> EDITORIALE 1/2004

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Totalitarismo democratico

Caduto il totalitarismo comunista, c'è un altro spettro che incombe sull'Europa, il totalitarismo democratico. Mentre procede e si allarga l'integrazione dei popoli nella "famiglia" dell'Europa, in senso inverso avanza la disintegrazione della persona che trova sempre maggior difficoltà nel relazionarsi con gli altri. L'Europa nata dalla mente e dal cuore di tre grandi europei, ora naviga nel "pluralismo senza frontiere" esposta a tutti i venti, disposta a vendersi a chi offre di meno. "Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza" (Pasolini). Dal fascino del "luminoso futuro" all'attrattiva del vuoto. Come avevano intuito i pensatori cristiani all'inizio del secolo scorso prevedendo gli sviluppi del colpo di stato del 1917: dopo il cavallo rosso della rivoluzione, seguito dal cavallo nero della repressione, trionferà il cavallo bigio del nichilismo. Il cerchio è chiuso. La rivoluzione violenta ha portato i suoi frutti. L'esaltazione della menzogna ha rivelato il suo vero volto. L'utopia si è inverata, come ogni ideologia, nel suo contrario. Ma anche su un altro binario il treno ha concluso la sua corsa: l'illuminismo si è spento e il razionalismo ha perso la ragione. Viaggiando in direzioni contrarie sono giunti allo stessa stazione, il nichilismo. Destra e sinistra hegeliana condividono più o meno la stessa mentalità. Val la pena schierarsi? I nuovi maestri del dubbio, a testa bassa per non vedere le stelle, sono certi che tutto sia incerto, tranne il loro dubbio e le deduzioni che dal loro dubbio logicamente e dogmaticamente procedono. E' lecito paventare il futuro? Temere che dal cavallo bigio dello scetticismo si passi al cavallo bianco-rosso del totalitarismo? E qui ci fermiamo, senza dimenticare il monito di Hannah Arendt: oltre alla logica, "quel che prepara così bene gli uomini moderni al dominio totalitario è l'estraneità". La peculiarità del nostro tempo sta nel fatto che le idee, soprattutto quelle sbagliate, riescono a passare in fretta dalla testa degli intellettuali al cuore della gente. I mass media facilitano questo passaggio. Nonostante tutti i condizionamenti che nella nostra società limitano la libertà della persona e la sua capacità di resistenza, la persona è sempre in grado di riacquistare la propria libertà, diffonderla nel proprio ambiente e creare rapporti veri. L'uomo che riconosce la propria origine in Dio creatore, Padre di tutti, può consolidare la coscienza di poter contare su una paternità che vuole il suo bene così da poter vincere sia "l'orgogliosa autonomia" sia la disperazione. La storia del dissenso europeo ci ha ulteriormente convinti che c'è sempre una via per incominciare. Non ci sono condizionamenti capaci di eliminare la libertà della persona, né la sua creatività. In ogni luogo, in tutte le condizioni, come assicura Grossman, c'è sempre la possibilità di vivere e morire da uomini. Le memorie di Volkov testimoniano che è sempre possibile superare l'inerzia dello scetticismo senza cadere nell'illusione dell'utopismo. Fra utopismo e scetticismo c'è sempre spazio per un sano realismo alimentato dalla responsabilità creatrice della persona libera. Non si tratta di un personalismo soddisfatto della propria purezza. E' il realismo dei "giusti su cui si regge il mondo". Non è una via per camminare solitari, ma una via da percorrere insieme per trasfigurare il mondo. C'è "una invisibile resistenza al male" che è più creativa di qualsiasi manifestazione chiassosa, spesso insignificante semplicemente perché manca di senso. "Questa corrente sotterranea di compassione erodeva a poco a poco il sistema fondato sulla violenza, contribuiva a fendere la soffocante nebbia della menzogna imperante" (ivi, p. 65). "Non c'è nulla che conti più della persona nella sua unicità splendida" e non c'è nulla che valga per il rinnovamento della società quanto la persona che non si abbandona ai sogni o agli spettri dell'ideologia, ma guarda alla realtà tesa al suo significato più vero. E' in questo realismo che viene superata l'estraneità ed ogni essere nella sua unicità rivela il legame con il tutto. L'esperienza di una unità organica possibile anche nel lager è ciò che demolisce gradualmente l'unità meccanica tenuta insieme dall'incoscienza e dalla violenza e fa superare l'atomizzazione della società, necessaria a chi vuole esercitare il potere in forma totalitaria.

© 2004 Nuova Europa 1/2004 Russia Cristiana