Introduzione
di Paolo
Pezzi
Il
convegno è generato dalla tensione a partecipare allo
scopo per cui Cristo è venuto: che tutti non vivano
più per se stessi, che è poi l'ecumenismo nel
senso stretto della parola. L'incontro dell'Occidente e
dell'Oriente cristiano nella prima metà del XX secolo
è stato un momento significativo di questa tensione,
nel superamento della tentazione dei cristiani a conformarsi
alla mentalità del mondo e nella riscoperta
dell'autentica identità cristiana. In questa
riscoperta fu possibile trovare una fecondità capace
di rispettare le diverse tradizioni e la loro storia e nello
stesso tempo capace di accogliere le provocazioni della
contemporaneità. Fecondità di vita, questa
esperienza è esemplare per il nostro mondo, che da un
lato non sa più riscoprire i tesori propri dell'uomo
e, dall'altro, riduce la stessa Chiesa a una mera
istituzione umana.
Al di
là della ragione secolarizzata
di Javier
Martinez
La
Chiesa è oggi di fronte alla sfida della religione
secolare che vuole distruggerla come popolo reale e
sostituirla con un autonomismo che ha già dato i suoi
esiti nel nichilismo contemporaneo. All'origine di
ciò v'è anche un'inadeguatezza della Chiesa
che spesso ha assimilato la logica del secolo, riducendosi a
una forza di conservazione o di rivoluzione in senso
politico e ideologico. Tale riduzione ha avuto come
strumento privilegiato il dualismo tra naturale e
soprannaturale, che ha portato alla naturalizzazione del
secondo e poi alla sua eliminazione; così la Chiesa
scompare come Corpo di Cristo per diventare al massimo
un'associazione definita da valori e progetti comuni, ma
dimentica che la sua originalità è data da
Cristo solo e dalla Sua esperienza reale nella vita
personale e comunitaria.
La
missione ecclesiale dell'emigrazione russa
di Filaret
(Vachromeev)
L'esperienza
dell'emigrazione russa in Occidente fu la paradossale unione
di una assoluta libertà e di condizioni che
sembravano renderla impossibile; questo paradosso fu reso
possibile dalla riscoperta di un'identità determinata
non da motivi politici o etno-religiosi ma da una
incondizionata fedeltà a Cristo solo. Questa
fedeltà trasformò una tragedia in un'inattesa
possibilità di incontro fruttuoso con l'Occidente,
incontro non di astratti punti di vista ma fra testimonianze
di vita, dove gli uni e gli altri non entravano in
competizione ma, pur riconoscendo le loro evidenti
diversità, si guardavano come testimoni dell'unico
Cristo in tutte le sfere della vita e secondo le forme
più diverse e ponevano così, attraverso la
cosiddetta scuola di Parigi, un esempio riproponibile oggi e
ancora fecondo di sviluppi.
La
"Scuola parigina" di teologia: unità o
molteplicità?
di Paul
Valliere
L'espressione
"scuola di Parigi" non può essere interpretata nel
senso di una uniformità: l'unità della Chiesa
non si costruisce sulla povertà ma è
espressione della ricchezza e della sovrabbondanza della
vita divina, e in questo senso ricomprende e accoglie la
pluralità delle esperienze teologiche. Il caso
dell'emigrazione russa del XX secolo ne è una
conferma; nel contributo vengono ripercorsi alcuni degli
aspetti della molteplicità di metodi e posizioni
teologiche che hanno caratterizzato il pensiero cristiano
russo più recente: sulla questione ecumenica, a
proposito della sofiologia e del rapporto con i Padri della
Chiesa, in relazione alla questione sociale e politica,
all'evoluzione del dogma, allo stesso rapporto con
l'Occidente, nonché alla comprensione della teologia
del laicato e della stessa concezione di unità e
sobornicità.
Ortodossia
in Occidente.l'esperienza inglese
di Aleksandr
Filonenko
Il
caso inglese testimonia la trasformazione della tragedia
dell'emigrazione nella coraggiosa e aperta seminagione della
testimonianza evangelica. E' innanzitutto la storia del
vescovo A. Bloom, con la sua apertura all'ambiente inglese
in una incrollabile fedeltà alla tradizione e nella
certezza che l'unità si ottiene non attraverso
l'uniformità ma attraverso il rispetto
dell'unicità irripetibile di ciascuno. E' poi la
storia di personalità come N. Zërnov e della
fraternità di Sant'Albano e San Sergio, dove
l'unità era non tanto un progetto quanto un dato cui
tutti erano chiamati a convertirsi. E' infine la storia del
monastero di San Giovanni Battista e del suo fondatore
Sofronij Sacharov, discepolo dello starec Siluan del monte
Athos e del suo insegnamento sulla pienezza della persona
raggiungibile solo con la fedeltà a
Cristo.
