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Laico ortodosso, nato il 4 aprile 1868 a Vjaz'ma (Smolensk),
si laurea alla facoltà di fisica e matematica
dell'Università di Mosca e poi all'Accademia
teologica di San Pietroburgo. E' docente di diritto
ecclesiastico all'Accademia teologica di Mosca, partecipa ai
lavori preparatori del Concilio e risulta fra i membri dello
stesso Concilio nel 1917-18. Viene arrestato più
volte: nel 1918, nel 1919, nel 1920 (condannato a morte,
pena poi commutatagli in 5 anni di lager). Il motivo delle
repressioni è l'incarico, affidatogli dal Santo
Sinodo, di far valere i diritti della Chiesa e di
rappresentare in qualità di giurista il patriarca
nelle trattative con le autorità sovietiche.
Amnistiato nel 1921, continua ad adoperarsi in tutti i modi
per dimostrare l'infondatezza delle accuse lanciate contro
il clero. "Liberale progressista", simpatizza inizialmente
per la causa degli "innovatori", ma ben presto ne resta
deluso. Interviene anche nelle dispute pubbliche fra
credenti e atei, dispute che verranno in seguito proibite
quando il regime si accorgerà che gli atei non sono
in grado di sostenere la "dialettica" dei credenti. L'ultima
disputa sostenuta da Kuznecov risale al 3 gennaio 1928:
riporta la vittoria e si guadagna la deportazione ad
Alma-Ata (Kazachstan), dove muore il 5 gennaio 1930. |