell'emigrazione nella coraggiosa e aperta seminagione della testimonianza evangelica. E' innanzitutto la storia del vescovo A. Bloom, con la sua apertura all'ambiente inglese in una incrollabile fedeltà alla tradizione e nella certezza che l'unità si ottiene non attraverso l'uniformità ma attraverso il rispetto dell'unicità irripetibile di ciascuno. E' poi la storia di personalità come N. Zërnov e della fraternità di Sant'Albano e San Sergio, dove l'unità era non tanto un progetto quanto un dato cui tutti erano chiamati a convertirsi. E' infine la storia del monastero di San Giovanni Battista e del suo fondatore Sofronij Sacharov, discepolo dello starec Siluan del monte Athos e del suo insegnamento sulla pienezza della persona raggiungibile solo con la fedeltà a Cristo.

Il ritorno ai padri: le "sources Chrétiennes"
di Paolo Prosperi
L'intervento ricostruisce la storia della collana "Sources Chrétiennes", nel contesto dello scolasticato gesuita di Lione alla fine degli anni Trenta (Fontoynont, de Lubac, Daniélou, Mondésert, von Balthasar) e del contemporaneo rinnovamento della teologia cattolica. I Padri della Chiesa vengono riscoperti all'interno di una nuova coscienza dell'unità tra pensiero e vita, scienza teologica e vita mistica, in cui l'irriducibile mistero di Dio diventa spunto per una rinascita della ragione. La Scrittura e l'esegesi offrono uno strumento insostituibile per una comprensione unitaria del mistero della storia del mondo e di ogni singola persona. Da qui, con una sensibilità comune alla scuola parigina, nasce anche una nuova valutazione dell'uomo e della Chiesa, letti alla luce di quella comunione tra Dio e l'uomo che li definisce entrambi.

Riscoperta dei Padri nella Chiesa cattolica e ortodossa
di Nikolaj Losskij
La riscoperta del pensiero dei Padri della Chiesa fu innanzitutto riscoperta di uno stile di pensiero per cui la teologia è inseparabile dalla preghiera e dalla vita della Chiesa nonché dal compito di testimoniare Cristo agli uomini del proprio tempo. Riscoprire i Padri significò dunque innanzitutto riscoprire una vita; è nel quadro di una vita che si realizzò l'incontro tra teologia cattolica e ortodossia russa all'inizio del XX secolo. Vi furono scontri teologici, ma poté nascere anche una profonda stima tra i diversi pensatori; e, in molti casi, si trattò di vere e proprie amicizie, nate attorno allo studio dei problemi più diversi, da quello liturgico a quelli storico-dottrinali. Furono queste amicizie a creare il clima opportuno perché l'incontro si trasformasse in un'occasione di reciproco arricchimento e di approfondimento delle diverse tradizioni

L'incontro con i Padri all'origine della teologia di von Balthasar
di Elio Guerriero
Si presenta la figura di von Balthasar nel suo rapporto con i Padri della Chiesa, e la loro affermazione di "un cristianesimo che ancora pensa rivolto agli spazi illimitati delle genti e che ancora ha la speranza nella salvezza del mondo". Si considerano le figure di Origene e di Massimo il Confessore. Del primo vengono esaminati tre aspetti: il platonismo eterodosso, il tema dell'ascensione a Dio e l'amore per la parola, intesa soprattutto come Scrittura, sacramento della presenza di Dio nel mondo, presenza mai esauribile che rende l'ascesa umana un cammino ininterrotto. Di Massimo viene sottolineata la potente visione unitaria del cosmo, così che nel piano di Dio nulla del creato va perso, anzi, all'essenza di ogni cosa viene conferita la sua intatta integrità, in un'apertura unificante che eleva la creazione per renderla perfetta.

L'attualità della teologia di Bulgakov in dialogo con l'Occidente
di Lubomir Zak
Vengono ripercorse tematiche fondamentali di Bulgakov: la kenosi come altruismo delle persone e fondamento di una nuova cristologia; il tema sofiologico come strumento per superare la contrapposizione tra Dio e mondo; e soprattutto il carattere esperienziale del suo teologare. Per Bulgakov non si tratta di pensare su Dio ma di trasformarsi nell'incontro con Lui, nell'esperienza dell'unione con Cristo presente nella sua Chiesa, esperienza comunitaria dell'essere insieme il corpo di Cristo. E' una ripresa di temi tradizionali del pensiero filosofico-religioso russo che considera la sobornicità vissuta fondamento di ogni teologare; questa preoccupazione non rimase solo teorica ma diede luogo ad una reale esperienza di comunione come la Fraternità di Santa Sofia, luogo di una teologia irriducibile a pura accademia o puro discorso teorico.

