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Nacque nel 1870 a Misenskoe, in provincia di Tula, era
sacerdote ortodosso nel villaggio di Zukovo (Tula). Nel 1917
i comunisti appiccarono il fuoco alla sua casa. Padre
Aleksandr e la famiglia (sette figli) riuscirono a malapena
a salvarsi, ma persero tutto quello che avevano. Con l'aiuto
dei parrocchiani di lì a qualche anno padre Aleksandr
riuscì a costruire un'altra casa, che però gli
venne confiscata come sede del Soviet locale. Eppure padre
Aleksandr non si lamentava mai, nessuno lo sentì mai
alzare la voce per protestare. Ben presto anche la chiesa
venne chiusa ed egli si trovò costretto a celebrare
di nascosto nelle abitazioni private, accorrendo ovunque lo
mandassero a chiamare. Il 16 dicembre 1937 fu arrestato a
Belev insieme al suo vescovo Nikita (Pribytkov) e ad altri
19 preti, monaci e laici accusati di aver creato un
monastero clandestino e di svolgere propaganda
controrivoluzionaria. Tra gli arrestati figurava anche
l'ultimo starec di Optina, Isaakij, che dopo varie peripezie
e persecuzioni si era stabilito a Belev. Nonostante gli
estenuanti interrogatori e le torture il vescovo e i
sacerdoti riuscirono a restare in silenzio e a non
rispondere ad alcuna domanda. Nessuno di loro si riconobbe
colpevole o fece il nome di altri. Padre Aleksandr venne
fucilato insieme agli altri l'8 gennaio 1938. |