RACCOLTA SAMIZDAT

samizdatrussoLa circolazione clandestina di testi era una forma spontanea di comunicazione che già esisteva frammentariamente sin dai primi anni dopo la rivoluzione. Ma tra la fine degli anni ‘50 e i primi anni ‘60 questo fenomeno spontaneo fece un salto qualitativo e si trasformò di colpo da processo selvaggio in una sorta di istituzione alternativa. Fu il principale «strumento» che il nascente dissenso si diede per poter vivere e comunicare. In russo si chiamò samizdat ossia «edito in proprio» e qualificò a tal punto l’intero movimento che spesso è ritenuto sinonimo dello stesso termine «dissenso». Infatti, come fenomeno di comunicazione di massa e strumento fondamentale per promuovere l’autocoscienza della società il samizdat sovietico è stato un fenomeno del tutto originale, unico nel suo genere.
Riprodurre in proprio (a mano o con la macchina da scrivere, più raramente col ciclostile) dei testi che la censura di Stato non avrebbe mai fatto passare non era un’attività che riguardasse soltanto la letteratura, anzi, nel samizdat confluirono sin dall’inizio documenti d’ogni genere, materiali segreti, proteste e appelli, versi, interi romanzi, saggi filosofici o altro (molti testi religiosi, preghiere o scritti spirituali erano circolati diffusamente già negli anni ‘30). Ma alla fine degli anni ‘50 l’uso di riprodurre in proprio i testi e di diffonderli assunse una consapevolezza precisa e si diffuse a macchia d’olio.
Il meccanismo era semplice: l’autore scriveva il testo facendo alcune copie con la carta carbone, poi lo distribuiva agli amici; se questi lo ritenevano interessante lo ricopiavano a loro volta distribuendolo ad altri; e così con una catena infinita che raggiungeva gli angoli più remoti del paese. Nonostante l’assoluta mancanza di guadagni e gli evidenti rischi, al samizdat non mancarono mai autori interessanti e diffusori pieni di abnegazione. Grazie al fatto di richiedere degli strumenti tecnici semplicissimi era l’unico mezzo praticabile in URSS per aggirare il monopolio statale sulla circolazione delle idee e delle informazioni. L’interesse dei lettori-editori era talmente alto, che questi erano pronti a sacrificare tempo, energie e persino ad affrontare il rigore della legge.

«Improvvisamente nacque il samizdat.

Nessuno sa come sia incominciato, nessuno sa come funzioni, eppure c’è,

esiste e risponde alle reali esigenze del lettore.

Alla fine c’è sempre qualcuno che ritorna in sé e si scuote di dosso la maledizione del letargo»

(N. Mandel’štam)

Già nei primi anni ‘60 Mosca e Leningrado erano invase da testi del samizdat, soprattutto poetico. Il fenomeno non incominciò in un unico punto dell’Unione Sovietica ma in tanti punti contemporaneamente, ognuno all’insaputa degli altri, in ambienti diversi e per esigenze diverse. Per la sua stessa natura, il samizdat è stato un fenomeno «di base» assolutamente spontaneo, trasversale a tutti i gruppi sociali e a tutte le categorie d’età. Ciò dimostra fra l’altro che dai primi anni ‘60 esisteva già una certa attività sotterranea, che esistevano numerosi raggruppamenti così determinati da avere propri autori e un proprio samizdat. Solo col maturare dei tempi tutti questi rivoli si sarebbero uniti in un unico grande fiume, tanto che secondo gli esperti negli anni ‘80 le riviste che circolavano nel samizdat erano almeno 150.

Presso la Fondazione Russia Cristiana sono conservati oltre 800 documenti del samizdat provenienti dall’Unione Sovietica, di cui molti originali.

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