Voskresenskij Aleksandr (1888-1939)

Nato nel 1888 nel villaggio di Kopani, in provincia di Jaroslavl', era un uomo di profonda cultura, sacerdote ortodosso zelante e disinteressato. Non accettava denaro per le funzioni religiose nonostante la famiglia numerosa (otto figli) e le esose imposte che i sacerdoti erano costretti a pagare. Durante la guerra civile scampò miracolosamente alla fucilazione, come rappresaglia contro una rivolta contadina: insieme ad altri dodici sacerdoti fu obbligato a scavarsi la fossa. I primi dieci vennero uccisi, poi arrivò l'ordine di smettere. Per liberare padre Aleksandr il regime pretese però una forte somma di denaro: la moglie vendette e impegnò tutto quello che aveva, il resto fu offerto dalla generosità dei parrocchiani. In due giorni padre Aleksandr divenne completamente canuto. Nel 1933 fu arrestato una seconda volta e deportato nel Nord, nei cantieri del GULag; la sua casa inoltre fu devastata, le icone fatte a pezzi, i libri bruciati, la chiesa spogliata e poi fatta saltare. Padre Aleksandr passò 3 anni ai lavori forzati: al suo ritorno era gravemente ammalato, stremato nel fisico, ma continuò il suo ministero sacerdotale fino alla morte, il 19 aprile 1939.