ŠEPES IVAN (CSÉPES JÁNOS) (1918-1953)

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sacerdote greco-cattolico

Padre Ivan nasce il 5 ottobre 1918 nella famiglia di un operaio delle ferrovie, nella città di Chust. Frequenta il seminario e quindi viene ordinato sacerdote il 12 luglio 1943 dal vescovo Nikolaj Dubas. Inizialmente è destinato alla parrocchia del villaggio di Korolevo.
Nel febbraio 1949 le autorità sovietiche locali gli impediscono di svolgere le sue funzioni di sacerdote. Nel marzo 1949 gli agenti dei servizi segreti sovietici propongono a padre Ivan di passare alla Chiesa ortodossa del Patriarcato di Mosca. Al suo rifiuto, la famiglia di padre Ivan, che comprendeva, oltre alla moglie, 7 figli, quatto dei quali piccoli, viene allontanata dalla casa parrocchiale. Un’anziana signora accoglie tutta la famiglia nella sua casa di campagna. Ma il potere non si accontenta. Quasi ogni settimana padre Ivan viene chiamato al centro regionale del KGB per dei colloqui, per indurlo «con le buone» a passare all’ortodossia. Di fronte all’ostinata resistenza non c’è che ricorrere a metodi più persuasivi.
Il 14 agosto 1950 padre Ivan viene arrestato, processato e condannato a 25 anni di lager e alla confisca di tutti i beni. Il padre è destinato a scontare la pena in uno dei lager più famigerati e terribili, a Vorkuta, nella repubblica dei Komi. Qui nel 1953 i detenuti organizzano uno sciopero per protestare contro gli abusi contrari alla stessa legge sovietica. Per convincere il popolo a riprendere il lavoro, si chiama l’esercito. In un giorno, il 5 agosto 1953, vengono fucilati 386 detenuti; fra questi anche padre Ivan Šepes.
Il documento ufficiale rilasciato alla vedova dice che padre Ivan è morto per insufficienza cardiaca, ma la testimonianza di padre Teodor Miskolczy, compagno di prigionia scampato al massacro, non lascia dubbi. Il sacerdote verrà riabilitato nel 1992.