:::
:::


L'unità, difficile ma possibile

Nikolaj Losskij, che fa parte della scuola teologica ortodossa dell'emigrazione russa a Parigi, ed è figlio del famoso teologo Vladimir, in una recente intervista ha affermato: "Personalmente sono convinto che fra cattolici e ortodossi resti ben poco che ci possa dividere". Infatti, seguiamo il filo del suo pensiero, il problema del Filioque, anche alla luce di studi recentissimi, non rappresenta più una difficoltà. Ugualmente alla questione del primato, la più annosa, si può trovare una soluzione concorde, soprattutto dopo le assicurazioni dell'attuale pontefice, il quale si è detto disposto a rivedere le modalità di attuazione del primato. Gli stessi contrasti sorti in Russia negli ultimi dieci anni fra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa sono visti da Losskij con sano realismo cristiano: non si tratta di divergenze teologiche, ma semplicemente di contrasti di politica ecclesiale sempre risolvibili con un po' di buona volontà reciproca. Ciò che importa è "lavorare insieme per creare un'unità visibile", soprattutto lavorare insieme nell'annuncio cristiano. "Per me è chiaro che la presenza dei cattolici in Russia è un bene e che il lavoro dell'evangelizzazione deve essere fatto assolutamente insieme. Non c'è motivo di non farlo, non si può evangelizzare contro un altro... Sono molto favorevole alla catechesi in comune: non è molto facile, ma è possibile". Sotto questo aspetto abbiamo tutti da imparare e da convertirci. Siamo assolutamente d'accordo: "Non è molto facile, ma è possibile". Quando predomina la passione per l'unità, che è la stessa passione di Cristo e per Cristo, tutto viene ridimensionato alla luce del comune compito: annunciare Cristo, salvezza dell'uomo e del mondo. Se in Russia non ci fosse stato per settant'anni un governo che ha fatto di tutto per distruggere sistematicamente con la violenza la vita della Chiesa e per eliminare dalle coscienze ogni senso religioso, con tutta probabilità l'attuale Chiesa ortodossa russa sarebbe in linea con il pensiero di Losskij, che è membro della stessa Chiesa e degnamente la rappresenta. C'è motivo di crederlo. La freschezza, la vitalità e l'apertura ecumenica della Chiesa ortodossa russa come appaiono dai documenti del Concilio 1917-1918 (che la nostra casa editrice sta pubblicando a Mosca in collaborazione con il Patriarcato ortodosso) testimoniano una disponibilità al confronto ecumenico ben diversa da quella dell'attuale Chiesa ortodossa russa, fondano la speranza di un futuro migliore e consigliano la virtù della pazienza. Purtroppo le voci in sintonia con il Concilio ortodosso del 1917 e con la scuola teologica di Parigi oggi in Russia sono soffocate da una propaganda che da dieci anni a questa parte si fa sempre più dura. I canali attraverso cui si diffonde questa campagna propagandistica, che ha tutte le caratteristiche del proselitismo spinto, sono fondamentalmente due. Primo canale: la grande messe di pubblicazioni anticattoliche, alcune rabbiosamente anticattoliche (come Il catechismo anticattolico stampato con i soldi cattolici ecumenicamente offerti. "Il massimo della finezza è considerato quello di svolgere la propaganda anticattolica con i soldi dei cattolici" documenta lo studioso russo Nikolaj Mitrochin). Secondo canale: la formazione impartita nei seminari e nelle Accademie teologiche. "Tutto il sistema educativo del clero ortodosso in Russia è fondato sull'esposizione dei conflitti con la Chiesa cattolica e sulla necessità di riconoscerne la pericolosità" (N. Mitrochin, http://www.religare.ru). Ne consegue che i giovani preti che escono dai seminari normalmente sono più antiecumenici degli anziani. Ad aggravare la situazione ultimamente è apparsa all'orizzonte una nuova preoccupante sinfonia fra Stato e Chiesa. Si parla ormai apertamente della necessità di istituire un organo ufficiale per regolare i rapporti con le religioni, cosa che fa ricordare il Soviet per gli affari religiosi di un tempo. Putin evidentemente è preoccupato di assicurarsi i voti di quella parte della popolazione che è influenzata dal nazionalismo religioso, che oggi viene propagandato soprattutto dagli ex comunisti nostalgici. In questa linea è comprensibile la dichiarazione del viceministro degli esteri russo Aleksej Fedotov: "La Russia intrattiene relazioni con il Vaticano tenendo conto della posizione della Chiesa ortodossa russa". Da qui nasce il sospetto (più di un fatto lo confermerebbe) che la Chiesa ortodossa russa per risolvere i suoi problemi voglia appoggiarsi alla protezione dello Stato. Da questa nuova sinfonia non c'è da aspettarsi alcun vantaggio neppure per la stessa Chiesa ortodossa. I compromessi con il potere non pagano nè all'Est nè all'Ovest. Frenare "l'espansionismo" dei cattolici con il braccio secolare finisce per indebolire la Chiesa di qualsiasi confessione. E' più conveniente consolidare l'amicizia con chi crede che solo Cristo è il Salvatore.

© 2003 Nuova Europa 1/2003 Russia Cristiana