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Nacque
nel 1897 a Grabovo, in provincia di Minsk, in una famiglia
di sacerdoti ortodossi. Nel 1923 decide di farsi prete,
dicendo a chi lo consiglia di scegliere una professione meno
pericolosa: "Bisogna salvare la fede". Assume la parrocchia
di suo padre e ben presto si mette in luce per le sue doti
di predicatore, riconduce molti alla fede e non teme di
intervenire pubblicamente contro l'apertura di un circolo
antireligioso. Viene arrestato l'11 gennaio 1930. Fa avere
alla moglie, rimasta sola con tre figli piccoli, questo
biglietto: "Dinocka, mi hanno chiesto di ripudiare il
sacerdozio e rinnegare la fede; come te la caverai da sola
con i bambini?". La moglie risponde: "Valerij, non
rinunciare al sacerdozio e non rinnegare Dio. Il Signore si
prenderà cura di me e dei bambini". Viene
immediatamente cacciata dal villaggio: verrà a sapere
della morte del marito solo nel 1976, dopo anni di ricerche
e di appelli. Conosciamo i particolari della morte di padre
Valerian da un contadino che aveva partecipato
all'esecuzione nei boschi di Nesviz, in Bielorussia. Venne
fucilato il 23 febbraio 1930; pochi istanti prima della
fucilazione gli fu proposto ancora una volta di rinnegare
pubblicamente Dio e, al suo rifiuto, costretto a scavarsi la
fossa e poi ucciso. |