Il tema ecumenico nel pensiero religioso dell'emigrazione russa
di Vladimir Smalij
L'emigrazione russa ha favorito l'ecumenismo sia con la ripresa della teologia accademica sia con la tradizione filosofico-religiosa ispirata a Solov'ev. Venne riscoperta l'idea di un'unità universale nutrita dalla presenza di Cristo e fedele testimone della Sua verità, buona per tutti gli uomini senza distinzione, avversa ad ogni particolarismo ma attenta a non rinunciare alle ricchezze delle diverse tradizioni. Di qui è nata la partecipazione dei russi agli incontri ecumenici degli anni '20 e '30, vissuti come una esperienza di unità, pur all'interno di un dialogo difficile. Tali difficoltà non fermarono tuttavia l'esperienza e, pur se le proposte allora avanzate (intercomunione di Bulgakov o teoria dei rami in Kartasev) vennero respinte, si proseguì in un lavoro di studio e di carità che diede ulteriori frutti (le teorie di Florovskij sui sacramenti).

"Ecumenismo della santità". Il pellegrinaggio agli inizi del Terzo Millennio
di Agostino Marchetto
All'interno di una presentazione della concezione dell'ecumenismo nella Chiesa cattolica viene riconsiderato il fenomeno dei pellegrinaggi come "ecumenismo della santità", strumento di promozione dell'impegno ecumenico attraverso la conversione del cuore e la santità della vita, sperimentati a livello personale e comunitario. Dell'ecumenismo si ricorda soprattutto che è riconoscimento dell'unità come dono di Dio e obbedienza alla Sua parola. A proposito dei pellegrinaggi si ricorda la necessità che in essi venga resa esplicita la tradizione comune, ciò che unisce nella storia del cristianesimo, l'opportunità dell'incontro tra le diverse comunità cristiane e la necessità dell'esercizio della carità, nell'altrettanto opportuna attenzione a evitare fenomeni di sincretismo e di indifferentismo.

L'emigrazione russa e il progetto della cultura cristiana
di Aleksandr Kyrlezev
Viene offerto un panorama delle posizioni assunte dall'emigrazione russa circa l'idea di cultura cristiana. Si sottolinea il baratro in cui cadono la Chiesa e la cultura quando la prima rinuncia ad essere sorgente di cultura e questa pretende di essere autonoma: l'una finisce col perdere la propria originalità e l'altra diventa sterile e imitativa. Viene così riproposta l'idea di una Chiesa intesa come forza di trasfigurazione di tutto il creato e capace di restituire all'uomo e alla cultura occidentale moderna un'integralità perduta, nella quale libertà e organicità possano coniugarsi insieme. Solo Cristo può qui permettere di superare la contrapposizione tra anarchia e pragmatismo, e aprire lo spazio propriamente ecclesiale per una creazione che non si fissi in nuove ideologie senza perdersi in un vago sentimentalismo.

Santità e politica. Berdjaev, Fedotov e il movimento di "Esprit"
di Aleksej Judin
La riscoperta della persona è l'unica alternativa all'individualismo borghese e al collettivismo marxista; in queste condizioni, la politica non è più frutto di analisi o punti di vista soggettivi, ma dell'esperienza reale del Vangelo e dell'avvenimento cristiano, irriducibile agli stereotipi e alle ideologie dominanti (indifferentemente di destra o di sinistra). Su questo terreno di un cristianesimo indocile e irriducibile ai suoi soli valori, avviene l'incontro tra i francesi di "Esprit", Berdjaev e Fedotov,nel quale, al di là delle particolari prese di posizione su singole questioni (come è il caso delle polemiche suscitate dai giudizi sulla guerra di Spagna, che videro Berdjaev e Fedotov attaccati dai pensatori dell'Istituto San Sergio), ciò che resta determinante è la fedeltà a Cristo come fondamento ultimo del primato della persona.

La filosofia religiosa russa e l'Occidente
di Adriano Dell'Asta
Nel quadro della tremenda crisi di civiltà e di coscienza che caratterizzò l'Europa dopo la prima guerra mondiale e la rivoluzione russa, viene ripercorso l'incontro tra la filosofia religiosa russa e il pensiero occidentale attraverso alcune tematiche: innanzitutto la riscoperta del cristianesimo non come dottrina astratta ma come avvenimento di Cristo che cambia radicalmente l'uomo. Legata a questa riscoperta v'è la rinascita di un concetto di ragione aperta al mistero e capace di accettarne il paradosso o le antinomie: su tutte, quella dell'unione dell'uomo con Dio che rende improponibile qualsiasi opposizione tra l'umano e il divino e fa dell'uomo stesso un irriducibile a immagine di Dio, un essere completamente definito dal piano che Dio stesso ha preparato per l'uomo, secondo l'agostiniano "fecisti nos ad te".


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