ENTKEVIČ GALINA FADEEVNA (ROZA DEL CUORE DI MARIA) (1896-1944)

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monaca cattolica domenicana

Galina Fadeevna nasce nel governatorato di Vitebsk da famiglia nobile di origine polacca. Il padre è ingegnere. La fanciullezza di Galina trascorre serena e felice. La famiglia è credente e praticante. Si trasferisce a Mosca quando Galina ha nove anni. Qui la ragazza studia al ginnasio francese presso la parrocchia cattolica dei santi Pietro e Paolo. Si specializza in pedagogia e poi per tre anni frequenta i corsi di chimica all’Università di Mosca. Nel 1917 è costretta ad interrompere gli studi e si guadagna da vivere insegnando alle scuole medie.
Nell’autunno del 1920 entra nella comunità del Terzo Ordine domenicano, guidato da Ekaterina Abrikosova, prende il nome monastico di Roza del Cuore di Maria e si trasferisce nell’abitazione della Abrikosova, dove vivono le altre consorelle. I genitori sono contrari a questa sua scelta. Roza ne soffre molto, ma non intende venir meno alla sua vocazione. Nella comunità di madre Ekaterina si segue il rito bizantino e Roza accetta volentieri di adattarsi ad un rito che non le è familiare per amore della Russia e del suo popolo.
Nella nuova comunità a Roza viene affidato il compito di segretaria di madre Ekaterina. Trascrive a macchina le meditazioni della madre e le traduzioni russe di testi religiosi stranieri. Lavoro molto importante, poiché in Unione Sovietica in quegli anni non è lecito stampare alcun testo di argomento religioso. Contemporaneamente, assieme alle altre consorelle approfondisce la sua vita spirituale sotto la guida di madre Ekaterina. Di questo suo periodo di vita monastica una consorella scrive: «In suor Roza dominavano la serenità, la gentilezza, la disponibilità a servire gli altri e un profondo raccoglimento interiore». È norma fra le domenicane aggiungere ai voti monastici anche un voto personale. È stato conservato quello di suor Roza: «A onore e gloria di Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo, della beatissima Vergine Maria e di San Domenico, io suor Roza del Cuore di Maria, al tuo cospetto, reverendo padre Vladimir, superiore di questa comunità moscovita del terz’ordine domenicano, rappresentante del reverendissimo padre Generale, confesso e dichiaro di offrirmi a Dio in sacrificio per la salvezza della Russia, mi aiuti Dio». Nel 1921 le propongono di ritornare in Polonia assieme alla sua famiglia, ma lei rifiuta per restare fedele al voto.
Nell’autunno del 1923 suor Roza viene arrestata assieme a madre Ekaterina e le altre consorelle nell’ambito dell’inchiesta collettiva sui cattolici russi. Il 19 maggio 1924 è condannata a 5 anni di prigione a regime duro da scontare a Irkutsk (Siberia). I detenuti in questa prigione sono completamente isolati dal mondo e rarissima è la possibilità di incontrarsi con altri prigionieri. Da Irkutsk scrive alla madre: «Non preoccuparti per me, io vivo bene e non mi manca nulla … Ti prego di pensare a te stessa. Non ho bisogno di nulla, soltanto di preghiere … Vivo serenamente, in modo monotono, imparo a vivere nella libertà di spirito, a vivere secondo quello in cui credo … i nostri desideri sono troppo grandi e tutto il mondo non è in grado di soddisfare il cuore dell’uomo. Queste non sono parole vuote, ma realtà, ed ogni uomo, quando guarda al suo cuore, sperimenta la stessa cosa».
Scontati cinque anni di prigione ed altri tre di confino, dopo due anni di libertà viene nuovamente arrestata nel 1935 assieme ad altre consorelle che con lei avevano condiviso la prigione e il confino ed insieme si erano riunite a Tambov. L’accusa è di aver tenuto dei contatti epistolari con sacerdoti arrestati. Insieme vengono trasportate alla prigione di Tambov e per nove mesi sottoposte a interrogatori estenuanti. Alla fine tutte sono assolte. Ritornano a Tambov, ma il loro appartamento è stato occupato da altri e tutti i loro averi sono scomparsi. Alla ricerca di una nuova sistemazione, trovano rifugio nella cittadina di Malojaroslavec (a 120 km. a Sud di Mosca). Qui suor Roza trova lavoro in una scuola media come insegnante di lingua tedesca. Anche le altre consorelle lavorano come insegnanti: tutto sembra procedere bene fino a quando le consorelle vengono «precettate» per svolgere propaganda antireligiosa. Tutte naturalmente rifiutano e vengono licenziate dall’insegnamento. Suor Roza trova un impiego come dattilografa ed è premiata come stakanovista. Oltre al lavoro le suore si impegnano anche nella missione: preparano i bambini per la prima Comunione e riuniscono clandestinamente i fedeli per sostenere la loro fede.
Nel 1942, dopo il ritiro delle truppe tedesche da Malojaroslavec, suor Teresa e suor Stefania vengono arrestate per collaborazione con i tedeschi e condannate al confino in Kazachstan, nel villaggio Novo-Šul’ba, a 100 km. da Semipalatinsk. Suor Roza, sapendo che suor Stefania è malata, decide di accompagnarla al confino. Qui le suore conducono una vita di stenti.
Suor Roza muore a Novo-Šul’ba l’11 gennaio 1944.
In una lettera alla madre scrive: «Si riesce a sopportare molto quando ci si consegna senza paura e senza condizioni alle Sue mani. In questo caso è Lui che lavora con noi e tutto dirige ad un unico scopo. Certamente questo succede non senza fatica e spesso risulta pesante, ma mai ci toglie la speranza e mai è superiore alle nostre forze: per un piccolo sforzo ed una goccia d’amore Lui ci paga con il centuplo, nei contrasti della vita ci dona una grande serenità, forza e nuova luce nella comprensione delle verità eterne; solo per questo vale la pena».