Il
ritorno ai padri: le "sources Chrétiennes"
di Paolo
Prosperi
L'intervento
ricostruisce la storia della collana "Sources
Chrétiennes", nel contesto dello scolasticato gesuita
di Lione alla fine degli anni Trenta (Fontoynont, de Lubac,
Daniélou, Mondésert, von Balthasar) e del
contemporaneo rinnovamento della teologia cattolica. I Padri
della Chiesa vengono riscoperti all'interno di una nuova
coscienza dell'unità tra pensiero e vita, scienza
teologica e vita mistica, in cui l'irriducibile mistero di
Dio diventa spunto per una rinascita della ragione. La
Scrittura e l'esegesi offrono uno strumento insostituibile
per una comprensione unitaria del mistero della storia del
mondo e di ogni singola persona. Da qui, con una
sensibilità comune alla scuola parigina, nasce anche
una nuova valutazione dell'uomo e della Chiesa, letti alla
luce di quella comunione tra Dio e l'uomo che li definisce
entrambi.
Riscoperta
dei Padri nella Chiesa cattolica e ortodossa
di Nikolaj
Losskij
La
riscoperta del pensiero dei Padri della Chiesa fu
innanzitutto riscoperta di uno stile di pensiero per cui la
teologia è inseparabile dalla preghiera e dalla vita
della Chiesa nonché dal compito di testimoniare
Cristo agli uomini del proprio tempo. Riscoprire i Padri
significò dunque innanzitutto riscoprire una vita;
è nel quadro di una vita che si realizzò
l'incontro tra teologia cattolica e ortodossia russa
all'inizio del XX secolo. Vi furono scontri teologici, ma
poté nascere anche una profonda stima tra i diversi
pensatori; e, in molti casi, si trattò di vere e
proprie amicizie, nate attorno allo studio dei problemi
più diversi, da quello liturgico a quelli
storico-dottrinali. Furono queste amicizie a creare il clima
opportuno perché l'incontro si trasformasse in
un'occasione di reciproco arricchimento e di approfondimento
delle diverse tradizioni
L'incontro
con i Padri all'origine della teologia di von Balthasar
di Elio
Guerriero
Si
presenta la figura di von Balthasar nel suo rapporto con i
Padri della Chiesa, e la loro affermazione di "un
cristianesimo che ancora pensa rivolto agli spazi illimitati
delle genti e che ancora ha la speranza nella salvezza del
mondo". Si considerano le figure di Origene e di Massimo il
Confessore. Del primo vengono esaminati tre aspetti: il
platonismo eterodosso, il tema dell'ascensione a Dio e
l'amore per la parola, intesa soprattutto come Scrittura,
sacramento della presenza di Dio nel mondo, presenza mai
esauribile che rende l'ascesa umana un cammino ininterrotto.
Di Massimo viene sottolineata la potente visione unitaria
del cosmo, così che nel piano di Dio nulla del creato
va perso, anzi, all'essenza di ogni cosa viene conferita la
sua intatta integrità, in un'apertura unificante che
eleva la creazione per renderla perfetta.
L'attualità
della teologia di Bulgakov in dialogo con l'Occidente
di Lubomir
Zak
Vengono
ripercorse tematiche fondamentali di Bulgakov: la kenosi
come altruismo delle persone e fondamento di una nuova
cristologia; il tema sofiologico come strumento per superare
la contrapposizione tra Dio e mondo; e soprattutto il
carattere esperienziale del suo teologare. Per Bulgakov non
si tratta di pensare su Dio ma di trasformarsi nell'incontro
con Lui, nell'esperienza dell'unione con Cristo presente
nella sua Chiesa, esperienza comunitaria dell'essere insieme
il corpo di Cristo. E' una ripresa di temi tradizionali del
pensiero filosofico-religioso russo che considera la
sobornicità vissuta fondamento di ogni teologare;
questa preoccupazione non rimase solo teorica ma diede luogo
ad una reale esperienza di comunione come la
Fraternità di Santa Sofia, luogo di una teologia
irriducibile a pura accademia o puro discorso
teorico.
Il tema
ecumenico nel pensiero religioso dell'emigrazione russa
di Vladimir
Smalij
L'emigrazione
russa ha favorito l'ecumenismo sia con la ripresa della
teologia accademica sia con la tradizione
filosofico-religiosa ispirata a Solov'ev. Venne riscoperta
l'idea di un'unità universale nutrita dalla presenza
di Cristo e fedele testimone della Sua verità, buona
per tutti gli uomini senza distinzione, avversa ad ogni
particolarismo ma attenta a non rinunciare alle ricchezze
delle diverse tradizioni. Di qui è nata la
partecipazione dei russi agli incontri ecumenici degli anni
'20 e '30, vissuti come una esperienza di unità, pur
all'interno di un dialogo difficile. Tali difficoltà
non fermarono tuttavia l'esperienza e, pur se le proposte
allora avanzate (intercomunione di Bulgakov o teoria dei
rami in Kartasev) vennero respinte, si proseguì in un
lavoro di studio e di carità che diede ulteriori
frutti (le teorie di Florovskij sui sacramenti).
"Ecumenismo
della santità". Il pellegrinaggio agli inizi del
Terzo Millennio
di Agostino
Marchetto
All'interno
di una presentazione della concezione dell'ecumenismo nella
Chiesa cattolica viene riconsiderato il fenomeno dei
pellegrinaggi come "ecumenismo della santità",
strumento di promozione dell'impegno ecumenico attraverso la
conversione del cuore e la santità della vita,
sperimentati a livello personale e comunitario.
Dell'ecumenismo si ricorda soprattutto che è
riconoscimento dell'unità come dono di Dio e
obbedienza alla Sua parola. A proposito dei pellegrinaggi si
ricorda la necessità che in essi venga resa esplicita
la tradizione comune, ciò che unisce nella storia del
cristianesimo, l'opportunità dell'incontro tra le
diverse comunità cristiane e la necessità
dell'esercizio della carità, nell'altrettanto
opportuna attenzione a evitare fenomeni di sincretismo e di
indifferentismo.
L'emigrazione
russa e il progetto della cultura cristiana
di Aleksandr
Kyrlezev
Viene
offerto un panorama delle posizioni assunte dall'emigrazione
russa circa l'idea di cultura cristiana. Si sottolinea il
baratro in cui cadono la Chiesa e la cultura quando la prima
rinuncia ad essere sorgente di cultura e questa pretende di
essere autonoma: l'una finisce col perdere la propria
originalità e l'altra diventa sterile e imitativa.
Viene così riproposta l'idea di una Chiesa intesa
come forza di trasfigurazione di tutto il creato e capace di
restituire all'uomo e alla cultura occidentale moderna
un'integralità perduta, nella quale libertà e
organicità possano coniugarsi insieme. Solo Cristo
può qui permettere di superare la contrapposizione
tra anarchia e pragmatismo, e aprire lo spazio propriamente
ecclesiale per una creazione che non si fissi in nuove
ideologie senza perdersi in un vago
sentimentalismo.
Santità
e politica. Berdjaev, Fedotov e il movimento di "Esprit"
di Aleksej
Judin
La
riscoperta della persona è l'unica alternativa
all'individualismo borghese e al collettivismo marxista; in
queste condizioni, la politica non è più
frutto di analisi o punti di vista soggettivi, ma
dell'esperienza reale del Vangelo e dell'avvenimento
cristiano, irriducibile agli stereotipi e alle ideologie
dominanti (indifferentemente di destra o di sinistra). Su
questo terreno di un cristianesimo indocile e irriducibile
ai suoi soli valori, avviene l'incontro tra i francesi di
"Esprit", Berdjaev e Fedotov,nel quale, al di là
delle particolari prese di posizione su singole questioni
(come è il caso delle polemiche suscitate dai giudizi
sulla guerra di Spagna, che videro Berdjaev e Fedotov
attaccati dai pensatori dell'Istituto San Sergio),
ciò che resta determinante è la fedeltà
a Cristo come fondamento ultimo del primato della persona.
La
filosofia religiosa russa e l'Occidente
di Adriano
Dell'Asta
Nel
quadro della tremenda crisi di civiltà e di coscienza
che caratterizzò l'Europa dopo la prima guerra
mondiale e la rivoluzione russa, viene ripercorso l'incontro
tra la filosofia religiosa russa e il pensiero occidentale
attraverso alcune tematiche: innanzitutto la riscoperta del
cristianesimo non come dottrina astratta ma come avvenimento
di Cristo che cambia radicalmente l'uomo. Legata a questa
riscoperta v'è la rinascita di un concetto di ragione
aperta al mistero e capace di accettarne il paradosso o le
antinomie: su tutte, quella dell'unione dell'uomo con Dio
che rende improponibile qualsiasi opposizione tra l'umano e
il divino e fa dell'uomo stesso un irriducibile a immagine
di Dio, un essere completamente definito dal piano che Dio
stesso ha preparato per l'uomo, secondo l'agostiniano
"fecisti nos ad te".